Succede in India. E da noi?

DiRoberto Quartarone

Set 3, 2007

Un articolo ripreso dal sito nazionale slowfood.it – che riporto in calce a queste righe – riferisce della vicenda di alcuni centri commerciali costretti a chiudere a furor di popolo in India. Pur essendo la situazione dalle nostre parti leggermente diversa, e in taluni casi ormai largamente compromessa, tuttavia questa notizia ci induce a riflettere se può esserci ancora una via di mezzo fra la globalizzazione sfrenata e le esigenze delle economie locali.Le autorizzazioni all’apertura di enormi strutture della grande distribuzione nel nostro territorio, che rischiano di passare sotto silenzio, proprio per le proporzioni e per l’impatto che avranno sulla città dovrebbero indurci a dare risposta ad alcuni quesiti.

Chi amministra i nostri comuni può declamare la rinascita dei centri storici mortificando la microeconomia che rende vivibile il centro delle città e trasferendo nelle periferie i poli di attrazione commerciale ? Chi amministra i nostri comuni può farsi paladino del rafforzamento della nostra economia e nello stesso tempo – in nome di una malintesa modernizzazione -consentire la colonizzazione selvaggia del nostro territorio a vantaggio di gruppi finanziari multinazionali che non reinvestiranno un solo centesimo dei loro profitti nelle economie locali ?

Anche noi consumatori, però, abbiamo le nostre responsabilità. I nostri comportamenti alimentari, infatti, non incidono soltanto sul nostro benessere, ma influenzano profondamente l’economia locale. Possiamo lamentare la crisi e la scomparsa delle produzioni locali e l’abbandono delle campagne se attraverso i cavalli di Troia della grande distribuzione siamo i primi a consumare frutta e ortaggi prodotti a migliaia di chilometri di distanza ?

I temi dell’ alimentazione di qualità e della promozione delle produzioni locali che Slow Food Lentini ha sposato da diversi anni e le iniziative che abbiamo adottato per rendere concreti questi temi ci autorizzano a sollecitare un dibattito pubblico su questo argomento, al quale la nostra associazione è pronta a dare il proprio contributo.

Attendiamo suggerimenti e proposte

Salvatore Giuffrida
Slow Food Lentini

Ecco l’articolo:

Guerra contro i supermercati: distruggono l’economia dei poveri
29/08/2007 – Sloweb

Violente proteste, scontri con la polizia, appelli ai governi locali: è iniziata così l’inaugurazione di decine di nuovi centri commerciali della Reliance Retail, costretti a chiudere dopo poche ore nel West Bengal e nell’Uttar Pradesh a causa delle proteste della popolazione locale, che teme che questo tipo di negozi possa distruggere nel giro di un anno l’economia agricola interna e la piccola distribuzione.

L’apertura dei nuovi centri di commercio aveva ricevuto la benedizione del Partito comunista bengalese, ma si è dovuta scontrare con la protesta popolare riunita nel Blocco Avanti, organizzazione politica creata proprio per frenare l’avanzata di questi centri.

Lenin Raghuvanshi, direttore della Commissione popolare di vigilanza sui diritti umani e vincitore nel 2007 del prestigioso premio Gwangju per il suo impegno sociale, spiega: «Negli Stati in cui sono stati aperti i centri, la popolazione vive di agricoltura e piccolo commercio. Questi giganti commerciali colpiscono direttamente la vita e la dignità dell’uomo comune». Infatti, «queste multinazionali riducono ai minimi termini il costo dei prodotti agricoli, perché hanno enormi risorse economiche e possono permettersi di decidere il prezzo d’acquisto. In questo modo, si creerà un monopolio del mercato e del flusso dei prezzi, che schiaccerà il piccolo produttore.

Questo porterà a due conseguenze: l’eliminazione dal circuito dei piccoli venditori e dei piccoli produttori, ma anche la perdita del potere d’acquisto dei compratori, che saranno sottomessi ai voleri del venditore, monopolista del mercato e dei suoi prezzi».

La microeconomia che attualmente caratterizza il circuito indiano è il mercato del popolo, dove il popolo è al centro e chi vende è in periferia. Quella dei grandi magazzini è invece un’economia anti-popolare, che distrugge lo stile di vita di migliaia di persone e non tiene conto di necessità e cambiamenti della società esterna, che dirige invece di servire.

Fonte: Asianews