Notizia o Informazione ad Arte

Lo si sentiva vociferare da tempo, lo dicevano i lavoratori precari più lungimiranti ed osservatori della realtà, lo ha confermato ieri il presidente dell’INPS Antonio Mastrapasqua, in un convegno di Ania (Associazione Nazionale Imprese Assicuratrici) e Consumatori. Per essere precisi, il Mastrapasqua durante il convegno fa la battuta «se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale».

Eppure! Vuoi che le battute spesso hanno un fondo di verità, vuoi che i sindacati hanno da tempo calcolato una pensione da fame per gli attuali precari, l’affermazione (battuta) di Mastrapasqua dovrebbe far suonare un campanello d’allarme.

Eppure i sindacati hanno spesso detto che una minima pensione i precari l’avranno.

Eppure viene anche da chiedersi: ”Perché l’ Inps invierà la prossima settimana circa 4 milioni di lettere ai parasubordinati (precari), dopo quelle spedite a luglio ai lavoratori dipendenti, per spiegare come consultare on line la posizione previdenziale personale , visto che non sarà invece possibile per il lavoratore precario simulare sullo stesso sito dell’INPS quella che dovrebbe essere la sua pensione?” “Tale invio non può costituire sperpero di risorse?”

Il presidente dell’ Ania, Fabio Cerchiai ha chiesto a tal proposito un’ informazione completa, per rendere consapevoli i giovani della necessità di integrare la pensione pubblica.

Vien da pensare… se i precari debbano lottare per farsi riconoscere dall’INPS almeno la minima pensione o piuttosto se convenga ai precari farsi in quattro per guadagnare altri soldi ed uscirli a loro volta dalla saccoccia per pagare i premi assicurativi della pensione integrativa!?

Arduo dilemma!

"Invadiamo lo Stretto"

È l’iniziativa lanciata nei giorni scorsi dai precari della scuola agrigentina per sensibilizzare tutta l’Italia sul problema del licenziamento in massa posto in essere dal governo. I precari, non solo siciliani, si sono dati appuntamento per il 12 settembre alle ore 11 sotto l’italico stivale: docenti e personale ATA stanno aderendo numerosi all’iniziativa; addirittura si organizzano pullman  per raggiungere il luogo della protesta.

Tutte le forze sociali dell’Italia intera dovrebbero mobilitarsi, perché non si può più delegare ad altri il futuro della nostra scuola, della nostra vita, dei nostri figli.

Sono anche violate, tra l’altro, le leggi che impongono 2 metri quadrati per allievo e un massimo di 26 presenze in aula, professori compresi; invece, 7 classi su 10 nelle materne e superiori sforano questo numero infrangendo così le norme sulla sicurezza emanate nel 1992 (punto 5 del decreto ministeriale).

E purtroppo sui dirigenti scolastici ricadrà la responsabilità di una simile situazione e di eventuali malori causati dalla penuria di ossigeno che inevitabilmente si registrerà, soprattutto nelle classi con pochissimo spazio a disposizione degli alunni.

Noi di “Corridoio”, però, siamo sempre ottimisti e positivi; pertanto vi lasciamo con una bella nota a favore del ministro dell’istruzione: “Ma lo sapete quanto risparmierà il nostro Paese sul riscaldamento delle aule con un sovraffollamento così?”

Meditate, gente! Meditate!

Scuola italiana? No estero? Ahi, ahi, ahi, ahi!

Lavoratori, e non numeri di una graduatoria, gettati in strada senza nessuna remora. Si sta via via concretizzando così il licenziamento di massa più grande nella storia della “repubblica italiana”.

Tutto è cominciato con la finanziaria del 2009 (L.133/08), approvata dal consiglio dei ministri in mezz’ora, che ha previsto per l’istruzione in Italia tagli da 8miliardi che significano 85mila cattedre e 45mila posti ATA in meno (130.000): in media 43 mila posti di lavoro eliminati ogni anno fino al 2012.
Pertanto cosa accade?

  1. Aumento degli esuberi di ruolo (oltre 5mila) soprattutto nelle scuole del centro-sud.
  2. Licenziamenti e disoccupazione per migliaia di precari annuali (almeno 10mila).
  3. Riduzione dei finanziamenti alle scuole, che vantano dal ministero un miliardo di euro di arretrati.
  4. Taglio del 50% alla formazione e alle supplenze.
  5. Tagli al tempo pieno e al tempo scuola degli studenti.
  6. Minori risorse all’integrazione di alunni stranieri e handicappati.
  7. Blocco per un triennio del contratto nazionale, riduzione dei diritti contrattuali, rilegificazione.
  8. Ulteriore rinvio delle elezioni delle RSU (Rappresentanze Sindacali Unite) e loro probabile superamento.
  9. Inasprimento delle sanzioni disciplinari e dei rapporti gerarchici.

Il tutto in controtendenza a quanto sta avvenendo negli Stati Uniti o nella maggior parte dell’Europa, dove le risorse destinate all’istruzione, formazione e ricerca vengono aumentate e non tagliate, dove si investe per aiutare i rispettivi paesi ad uscire dalla crisi.

Domani, 1 settembre 2010, alle ore 10.00, a Campobasso, davanti alla Prefettura, i lavoratori della scuola si incateneranno in segno di protesta contro i tagli alla scuola pubblica.

Proseguono, dunque, in tutta Italia le iniziative di docenti e ATA che hanno perso o perderanno il proprio posto di lavoro e che lottano per un’istruzione pubblica di qualità.

Ieri mattina, a Firenze, studenti e docenti delle scuole serali si sono dati appuntamento davanti all’Ufficio Scolastico Provinciale per protestare contro i tagli all’organico previsti per quest’anno, in particolare contro la soppressione dei Centri Territoriali Permanenti (Ctp) di Bagno a Ripoli e Castelfiorentino, istituti statali in cui gli adulti potevano frequentare percorsi formativi e conseguire la licenza di scuola media.

Sembra quasi che le politiche sociali del governo Berlusconi, ed in particolare quelle che investono tutti i comparti pubblici della conoscenza (Scuola statale, Università e Ricerca), vadano nella direzione di un impoverimento e di uno smantellamento della Scuola e dell’Università pubblica!

Sembra quasi che una strana logica consideri questi settori come un puro onere finanziario ed un lusso che il nostro Paese non può sopportare!

Sembra quasi che si vada verso la cancellazione definitiva del ruolo che, secondo la Costituzione Italiana, l’istruzione e la ricerca statali possiedono in ordine alla crescita culturale di ogni cittadino come precondizione per la rimozione di tutti quegli ostacoli, anche di natura economica, per il raggiungimento di un’effettiva eguaglianza sociale, dei diritti e delle opportunità.

Strano! Un governo guidato da un uomo che ha dato lavoro a tanta gente quando faceva l’imprenditore, adesso che non fa più l’imprenditore ma il Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana toglie il lavoro a tanta gente; come una sorta di riequilibrio naturale nell’andare delle cose. Davvero strano!

Un governo che guarda e pensa alle generazioni più giovani, darebbe loro un futuro di precarietà permanente, sia per quanto riguarda la prospettiva di un lavoro stabile e dignitoso, che nell’esercizio dei diritti di cittadinanza e nei luoghi di lavoro?
Vada per i lavoratori della FIAT di Pomigliano e di Melfi (poiché la FIAT è ed è stata la più grande impresa privata italiana, aiutata molto spesso dal denaro pubblico delle tasse dei cittadini sì, ma pur sempre la più grande impresa privata italiana), che non sono impiegati pubblici, ma che anche il dipendente statale debba vivere un futuro di precarietà permanente è davvero strano!

Migliaia di lavoratori precari della conoscenza (docenti della Scuola e dell’Università, ATA, ricercatori e personale amministrativo) di punto in bianco, dopo anni di servizio prestato con contratti a tempo determinato, in prospettiva di una progressiva stabilizzazione del rapporto di lavoro, si ritrovano senza nessuna opportunità occupazionale. Sta accadendo, è vero!

Ma ciò che è sotto gli occhi di tutte le famiglie e sta accadendo, non può essere vero!

Chiesa Italiana… aiutaci tu! Per amore del prossimo tuo!

O forse… TV Italiana… aiutaci tu!

La rinascita del Cus/2: Giovanni Leonardi

Quest’anno compie 46 anni, ma Giovanni Leonardi non ha intenzione di ritirarsi: «Devo correre: con il mio fisico se non mi tenessi in allenamento avrei troppi acciacchi.» Il cestista catanese è una delle torri del campionato di Promozione, supera abbondantemente il metro e novanta e ora punta alla Serie D con la sua Futura Club. In passato, però, ha calcato anche i campi della Serie B1 con la maglia del Trapani.
Approfondisci

Quelli dello Jägermeister/2: Enzo Privitera

«Il “Mancino Terribile”: qualcuno mi chiamava così quando giocavo.» Questo è il ritratto di Enzo Privitera, ex playmaker e capitano di quello Jägermaister che, alla fine degli anni settanta, sfiorò in più occasioni la promozione in Serie B. «Il mio forte era il tiro, avevo una buona mano da lontano. Allora non c’era la linea da tre: posso assicurare che avrei segnato molti più punti se quella linea fosse stata introdotta prima!» Privitera fu una bandiera: arrivò al Gad a quindici anni e la lo lasciò dopo nove campionati, contribuendo alla rinascita di una società che era dovuta ripartire da zero per problemi economici.
Approfondisci