Ad Aciplatani, frazione di Acireale, c'è la Sfilata storica dei Re Magi a Cavallo

Natale_cataniaLa “Sfilata storica dei Re Magi a cavallo”, si svolge ogni anno ad Aci Platani (frazione del Comune di Acireale in provincia di Catania), il 6 gennaio, festa dell’Epifania, con inizio alle ore 9.30. La manifestazione, nata alla fine degli anni ottanta, grazie all’Associazione Culturale Mons. A. Calabretta, che ne cura l’organizzazione, ha segnato, negli ultimi anni, una considerevole crescita, affermandosi come una delle più importanti manifestazioni natalizie presenti nel territorio acese. Approfondisci

"Non c'è Nord senza Sud", la questione meridionale è ancora attualissima

La “questione meridionale” è stata al centro della conferenza-dibattito tenutasi nell’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Politiche di via Gravina a Catania dal titolo “Dall’associazionismo alla società civile: dalle analisi alle proposte”, organizzata dal Lions Club, dal Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Catania, e dal Teatro Stabile Catania.

L’incontro è stato introdotto “in versi” dal regista Ezio Donato che ha duettato con l’attore catanese Pippo Pattavina, nei panni del principe di Salina, facendo entrare subito in argomento l’uditorio, con un appassionante brano tratto dal Gattopardo di Tomasi di Lampedusa.

Ad aprire i lavori è stato il direttore del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, Giuseppe Vecchio. La sociologa dell’Università di Catania Rita Palidda, ha coordinato e presentato i capisaldi su cui si fonda la nuova fatica letteraria “Non c’è Nord senza Sud. Perché la crescita dell’Italia si decide nel Mezzogiorno” del sociologo Carlo Trigilia, uno dei più attenti conoscitori del nostro Sud, docente di Sociologia economica nella Facoltà di Scienze politiche «Cesare Alfieri» dell’Università di Firenze, dove dirige il Centro europeo di studi sullo sviluppo locale e regionale.

Tra l’altro, proprio dalle articolate valutazioni contenute nel volume dell’accademico fiorentino hanno preso spunto la riflessione e il dibattito. Insieme a Trigilia hanno dato il loro contributo Lea D’Antone dell’Università La Sapienza di Roma e il direttore del Teatro Stabile di Catania, Giuseppe Dipasquale.

Le conclusioni sono state affidate ad Antonio Pogliese, Governatore del Distretto Lions.

«La soluzione della “questione meridionale” è in realtà prima di tutto etica e politica – ha sottolineato Carlo Trigilia – . Dopo il voto di domenica scorsa in Sicilia si apre una delicatissima fase di transizione, con delle speranze legate a forti potenzialità di un cambiamento di marcia, ma allo stesso tempo con dei significativi elementi di preoccupazione per un rischio di avvitamento della situazione, che potrebbe essere fatale. Per intenderci: la Sicilia di oggi, nei confronti del Paese, è nella medesima posizione dell’Italia, o peggio ancora della Grecia, un anno fa nei confronti dell’Europa».

«L’astensionismo prevedibile e previsto, ma non certamente in tale misura – ha proseguito Trigila –segnala la disaffezione e la distanza dei cittadini dalla politica. Sono poi emersi i dati che segnalano la fortissima perdita di voti dei partiti tradizionali, in valori assoluti e non guardando alle percentuali che possono essere ingannevoli. Il sistema nervoso della politica siciliana è andato in tilt, anche perché si sono ridotti i flussi di spesa della classe politica, che ha meno da “offrire” e contemporaneamente i cittadini hanno capito che c’è pochissimo da chiedere».

Secondo Trigilia, il punto è che si dovrà completamente cambiare l’atteggiamento di questi ultimi anni riferendosi al clientelismo ed all’inefficienza di chi «Creava i problemi e poi li scaricava, con sterili piagnistei, verso una presunta insensibilità del governo centrale. Su basi nuove, dopo una chiara radiografia dei conti e con un preciso piano di sviluppo sostenibile e misurabile, ritengo che ci si possa sedere al tavolo col governo attuale» .

L’accademico toscano lanciato un ammonimento: «Non avremo una crescita solida e un’Italia più civile se nel Mezzogiorno non si avvierà uno sviluppo capace di auto sostenersi. La scarsa cultura civica, quel familismo amorale che proprio al Sud è stato “scoperto”, non è soltanto il retaggio di una storia remota, ma anche il frutto di ieri e di oggi, lasciato marcire dalla politica locale tollerata dal centro. Il problema del mancato sviluppo del Sud non è economico e non dipende dalla carenza di aiuti, bensì dall’incapacità della classe politica locale di creare beni e servizi collettivi, incapacità anch’essa tollerata dal centro per ragioni di consenso. A ciò si aggiunge la mancanza o incongruenza di politiche attive che spingano le classi dirigenti a valorizzare il patrimonio di risorse locali: dai beni culturali e ambientali ai saperi radicati nell’università, dall’agricoltura alle vocazioni manifatturiere».

L’attuale, difficilissima congiuntura non consente perciò di sottrarsi a un interrogativo: chiedersi perché non abbiamo saputo impedire il mancato sviluppo del Mezzogiorno. In questa visione, Trigilia sconsiglia di lasciarsi sedurre da una visione salvifica del federalismo o da un malinteso senso dell’autonomismo. Ma invita piuttosto a porre misure e vincoli severi contro l’uso clientelare della spesa e delle politiche locali, prevedendo un controllo vigile dello Stato centrale e dell’Unione europea.

«Se non c’è Nord senza Sud, se il ritardo che quest’ultimo accusa minaccia anche il Settentrione, occorre puntare sullo spirito unitario – ha concluso Trigilia – per guarire la più antica delle nostre piaghe: il dualismo. Nonostante la questione meridionale si trascini da un secolo e mezzo e l’Italia unita abbia ottenuto un ruolo di spicco tra le potenze mondiali, l’unità nazionale non è ancora riuscita ad azzerare la forte diversità territoriale, che fin dai primi passi ne ha condizionato il percorso. Ed è innegabile che il confine “interno”, vistoso già nel 1861, ostacola ancora pesantemente l’Italia e gli italiani. Oggi alle prese con una crisi epocale che, all’inizio del Terzo Millennio, chiama a raccolta l’intera società civile, alla ricerca di stimoli e soluzioni che possono trovare fertile terreno proprio nelle più benemerite tra le forme associative».

Una nuova economia è possibile: alla scoperta di Sicanex

La crisi economica che l’intera Europa sta vivendo in questi anni deve necessariamente portare ad una profonda riflessione sulla gestione dei mercati finanziari e sull’andamento dell’economia locale. Pochi lo sanno, ma in più parti del continente si stanno sperimentando nuove forme di economia, legate alla creazione di monete complementari all’interno di circuiti commerciali.

Una delle realtà più interessanti è nata proprio in Sicilia: il suo nome è Sicanex e per comprendere come funziona abbiamo incontrato l’ideatore di questo sistema, Andrea Seminara.

Che cos’è Sicanex e a cosa è ispirato?

«Sicanex è un circuito di credito commerciale, all’interno del quale aziende e professionisti si associano per scambiare beni e servizi tramite una moneta complementare, il “Sicanex” appunto. È stato lanciato nel maggio di quest’anno ed è pienamente operativo da settembre. L’ispirazione è nata da alcune esperienze già consolidate, quali il Wir in Svizzera, che dal 1934 è un sistema indipendente di valuta complementare al franco svizzero ed oggi conta oltre 60.000 imprese; il Res in Belgio; e soprattutto Sardex, nato tre anni fa in Sardegna e con cui siamo partner».

Come funziona in concreto?

«Nessun’azienda lavora al 100% delle potenzialità, vi sono tempi morti, prodotti non smerciati. Si tratta di un potenziale che l’impresa non riesce ad immettere sul mercato tradizionale e che comporta comunque delle spese; ciò che proponiamo è di mettere a disposizione del circuito tali beni e servizi, in modo da scambiarli con quelli di altre aziende. I beni vengono pagati con moneta virtuale, il Sicanex (1 Sicanex = 1 euro), che in pratica sono crediti che vengono acquisiti dall’azienda venditrice, la quale a sua volta potrà spenderli nell’acquisto di materie prime o altri prodotti da altre aziende del circuito».

Può farci un esempio?

«Se un ristorante non riesce a riempire tutti i tavoli, paga comunque i costi legati ad elettricità, pulizia, ecc.; pertanto ha tutto l’interesse a riempire tali tavoli, mettendoli a disposizione delle altre imprese del circuito, guadagnando moneta Sicanex che potrà riutilizzare per l’acquisto di altri beni (come alimenti, tovaglie) da altre aziende associate. Peraltro pagare un bene con i proventi di una vendita aggiuntiva comporta un innegabile vantaggio poiché tale acquisto lo si effettua al solo costo marginale. Si tratta, insomma, della possibilità per le imprese di farsi credito, riducendo la propria esposizione bancaria e sostenendosi reciprocamente, all’interno di un sistema ad interessi o per un anno (è questo il tempo che si ha per rientrare da un eventuale debito nei confronti del circuito). Il tutto, ovviamente, tenuto insieme da un intenso rapporto fiduciario. Il guadagno, in pratica, è un risparmio!».

Qual è il volume dei traffici commerciali di ciascuna azienda?

«Il volume commerciale varia da azienda ad azienda: c’è chi vuole aumentare il suo fatturato del 5%, chi del 7%. Ovviamente più si è attivi, maggiore è la flessibilità fiduciaria nella concessione del massimale di scoperto. È importante sottolineare che non si tratta di un sistema sostitutivo a quello tradizionale, ma di una moneta complementare all’euro, che aggiunge volumi di scambi commerciali a quelli che ciascuna azienda realizza esternamente al circuito».

Quali sono i vantaggi per chi entra a far parte di Sicanex?

«Innanzitutto, come detto, la possibilità di accedere ad affidamenti a tasso 0: per ripagare gli acquisti bisognerà effettuare vendite per lo stesso importo entro un anno. Inoltre si immettono sul mercato scorte di prodotti che sarebbero invendute. Ciascuna azienda, tra l’altro, acquisisce visibilità, viene favorita nel marketing ed entra in contatto con le altre imprese. Infine, il progetto è territoriale, dunque la ricchezza rimane in Sicilia: questo comporta un’economia a km 0 che può sollecitare incredibilmente l’intero sistema commerciale locale».

Qual è il ruolo degli addetti del circuito in questo sistema?

«Il nostro ruolo – spiegano Antonio Brogna e Davide Di Paola, due dei responsabili del circuito – è innanzitutto quello di coadiuvare e mettere in contatto le aziende: siamo degli intermediari, dei broker, che ascoltano le richieste delle aziende e forniscono assistenza nell’uso degli strumenti e preventivi selezionati all’interno del circuito. Oltre a controllare ogni scambio interno, l’attività è anche quella di analizzare attentamente e scrupolosamente le richieste di adesione, con controlli capillari al fine di valutare le credenziali di ogni azienda e l’appetibilità per il circuito, in modo da garantire il rapporto fiduciario».

Come fa il circuito a difendersi da speculazioni ed interessi malavitosi?

«La mafia e la criminalità organizzata hanno poco interesse ad agire nel circuito, per la mancanza di denaro liquido. In ogni caso il circuito è caratterizzato da assoluta trasparenza ed è in partnership con le associazioni antiracket come Asaec o Addiopizzo. La minaccia delle speculazioni è fronteggiata dalla selezione scrupolosa delle aziende al momento dell’ingresso ed inoltre ogni movimento finanziario è tracciato: Sicanex, in tal senso, è un ostacolo al mercato nero, anzi ne è il nemico numero uno».

Chi fa parte in questo momento di Sicanex?

«Ad oggi le aziende iscritte ed operative, cioè dotate di un conto all’interno del circuito, sono circa 40; vi sono officine, agenzie viaggio, agenzie di comunicazione, imprese di trasporti, ristoranti, avvocati, commercialisti, produttori di materie prime, impiantisti. Inoltre abbiamo al vaglio un centinaio di richieste di adesione».

Come si conoscono tra loro le imprese e come possono essere conosciute all’esterno?

«All’interno del circuito vengono organizzati periodicamente meeting ed incontri, in cui le aziende si conoscono, generando nuovi affari, anche se normalmente operano online attraverso il sistema transazionale a loro dedicato; all’esterno, per ragioni di sicurezza, al momento non è conoscibile la lista delle imprese, ma a breve, in occasione di un’agorà pubblica, anche il mondo esterno potrà toccare con mano la realtà di Sicanex e delle loro aziende».

Appunti di fine estate: verso un autunno difficile

La stagione estiva, malgrado la morsa del caldo non accenni ad allentare, si avvia alla conclusione. Si torna a lavoro, sui banchi di scuola, tra i libri universitari o alla ricerca di un lavoro. Insomma, si torna a faticare – e c’è chi non ha mai smesso in questi mesi!

L’estate ha distorto l’attenzione dai tanti problemi quotidiani: le vacanze, le Olimpiadi e tante altre distrazioni mediatiche e non, hanno deviato dalle immense difficoltà cui il nostro Paese deve fronteggiare. È vero che il grande Sandro Pertini, all’indomani della vittoria dei mondiali di calcio dell’ ’82, rammentava che sia giusto festeggiare e dedicarsi a momenti di felicità (come quelli procurati dagli uomini di Bearzot),  dimenticando per un po’ i problemi di tutti i giorni; ma è altrettanto vero che il ritorno alla routine dopo un periodo di pausa può risultare, soprattutto di questi tempi, drammatico.

Ci aspetta un autunno difficile, impervio. Giusto per ricordarcelo, ieri il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, ha lanciato un grido d’allarme, prevedendo che nei prossimi mesi si perderanno 1.000 posti di lavoro al giorno.

Ci si avvia verso il 2013, senza che sia chiaro chi si candiderà alle elezioni primaverili e con Napolitano che spinge per un Monti-bis, con il diretto interessato che sembra tutt’altro che persuaso. Da destra a sinistra, poi, è un susseguirsi di incoerenze e litigi. Persino i grillini sembra stiano vivendo giorni di crisi!

La Sicilia, poi, vive nel caos più totale. Economia ridotta all’osso e politica sempre più avvolta dalle nebbie dell’incertezza fanno da cornice ad una situazione di assoluta incapacità di agire seriamente per il futuro dell’isola. A tal proposito, giusto una chicca: il 5 novembre l’aeroporto Fontanarossa chiuderà per un mese per lavori straordinari di manutenzione della pista; e pazienza che ancora oggi non si abbia idea di dove e come deviare l’immenso traffico aereo dell’aerostazione catanese, visto che Sigonella non ha dato la propria disponibilità, che Comiso è e resterà (salvo miracoli) chiuso e che Palermo e Reggio Calabria sono logisticamente improponibili. E dire che, comunque, nelle prenotazioni di volo per quei giorni non si ragguaglino i passeggeri dei sicuri disagi.

Siamo pessimisti? Ma no! Siamo semplicemente tornati alla realtà, a contatto con le difficoltà giornaliere. Del resto, solo aprendo gli occhi, denunciando le difficoltà e organizzandosi per fronteggiarle, si riesce a fare qualcosa di costruttivo.

“Corridoio” torna a pieno regime, con una nuova veste, ma con l’immutata voglia di essere una voce d’interferenza nel panorama dell’informazione.