Le differenze quotidiane E' vero, «Dov'è la vittoria» ?

Come non prendere in rassegna le prime pagine del giorno dopo la morte di Gheddafi?

L’evento principe di questi giorni, che occupa e occuperà le principali testate per la sua rilevanza mediatica e storica, merita di essere analizzato dalla nostra rubrica.

Attraverso la nostra comparazione vediamo come viene affrontata la vicenda dai diversi giornali.

 

Il Manifesto

Novità di questa settimana al posto del solito Fatto, il Manifesto, quotidiano comunista, titola con un provocatorio “Dov’è la vittoria” sovrastante la cruenta foto che mostra il corpo ormai senza vita dell’ex colonnello. Solo le prime due pagine sono destinate alla fine del regno di Gheddafi, e in queste si può facilmente scorgere il sospetto che ancora aleggia attorno alla vicenda. Si parla infatti di giallo, in quanto non sono ancora chiare le dinamiche che hanno portato alla morte del Raìs, tra voci infondate e gare ad aggiudicarsi “la preda”. Già da pagina 4 si parla di manifestazioni interne e note questioni politiche.

 

La Repubblica

Sembra avere le idee molto più chiare, invece, il quotidiano di Ezio Mauro, che impiega le prime tredici pagine per raccontare ogni minimo dettaglio dell’operazione, dalle ultime parole del Raìs prima di morire, alle scene di festa dopo l’uccisione, senza tralasciare il discorso di Obama che annuncia la fine prossima della missione Nato. Interessante l’articolo in cui si mettono a confronto le parole di elogio nei confronti di Gheddafi da parte dei nostri politici, risalenti a nemmeno un anno fa, con le frasi odierne di tutt’altro avviso. Una su tutte: “Sic transit gloria mundi”, pronunciata da Berlusconi dopo la morte del dittatore. In seguito viene affrontata la questione della nomina a sorpresa di Visco a governatore di Bankitalia.

 

Il Corriere della Sera

Anche il Corriere dedica moltissimo spazio alla fine del regime. Attraverso numerose fotografie si racconta la vicenda, tra testimonianze e interrogativi, parlando anche della storia del tiranno, che ha governato per oltre quarant’anni, anche grazie all’appoggio dei leader occidentali che adesso non piangono di certo la cruda fine del dittatore. Molto spazio viene dedicato infatti alle troppe amicizie che il Raìs aveva in Italia, non mancando di citare la riflessione latina del nostro premier.

 

Avvenire

New entry della settimana, il quotidiano vicino al Vaticano, si mostra molto cauto di fronte all’evento e parla di “guerra finita”, ma anche di “pace da fare”. Utilizzando immagini meno forti, l’Avvenire concede molto spazio alle testimonianze dei ribelli, che adesso si dicono finalmente liberi e paghi dopo tutte le sofferenze di questi mesi. Un interessante articolo a pagina 3 racconta la guerra in numeri, contando più di ventiseimila raid della Nato su otto città libiche. Anche qui vengono riportate le parole di Berlusconi e, più importante, i propositi della comunità internazionale per il dopo Raìs.

 

Il Giornale

Contro corrente il quotidiano di Sallusti, che titola “Vincono i peggiori”. Quasi di commiato le parole sulla fine di Gheddafi, e decisamente polemiche quelle sull’operato della comunità internazionale. Si parla infatti di Obama e Sarkozy pronti a prendersi il merito dell’operazione, e anche dell’ipocrisia della Nato, accusata di aver consapevolmente oltrepassato le direttive del mandato dell’Onu. Si tratta anche dei rischiosi scenari che si possono profilare dopo l’evento, con i fanatici di Allah pronti a conquistare il potere.

 

È necessario ricordare che i giornali si sono occupati tutti (chi più chi meno) anche di altri importanti fatti come la nomina di Visco e l’approvazione da parte della Grecia dei tagli imposti dall’Ue. Tagli che invece non sono stati affatto accettati dalla popolazione, ancora riversa sulle piazze di Atene.

Quello che i giornali hanno affrontato in modo forse troppo sbrigativo è stato il fatto che con l’uccisione del Raìs, vengono messi a tacere tutti i segreti che egli portava con sé. Si è evitato così un processo giusto e soprattutto scomodo per le grandi potenze occidentali. Tutto questo viene detto da Emma Bonino, in un trafiletto della Repubblica. Lo spazio dedicato all’intervista è veramente ridotto, ma il contenuto basta per decretare il quotidiano di Mauro ancora una volta giornale della settimana.

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