La città in cui tutto diventa "speciale"…

DiEmanuele Rizzo

Set 30, 2011

A Catania, ultimamente, si tende ad enfatizzare ogni evento e soprattutto ogni intervento. Ricordo, anni fa, l’inaugurazione del marciapiede di fronte l’ospedale Garibaldi, in piazza S. Maria di Gesù, celebrato come se pavimentare trenta metri fosse un grande risultato per l’amministrazione comunale. Così come, in tempi più recenti,  il grande rilievo dato alla pianificazione necessaria per asfaltare, di notte, alcune strade cittadine.

Stanotte si “ingabbierà” il ponte del Tondo Gioeni, la cui diatriba va avanti da anni ed anni. Doveva essere abbattuto pochi mesi dopo quello di Ognina, poi tra lungaggini burocratiche, sondaggi, contro sondaggi, esami e controlli, è stato dichiarato dapprima “pericolosissimo” a causa dell’instabilità (dunque da demolire subito perché rappresenta un rischio, soprattutto in caso di terremoto), poi soltanto “da mettere in sicurezza”.

In tutto questo arco di tempo si sono succeduti piani di traffico “speciali” per l’abbattimento del ponte (la scorsa estate, ma anche in passato; poi non se ne fece nulla); controlli “speciali” da parte degli organi preposti e dei tecnici addetti; progetti “speciali” (ricordiamo la megarotonda progettata nello stesso periodo di quella di Ognina).

Per stanotte, come si legge testualmente nel comunicato stampa del Comune (ripreso dalle maggiori testate locali), sono previsti “particolari accorgimenti” per il traffico urbano per permettere di “effettuare i carotaggi d’indagine geognostica“ sul Ponte Gioeni; sarà inoltre utilizzato un “particolare cestello mobile” per i lavori di indagine e consolidamento della struttura.

Fermo restando che quel punto è nevralgico per il traffico dell’intera città, una metropoli come Catania dovrebbe eseguire certi interventi con frequenza di routine. Qui, invece, tutto è speciale, tutto è particolare, tutto deve cadere nella straordinarietà, dev’essere un “grande intervento” per la città.

È giunto il momento di smetterla di enfatizzare ogni azione dell’amministrazione, magari utilizzando il tempo impiegato per i proclami in altri interventi utili alla città, anche se meno evidenti e irrilevanti politicamente.