A Tremestieri le premiazioni del concorso nazionale di poesia "Natale"

Premio Natale poesia tremestieriQuanti “fiori” ci sarebbero da “cogliere” nel pieno della loro giovinezza che, talvolta, invece di essere “spensierata”, è, di contro, costellata di varie mancanze e colpevolezze più o meno gravi! L’arte, la poesia, la libera espressione di sé, di quel sé che spesso, a torto, viene rinchiuso nei meandri dell’uomo e fa fatica a rivelarsi nella sua totalità, possono contribuire a far “cogliere sull’orlo del precipizio” questi “fiori” che stentano ad adattarsi in un mondo complicato e difficile da interpretare.

Il Premio Nazionale di Poesia Natale di Tremestieri Etneo, ormai da 24 anni, è piena e genuina espressione di questo ed altri sentimenti, valori e stati d’animo che, soprattutto in occasione del Natale, si fanno più vivi e pressanti nell’animo umano.

Il Concorso, promosso e organizzato dalla Parrocchia S. Maria della Pace – Chiesa Madre di Tremestieri Etneo è nato per iniziativa del parroco Salvatore Consoli nel Natale 1989, pastore sempre attento alle esigenze della propria comunità parrocchiale, ed a lui venne dedicato dopo la sua morte avvenuta il 19 ottobre 1990.

Il Premio, in questi 24 anni, si è andato sempre più arricchendo, fino ad assumere rilevante importanza nel panorama culturale locale, ma anche nazionale, vista anche la larga eco che richiama numerose adesioni da svariate parti d’Italia.

La manifestazione ha ottenuto il patrocinio, solo per citarne alcuni, del Comune di Tremestieri Premio Natale poesia tremestieri_2Etneo, della Regione Sicilia, della Provincia Regionale di Catania, dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Catania, dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), del settimanale di attualità religiosa “Prospettive”, sono stati ospiti d’onore nelle vari edizioni personaggi quali Mariella Ledda, Rita Borsellino, Nuccio Fava, Pietro Barcellona, quest’anno Sarah Zappulla Muscarà, fanno parte del Comitato d’onore i più importanti personaggi ed autorità siciliane e della Provincia di Catania, oltre ad una fitta schiera di prelati, dottori e giornalisti.

Ma il vero fine e valore culturale del Premio Natale di Tremestieri non viene ridotto solo ad annoverare eminenti personaggi tra le sue fila, ma mira a raccogliere e valorizzare il pensiero e la poesia sui vari temi natalizi di autori di ogni lignaggio ed età che vogliano cimentarsi in tale nobile espressione artistica.

Il Concorso si avvale di ben otto sezioni che spaziano dal libro edito di poesia alla poesia sul Natale, ai temi pressanti e attuali della pace e della famiglia, del dono, a tema libero, una sezione dedicata ai giovani, poesia per le scuole di ogni ordine e grado, una sottosezione di grafica per le scuole elementari e medie, anche una sezione dedicata ai medici, sul tema “l’uomo e la malattia”, una sul giornalismo e una dedicata alla fotografia.

Il livello delle poesie e dei lavori presentati è davvero alto e ricco di significati e valori profondi e di ispirazione e schiettezza popolare ma che non scadono mai nel banale, anche e soprattutto se guardiamo le poesie in dialetto siciliano, come ad esempio “Chi nni sapiti , ddo cori di na matri”; “Discorsi di pupi (parra Ferraù)” e “…se così sta scritto…buon Natale”(simpatico esempio di dialetto della provincia di Enna).

Un plauso particolare va al segretario del Premio, Dott. Vincenzo caruso, che, fin dall’inizio, coadiuvato dall’operosa comunità parrocchiale tremestierese, ha preso a cuore e si è sempre occupato instancabilmente dell’organizzazione in toto del Concorso di Poesia proposto dall’allora parroco, Padre Consoli, il quale ha avuto la lungimiranza di credere in un progetto che rimanesse come un’eredità per tutta la comunità del paese etneo.

L’attuale parroco, Salvatore Scuderi, al quale si deve attribuire il merito di aver voluto mettere a disposizione e adibire la bellissima e artistica Chiesa dedicata alla Madonna della Pace per la cerimonia della premiazione che ha avuto luogo sabato 12 gennaio e di volerla trasformare, per una sera, in luogo di “sacra e sana cultura”, ha anche avuto il merito di avere creduto nel “Premio Natale-Città di Tremestieri Etneo” come “vetrina di contenuti spirituali, cristianamente ispirati e come pedagogo di vita interiore … valorizzando così la riflessione interiore come forma di pedagogia e punto di partenza per l’attenzione all’Uomo, al Cosmo e alla Vita”.

I contenuti dei lavori di fotografia, grafica e delle poesie premiate che sono state declamate dagli stessi autori hanno arricchito la bella serata di arte e cultura che ha visto la partecipazione di un numeroso ed attento pubblico che ha apprezzato l’iniziativa ed i lavori presentati.

In un mondo carente di ideali e valori che edificano l’Uomo nella sua totalità la poesia e l’arte possono proporsi come volano di rinascita artistica, culturale e sociale.

A Catania tutto il prestigio del concorso di belcanto "Vincenzo Bellini"

Si è conclusa a Catania la seconda edizione del Concorso Internazionale di Belcanto “Vincenzo Bellini”, diretto dal direttore d’orchestra Marco Guidarini ed organizzato insieme al Bellini Festival diretto da Enrico Castiglione, già ritenuto uno dei importanti concorsi lirici di “belcanto” nel mondo della lirica, mirato alla selezione delle migliori voci adatte per interpretare il repertorio belliniano.

La prima edizione si è tenuta in Francia, a Puteaux, nel dicembre 2010, ed ora, dopo due anni, la competizione approda nella città natale del compositore, a Catania, dove presso l’Auditorium Le Ciminiere l’8 Novembre si era già svolta la serata della “semi-finale” e sabato 10 novembre, sempre presso Le Ciminiere e sempre alle ore 20.30 ad ingresso gratuito, ha avuto luogo la serata finale.

Rinomato per la qualità delle selezioni ed il profilo della sua prima laureata (Pretty Yende, incoronata nel 2010 e poi primo premio nel 2011 al Concorso Operalia diretto da Placido Domingo, oggi una nuova stella della lirica internazionale), il Concorso viene programmato a conclusione della quarta edizione del Bellini Festival creato e diretto dal regista e scenografo italiano Enrico Castiglione. Un gemellaggio, dunque, tra il Festival Belliniano di Catania e il Concorso nato a Puteaux, la cittadina nei pressi di Parigi dovè morì Bellini, che chiude la programmazione in occasione dell’anniversario della nascita del celebre compositore di Norma e Puritani, nato il 3 novembre 1801.

Alla competizione, promossa dall’Associazione Musicarte di Parigi e dal Bellini Festival, possono essere ammessi vincitori di primi premi in altri concorsi internazionali. La  prestigiosa giuria, quest’anno, è stata costituita dal presidente Alain Lanceron, direttore della EMI e della Virgin Classics, dal soprano Léontina Vaduva, dal musicologo Vincenzo De Vivo, direttore dell’Accademia di Osimo, da Enrico Castiglione, direttore artistico del Bellini Festival, dal musicologo Domenico De Meo, da Stanislaw Kotlinski, sovrintendente del Centro Culturale del Duomo di Firenze e direttore del Dipartimento vocale dell’Università di Danzica, dal critico musicale Sergio Segalini, già direttore artistico di importanti festival ed enti lirici, e dal soprano Leontina Vaduva.

L’emozionante serata finale del Concorso, che prevedeva la proclamazione dei vincitori, si è svolta sabato 10 Novembre. Si è assistito ad una grande kermesse ed i candidati alla vittoria, dal curriculum già ricco di esperienze ed affermazioni, si sono cimentati in esecuzione piene di pathos e di palpitante emozione. Per accedere a tale prestigioso Concorso lirico dedicato al Cigno catanese, occorre che i giovani partecipanti si siano già distinti in altri concorsi: una regola altamente selettiva che permette di individuare elementi particolarmente maturi e qualificati. La severa selezione di base è garanzia di qualità, come conferma il livello dei vincitori della seconda edizione. Se la blasonata giuria presieduta da Alain Lanceron, direttore di Emi e Virgin Classic, ha deciso di non assegnare il primo premio, intatte restano le aspettative riposte sulla seconda classificata, il mezzosoprano palermitano Valeria Tornatore, e sul tenore francese Paul Glauger, premio per la migliore interpretazione francese.

“L’obiettivo del concorso – ha sottolineato Enrico Castiglione – è mirare alla scoperta e al lancio delle migliori voci destinate a diffondere, nel prossimo futuro, l’arte del Belcanto di cui Bellini è stato uno dei massimi rappresentanti. Lo conferma il profilo artistico della vincitrice della prima edizione che ha rivelato una nuova stella della lirica. Il soprano Pretty Yende, incoronata nel 2010 e poi primo premio nel 2011 al Concorso Operalia presieduto da Placido Domingo, è infatti richiesta nei maggiori teatri del mondo”.

Sulla stessa scia Marco Guidarini: “Il nostro è più ampiamente un progetto formativo che auspichiamo possa portare all’istituzione di un’accademia di perfezionamento per i giovani talenti che si sentono vocati al Belcanto in senso stretto: un repertorio irrinunciabile della cultura musicale, ma che per la sua difficoltà e carenza di interpreti tende ad essere trascurato dalla programmazione teatrale”. Basta dare uno sguardo ai cartelloni internazionali, dove i titoli di autori pur celebri dell’era del Belcanto, come Rossini, Donizetti e Bellini, scarseggiano di fronte alle successive produzioni verdiane e pucciniane. “L’individuazione e la formazione di cantanti altamente specializzati – ha specificato Alain Lanceron – è dunque fondamentale per l’esecuzione filologica e la diffusione in video e in disco di un raffinato retaggio. Perché soprattutto di raffinata vocalità vive il Belcanto, la cui valenza culturale è tale che il termine stesso è diventato in qualche modo sinonimo di melodramma e teatro d’opera”. Si rinnova così il gemellaggio tra il Festival Belliniano di Catania e il Concorso fondato nei luoghi parigini in cui il musicista concluse la sua breve esistenza e compose l’ultimo capolavoro, I Puritani. La kermesse ha chiuso l’ampia programmazione del quarto Bellini Festival, avviato in luglio e agosto a Taormina. La manifestazione è poi proseguita a Catania con la tranche settembrina e quella novembrina: la prima costruita intorno all’anniversario della scomparsa del musicista, la seconda intorno a quello della nascita, avvenuta appunto il 3 novembre 1801.

La Candelora d'Oro a Pietro Barcellona

Il Sindaco di Catania Raffaele Stancanelli d’intesa con il presidente del comitato dei festeggiamenti Agatini Luigi Maina, ha assegnato al professore Pietro Barcellona la Candelora d’oro per l’anno 2012.

Il prestigioso riconoscimento che il sindaco Stancanelli consegnerà all’insigne giurista catanese nella corte di Palazzo degli Elefanti il prossimo 2 febbraio alle ore 19,30, contestualmente all’accensione della lampada votiva a Sant’Agata, è motivata: “dalla sua lunga attività scientifica e saggistica in cui ha autorevolmente approfondito lo studio delle relazioni tra Diritto, Economia e Società per comprendere i fenomeni e i cambiamenti del nostro tempo, riferimento per intere classi dirigenti che si sono formate ai suoi insegnamenti”.

Il professore Barcellona è stato titolare di cattedra nelle università di Catania, Palermo, Firenze e Roma e membro del Parlamento e del Consiglio Superiore della Magistratura, promovendo la crescita della cultura della legalità, dei diritti e del sapere sostenendo particolarmente la ricerca scientifica delle giovani generazioni.

“Come amministratore e come uomo politico – ha osservato Stancanelli – ho ritenuto, in piena sintonia con il commendatore Maina, che la figura del professore Barcellona cogliesse nel miglior modo il senso dell’assegnazione del riconoscimento della Candelora d’Oro a una personalità di particolare rilievo, vista l’ importante opera che egli ha svolto e continua a svolgere, nel segno della legalità per la crescita civile e culturale di Catania, della Sicilia e dell’Italia. Della lunga attività del professore Barcellona che svaria su più fronti –ha detto Stancanelli- abbiamo colto il significato più profondo, prescindendo da qualunque logica di appartenenza ideologica, perché riteniamo che sia la sostanza dei messaggi che ci vuole per avanzare culturalmente come città e come nazione”.

A margine della conferenza stampa con cui è stato designato il professore Barcellona per il riconoscimento della candelora 2012, il sindaco ha reso noto che raccogliendo il suggerimento del professore Barcellona, il Comune istituirà una borsa di studio biennale per sostenere la ricerca scientifica dei giovani catanesi.

Particolarmente soddisfatto il commendatore Maina, che nel 1998 istituì il riconoscimento della candelora d’oro:”Il professore Barcellona – ha commentato Maina – coglie appieno il senso anche religioso della Candelora d’Oro proprio per l’eccezionale livello culturale della sua figura di insigne giurista, filosofo e maestro di generazioni di studenti a cui ha insegnato il valore del rispetto della persona umana. Ma devo dire che negli ultimi anni questo riconoscimento, grazie anche alla sensibilità del sindaco Stancanelli, si va sempre più qualificando”

Prima del professore Pietro Barcellona, il sindaco Raffaele Stancanelli ha conferito la Candelora d’oro all’ex prefetto e attuale ministro dell’ Interno Annamaria Cancellieri, a suor Lucia Siragusa e a Pietrangelo Buttafuoco.

Nato a Catania nel 1936, Pietro Barcellona rappresenta una delle più originali figure di intellettuali della contemporaneità, riferimento per intere classi dirigenti che si sono formate ai suoi insegnamenti.

Docente di “Diritto Privato” e “Filosofia del Diritto” nelle Università di Catania, Palermo, Firenze e Roma, ha accompagnato l’attività accademica a un intenso impegno politico e culturale.

Vastissima la sua produzione scientifica testimoniata dagli oltre ottanta volumi dedicati alle relazioni tra Diritto, Società ed Economia, alla matrice Mediterranea della cultura occidentale, alle dinamiche della psiche e ai processi sociali dell’età globale indagati con spirito innovativo.

Nel 1976 diviene membro laico del Consiglio Superiore della Magistratura e tre anni più tardi anche parlamentare alla Camera dei Deputati, di cui fu membro fino al 1983.

Nel 1993 assume la presidenza del “Centro Studi e iniziative per la Riforma dello Stato”, associazione volta a stimolare il dibattito nazionale tra partiti, istituzioni e studiosi sul tema dei diritti, della legalità e delle riforme istituzionali in Italia.

L’impegno come giurista, docente universitario, filosofo ma anche come poeta, pittore e commentatore politico lo rende un promotore della crescita culturale della comunità catanese.

Direttore di numerose collane editoriali di rilievo nazionale, è promotore di proficui scambi scientifici ed intellettuali con i maggiori pensatori contemporanei: convegni internazionali, seminari, pubblicazioni di articoli su quotidiani ma anche corsi di Alta formazione come i “Dialoghi di Aragona”, luogo del suo più recente impegno orientato al sostegno delle nuove generazioni nella ricerca scientifica.

Gli eroi del Giglio. E quelli di Lampedusa?

La tragedia del Giglio ha attirato l’attenzione di tutto il mondo. L’affondamento di uno dei gioielli dell’ingegneria navale, in situazioni tanto drammatiche quanto spettacolari, è certamente una notizia che fa scalpore e le immagini di ciò che accade non possono che catturare l’interesse del pubblico.

Ma perché, in fondo, questa vicenda sta assumendo proporzioni così grandi nell’opinione pubblica ed all’interno dei notiziari italiani e non? La risposta, come sempre, non è facile da trovare; tuttavia l’intera situazione merita di essere analizzata e confrontata con altri eventi ed altri contesti.

Anzitutto, l’affondamento di una città galleggiante, simbolo dello sviluppo e del benessere economico del mondo occidentale, non può essere che essere messa in risalto: le immagini di questo gigante del mare adagiato su un lato ed il banale confronto con il Titanic (di cui Facebook e gli altri social network sono tempestati in questi giorni) sono probabilmente un boccone troppo ambìto dai media di tutto il mondo, al di là dei temi strettamente legati alla tragedia. E non può essere altrimenti, poiché l’attenzione rivolta a questo evento non ha paragoni rispetto alla tragedia che avviene periodicamente nel Canale di Sicilia e lungo le coste di Lampedusa: i morti ci sono – anzi sono incredibilmente più numerosi, ma non è il caso di entrare in competizione sulla quantità delle vittime –, così come il dramma vissuto dai superstiti. Anche i cittadini di Lampedusa si sono spesso prodigati per dare aiuto ai naufraghi, ma la loro generosità, di quando in quando riconosciuta e culminata con una proposta non ufficiale al Nobel per la pace, solo raramente è assurta agli onori della cronaca.

Cos’è allora che rende questi due eventi (anzi, un singolo evento ed un fenomeno ricorrente) tanto diversi e con tali differenze di trattamento? Ovviamente lo scoop, la notizia, il clamore: la morte di clandestini o di profughi di guerra forse non vale quanto la morte di un occidentale che si concede una vacanza. La storia delle vittime della Concordia sta riempiendo pagine e pagine di quotidiani, enfatizzando come per molti quel viaggio fosse il sogno di una vita; ma non è lo stesso per i migranti maghrebini? Non è anche quello un viaggio sognato e agognato, frutto dei sacrifici di una vita, anzi più rischioso e da cui dipende addirittura il proprio futuro (se non la propria esistenza)? Certo, morire per una vacanza è più assurdo che morire per scappare da una guerra. Ma allora è proprio questo il cuore della questione: non la casualità di un evento, ma l’assurdità di un contesto del genere messo a confronto con tante altre (ben più gravi) tragedie del mare; non solo la condanna di un comandante che più tempo passa più viene dipinto come uno sconsiderato, ma l’accusa ad una insensata e risaputa consuetudine – il cosiddetto “inchino” delle navi da crociera – che, in nome dello sfarzo (e della spocchia), mette a repentaglio la vita di migliaia di viaggiatori. Tuttavia, già si intuisce, la questione sarà presto sminuita e concentrata su un unico capro espiatorio.

La storia della Concordia, poi, è un modo per sviare i cittadini da notizie che, se date in altri contesti, avrebbero fatto mobilitare l’opinione pubblica e provocato molto più “rumore” di quanto non facciano in questo momento: avete visto l’homepage del sito di Repubblica? Draghi ha dichiarato che “la situazione dell’economia è gravissima”, ma la notizia – di enorme portata, visto che si tratta di un’allarmante dichiarazione del vertice dell’economia europea – è scivolata numerosi pixel più in basso (addirittura per poterla leggere bisognava scorrere la pagina, poiché l’intero schermo era occupato dalle notizie sulla nave). Persino l’imponente protesta in Sicilia – che finalmente è stata richiamata dai media nazionali, ma solo perché c’è scappato il ferito – è stata sminuita al punto tale da passare inosservata e sconosciuta ai più.

In conclusione, ci uniamo al dolore di quanti hanno perso i propri cari in questa immane tragedia, ma ci sentiamo di criticare aspramente e senza mezzi termini tutti coloro che strumentalizzino questo dramma, travisando il quadro generale dell’attualità per deviare ed ammansire l’opinione pubblica, da argomenti che la dovrebbero far urlare verso una storia che merita solo un rispettoso silenzio.

Dieci anni senza Maria Grazia

Si svolgeranno a Catania le giornate conclusive del Premio Internazionale di Giornalismo Maria Grazia Cutuli e una conferenza stampa di presentazione dell’evento è prevista per martedì 15 novembre 2011, alle ore 11,00 nel foyer del teatro Massimo “Vincenzo Bellini”.

Nel decennale della tragica scomparsa della giornalista catanese, giunge alla settima edizione il Premio Internazionale di Giornalismo Maria Grazia Cutuli, nato in onore della giornalista catanese e inviata del Corriere della Sera uccisa con altri tre colleghi in un agguato in Afghanistan, il 19 novembre del 2001.

Le giornate conclusive della manifestazione si svolgeranno a Catania il 18 e 19 novembre e la città, proprio per la ricorrenza dei dieci anni dalla morte di Maria Grazia, ha messo a disposizione uno dei suoi gioielli: il teatro Vincenzo Bellini.

Sarà il Foyer dello splendido edificio barocco, infatti, ad ospitare la conferenza stampa di presentazione dell’evento, martedì 15 novembre, alle ore 11,00.

Alla conferenza saranno presenti, oltre al sindaco di Catania, Raffaele Stancanelli e al presidente della Provincia regionale, Giuseppe Castiglione, anche il fratello di Maria Grazia, e Presidente della Fondazione, Mario Cutuli, Francesco Faranda, vice presidente Fondazione, i giornalisti Nino Milazzo, già vicedirettore del Corriere delle Sera e Alfio Sciacca, attuale collaboratore della testata milanese, il sindaco di Santa Venerina, Enrico Pappalardo e  il consulente artistico Guglielmo Ferro.

Il Teatro Bellini ospiterà, inoltre, la serata di sabato 19 novembre, nel corso della quale verranno consegati i premi ai vincitori, mentre le lezioni magistrali che i giornalisti vincitori delle sezioni Stampa estera e Stampa italiana terranno agli studenti provenienti da tutti gli atenei siciliani, si terranno il giorno precedente, venerdì 18 novembre, presso l’Auditorium della Facoltà di Lettere e Filosofia, al Monastero dei Benedettini.

I premiati del 2011

Quest’anno, il premio per la stampa estera è assegnato a Angela Rodicio, Corrispondente della televisione spagnola Tve; il premio perla stampa italiana è stato assegnato ai quattro giornalisti rapiti in Libia, Claudio Monici, dell’Avvenire, Domenico Quirico, della Stampa, Elisabetta Rosaspina e Giuseppe Sarcina, del Corriere della Sera; il premio al giornalista siciliano emergente è assegnato a Fabrizio Villa, fotogiornalista freelance.

Ad Emma Lupano, Andrea de Georgio e Clelia Passafiume sono assegnati rispettivamente i premi per la miglior tesi di dottorato, per la miglior tesi di laurea specialistica e per la miglior tesi di laurea triennale.

Il Premio

Nato nel 2005 ad opera della Rcs Quotidiani, della Provincia regionale di Catania e del Comune di SantaVenerina e in collaborazione con le quattro Università siciliane: Palermo, Catania, Messina, Enna, rappresenta oggi uno dei maggiori premi in Italia, tanto da aver ricevuto già negli anni scorsi l’Alto Patronato da parte della Presidenza della Repubblica, che lo ha inserito tra i massimi premi nazionali di giornalismo.

Nel 2008 è stato rilevato dalla Fondazione Maria Grazia Cutuli, che da allora lo organizza e lo gestisce in proprio.

Nato nel 2005 ad opera della Rcs Quotidiani, della Provincia regionale di Catania e delComune di SantaVenerina e in collaborazione con le quattro Università siciliane: Palermo, Catania, Messina, Enna, rappresenta oggi uno dei maggiori premi in Italia, tanto da aver ricevuto già negli anni scorsi l’Alto Patronato da parte della Presidenza della Repubblica, che lo ha inserito tra i massimi premi nazionali di giornalismo.

Nel 2008 è stato rilevato dalla Fondazione Maria Grazia Cutuli, che da allora lo organizza e lo gestisce in proprio.

Sei in tutto le sezioni in cui si articola: tre – stampa estera, stampa italiana e giornalisti siciliani emergenti – che premiano giornalisti “di frontiera” e altre tre che premiano tesi di laurea in materia di giornalismo – laurea triennale, laurea specialistica, dottorato.

Nelle passate edizioni sono stati premiati grandi giornalisti stranieri come la norvegese Asne Seierstad, la turca Elif Shafak, la russa Julia Latinina, l’israeliano Naum Barnea, l’americana Sylvia Poggioli, la francese Cécile Hennion. Gli italiani premiati sono stati Alessio Vinci (Cnn), Giovanna Botteri (Tg3), Maria Cuffaro (Tg3), Monica Maggioni (Tg1), Alberto Negri (Il Sole 24 Ore), Tiziana Prezzo (SkyTg24). Tra i siciliani emergenti ricordiamo Letizia Maniaci, Giuseppe La Venia e Carmelo Lopapa, Lirio Abate, Vincenzo Marannano, Sergio Taccone, Donata Calabrese.

Nelle tre sezioni dedicate alle tesi di laurea, inoltre, sono stati premiati o segnalati oltre 60 giovani dottori, molti dei quali hanno potuto effettuare uno stage-premio di due mesi nelle redazioni del Corriere della Sera.

La Fondazione

La Fondazione Maria Grazia Cutuli, Organizzazione non lucrativa di Utilità sociale è stata costituita nel marzo 2008 a Catania, città d’origine della giornalista tragicamente scomparsa nel 2001.

Soci “Fondatori Promotori” sono: la famiglia Cutuli, Rcs Quotidiani, Banca Nuova, Comune di Roma, Regione Siciliana, Provincia regionale di Catania, Confindustria Sicilia, Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e Federazione Nazionale della Stampa (Fnsi). Inoltre sono soci “Partecipanti” il Comune di Catania e il Comune di S. Venerina, il paese alle falde dell’Etna dove riposano le spoglie di Maria Grazia.

Presidente è Mario Cutuli, fratello di Maria Grazia, vicepresidente Francesco Faranda, ex segretario di redazione del Corriere della Sera. Il Comitato d’onore è presieduto dal Presidente emerito della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Ne fanno parte il Presidente emerito della Corte Costituzionale Francesco Paolo Casavola, il Presidente di Rcs Quotidiani, Piergaetano Marchetti, Walter Veltroni, Paolo Mieli e il Rettore dell’Università di Tor Vergata, Renato Lauro.

Tra le principali iniziative della Fondazione per il decennale della morte di Maria Grazia Cutuli, oltre alla settima edizione del “Premio Internazionale di Giornalismo Maria Grazia Cutuli”, il “Corso di perfezionamento in giornalismo per inviati in aree di crisi” realizzato con l’Università di Roma Tor Vergata, lo Stato Maggiore della Difesa, la Croce Rossa italiana e il ministero degli Esteri; tre convegni su “L’informazione domani” a Palermo, Roma e Milano e un seminario di giornalismo all’Università di Catania.

Inoltre la Fondazione ha realizzato una scuola per 600 bambini in Afghanistan, nella zona di Herat, inaugurata dal ministro della Difesa Ignazio La Russa lo scorso 4 aprile.

Curata dalla Fondazione anche la realizzazione di due libri: il primo, Maria Grazia Cutuli, edito da Ali&No Editrice e scritto da Cristiana Pumpo, ricco di testimonianze, lettere, scritti e riflessioni della stessa Maria Grazia, inediti e messi a disposizione dalla Fondazione, che sarà presentato in anteprima a Catania proprio in occasione del Premio internazionale di giornalismo; il secondo Dove la terra brucia (Rizzoli Lizard), un volume a fumetti sulla giornalista catanese, uscito lo scorso 26 ottobre, nel giorno del suo compleanno, e destinato prevalentemente alle scuole.

Un modo originale in cui Giuseppe Galeani e Paola Cannatella raccontano la storia personale della Cutuli e la sua passione per il lavoro di giornalista e di inviata speciale.