Ammettiamolo, questa rubrica non è partita con i favori del meteo: le prime due partite caratterizzate da caldo atroce, le altre due da acqua a secchiate. C’è da dire, di contro, che ci si è divertiti in un modo o nell’altro.
Dopo due settimane, si torna al Massimino. Tutto esaurito, ad eccezione del settore ospiti che conta poche centinaia di interisti, la maggior parte siciliani. Il nubifragio di questi due giorni non tende a diminuire e a guadagnarne è certamente il venditore di mantelline che “a 2 euru o cuppu si fici a junnata!”.
Il campo è coperto dai teloni, decine di ragazzi (pare tifosi della curva Sud) li tolgono lentamente; ad osservarli sono le migliaia di spettatori già entrate allo stadio ed assiepate tra i due anelli, al riparo dall’acqua.
Cattura l’attenzione un gruppetto di americani (probabilmente di Sigonella) i quali, non curanti del meteo e del trionfo d’ombrelli tutt’intorno, sfoggiano dei bei bermuda tipicamente estivi. Tra gli “stranieri” anche un tifoso che con uno striscione conferma il suo amore per i colori rossazzurri: “Son venuto sin dalla Germania per vedere giocare il mio Catania”.
All’ingresso in campo delle squadre si innalzano puntuali i cori e i fumogeni delle due curve, qualcuno prova anche a lanciare un po’ di “curiannula” che però, appesantita dalla pioggia, ha un volo molto breve. Nel settore ospiti piccola coreografia con bandierine nere e azzurre.
Inizia l’incontro, il Catania parte bene ma al 5’ Cambiasso ammutolisce lo stadio. “Sempri iddu iè, stu tignusu!”; “Mpare chi vo’ riri? macari iù c’haiu a tigna, talìa!”. Almeno ci si ride su… il bello del tifo etneo!
Alcune decisioni dell’arbitro Orsato fanno mugugnare gli spalti; la squadra corre, ma la partita non gira. Si va all’intervallo, con tante perplessità.
Si scalda Lopez, l’escluso di lusso delle ultime partite. L’ambiente si accende, la “Maxi zone” (da uno striscione della curva Sud) incita il proprio beniamino. Che però non entra subito, perché tornano in campo gli stessi 11. In tribuna ci si rianima, la pioggia fa una pausa, giusto il tempo per muoversi al ritmo di “chi non salta interista è”, simbolo di una rivalità repentinamente esplosa negli ultimi due anni con la tifoseria meneghina.
Pronti via, la gara viene stravolta: una bella progressione di Bergessio libera al tiro Almiron. Destro a giro fantastico, il Cibali esplode ancor prima che la palla scrolli l’acqua dalla rete.
Pochi giri di lancette e arriva il raddoppio: Bergessio viene steso in area da Castellazzi, calcio di rigore. In realtà la decisione dell’arbitro è un po’ dubbia e qualcuno ricorre all’aiuto da casa (telefonata al fratello o al cugino che guarda la partita in tv), che conferma la generosità del penalty. “Piedino d’oro” Ciccio Lodi non fallisce: tripudio al Massimino.
La partita diventa elettrizzante; in campo giganteggia uno stupefacente Mariano Izco (capitano di giornata), che in un’azione mette a sedere Nagatomo con una finta e subito dopo lo ridicolizza con un tunnel che infiamma gli spalti. Ogni sua ripartenza è scandita dal pubblico: “Pattìu, pattìu, pattìu!”.
Il Catania fallisce diverse occasioni per chiudere definitivamente il match, ma dietro non corre quasi mai pericoli. Al triplice fischio è festa: battuta l’Inter, nuovamente in rimonta, nuovamente in anticipo serale, nuovamente sotto una pioggia tanto fitta quanto indimenticabile.
Questa squadra sembra aver superato il periodo di rodaggio. “Learning to fly” recita uno striscione nella Sud: oggi si è volato davvero. Appuntamento a sabato 29 per la sfida contro il Napoli di Mazzarri.
