La delocalizzazione dei call center

DiComunicati

Mag 10, 2009

Vodafone, Wind, Telecom Italia, H3G, Sky: sono tutte grandi aziende che affidano le loro relazioni con i clienti a call center.

Con il passare del tempo, tutte hanno cercato di puntare alla riduzione dei costi più che alla qualità del servizio. Ad esempio, chiamando il servizio clienti del gestore telefonico “3 Italia” (133, servizio a pagamento), spesso rispondono degli operatori stranieri che non possono dare assistenza professionale perché… non conoscono la lingua italiana.

Ecco un comunicato del sindacato Slc-Cgil che fa tremare tutti lavoratori italiani precari e non che rischiano il loro posto di lavoro se i grandi gestori continueranno a creare call center all’estero.

In queste settimane, alcune grandi aziende di tlc e media stanno accelerando un processo di delocalizzazione delle attività in Paesi con minori salari e diritti, mettendo a rischio migliaia posti di lavoro. In particolare Telecom Italia, Vodafone, Wind, H3G e Sky stanno in questi mesi riducendo le attività nel nostro Paese, affidando servizi di customer care e di back office ad aziende in Romania, Albania e Tunisia, con gravi rischi occupazionali e con una qualità offerta ai consumatori enormemente inferiore. Il fatto già in sé grave, diviene oggi drammatico in un momento di difficoltà del Paese e con decine di imprese di call center in Italia che hanno scommesso su una competizione basata sulla qualità e non sulla gara a chi paga di meno i lavoratori o con meno tutele.

Proprio per questo il sindacato cercherà l’aiuto delle altre sigle Cisl e Uil per chiedere una trattativa con il Ministero del Lavoro e del Ministero delle Attività Produttive. La richiesta del sindacato è quella di condividere una ‘moratoria’ in materia di licenziamenti e di delocalizzazioni di attività oggi lavorate in Italia.

Se il governo non interviene, l’Italia crollerà in un’altra crisi perchè il mercato globale può avere anche degli aspetti negativi.

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Redazione di Corridoio