La voce degli spalti 2012 / 19 – Catania-Pescara 1-0 Festa di fine anno

Ultima giornata in casa e clima di festa al Massimino. Nell’anticipo serale della trentasettesima giornata arriva il già retrocesso Pescara. Pubblico delle grandi occasioni a far da cornice al saluto al Catania dei record, malgrado la partita non abbia quasi nulla da dire.

La promozione della società (prezzi scontati a chi entra con un abbonato) ha dato i suoi frutti, con circa 18.000 spettatori a gremire lo stadio. Curiosamente, come nella scorsa partita, un solo tifoso ospite.

Tante scritte “salutano” l’ultima uscita casalinga dei rossazzurri. Una di queste recita: “StuPitu dal Catania”; nella Nord due freschi sposini festeggiano il matrimonio allo stadio, ancora in abiti da cerimonia, sottolineando la propria passione con uno striscione (nella foto in basso).

In Curva Nord campeggia una grande scritta: “Onore a chi ha lottato!”. Nella Sud si legge: “Genova di mentalità e di onore, Catania è vicina al vostro dolore”, con riferimento alla tragedia nel porto della città ligure.

Al centro della tribuna B manca lo striscione del club Massimino (strappatosi nelle scorse partite). Nella Sud c’è un nuovo bandierone degli Irriducibili. Ultima gara da capo ultrà (almeno così pare) per lo storico Ciccio Famoso, che viene acclamato a gran voce dai tifosi in Curva Nord.

Il Catania si riscalda con le maglie rosse dell’iniziativa “Le ali morali”. Il prepartita è scandito da musica da discoteca (finalmente, ci voleva tanto?!). I tantissimi ragazzi di scuole e scuole-calcio si fanno sentire ed apprezzare per i colori e la vivacità, soprattutto quelli sistemati in tribuna B.

Le squadre entrano in campo sulle note di “Catania siamo noi” di Giuseppe Castiglia: torce stroboscopiche e fumogeni rossazzurri in entrambe le curve, coriandoli dalla tribuna B.

I rossazzurri partono alla carica, creando subito numerose occasioni. Il pubblico apprezza, le curve non smettono di cantare. Barrientos inizia uno show personale, strabiliando con giocate d’alta scuola. La palla non entra, anche per alcune buone parate di Perin, ma la partita è gradevole ed il Catania gioca a memoria.

A metà tempo Legrottaglie è costretto ad abbandonare la gara (frattura allo zigomo, ndr) ed il pubblico si alza in piedi per salutarlo. Al suo posto entra Biagianti.

Finisce il primo tempo tra gli applausi scroscianti. Nell’intervallo, sugli spalti, spazio alle considerazioni di fine campionato: “Abbiamo fatto una stagione strepitosa”, “Peccato non aver avuto soddisfazioni con le tre big e nel derby”, “Domani u Palermo si ni cala… Ancora penso alle provocazioni di Rinaudo del 2008 e mi fazzu du’ risati!”

Inizia il secondo tempo, la musica non cambia. Catania che spinge, con la prima occasione che passa per i piedi di Biagianti. Al 7’, Barrientos recupera un pallone a centrocampo, Almiron serve sulla fascia Bergessio in contropiede, cross al centro, arriva Gomez… GOOOLLL!!!!!!! 1-0! Forse l’ultimo gol del Papu in maglia rossazzurra.

Poco dopo in Curva Sud compare uno striscione contro Enzo Bianco e parte un coro anti-atletisti: il riferimento è alle sue recenti dichiarazioni sul nuovo stadio ed all’appoggio nel 1993 a Proto nella creazione dell’Atletico Catania.

La partita intanto scivola via. Barrientos continua ad incantare: in un’azione salta alla grande tre avversari e serve un gran pallone a Bergessio, che spreca. Tutto il pubblico si alza ed intona “Pitu, Pitu”. Ovazione anche per Pulvirenti, che risponde a tono ad un “salta con noi, presidente”. Poi inizia la ola di tutto lo stadio, cosa che al Massimino non si vedeva da anni!

MarcheseAl triplice fischio è un tripudio. Tutti  i giocatori portano a centrocampo un grande striscione con lo stemma del Catania e saltano insieme al pubblico al coro “chi non salta è rosanero”; poi inizia il giro di campo, con lancio di magliette e saluti al pubblico. Una festa che dura una ventina di minuti ed è il giusto finale di un gran bel campionato.

Lo stadio si svuota, resta il silenzio. Sarà così per i prossimi tre mesi. Il Catania si congeda dai suoi tifosi e noi ci congediamo da questa rubrica. Un grazie va a chi, tra battute, striscioni, coreografie e cori contribuisce a rendere spettacolare la “partita di pallone” non solo nel rettangolo verde, ma anche e soprattutto sugli spalti. Grazie, in particolare, ai miei vicini di posto (tante volte citati) ed a tutti coloro che hanno dato un senso a questa rubrica.

Forza Catania!

(foto: Ansa/Galtieri/Russo)

La voce degli spalti 2012 / 15 – Catania-Udinese 3-1 Torna l'entusiasmo

Catania-UdineseDopo la batosta contro l’Inter e la sconfitta al 92° allo Juventus Stadium, il Catania ritrova l’abbraccio dei suoi tifosi per provare a riprendere il cammino entusiasmante che ha contraddistinto questo campionato.

Al “Massimino”, nel primo anticipo della 29.ma giornata, arriva l’Udinese, staccata in classifica di appena un punto. Il pubblico catanese risponde abbastanza bene, con circa 14.000 spettatori a riempire l’impianto di piazza Spedini. In tribuna B sono presenti 300 ragazzi delle scuole catanesi, invitati dalla società, mentre in curva Sud si fanno sentire i numerosi bambini della scuola calcio “La Meridiana”. Pochissimi i friulani al seguito (appena una ventina), sistemati in un settore ospiti che è davvero troppo grande rispetto al numero medio di spettatori che lo riempiono durante la stagione.

L’Etna in eruzione è coperta da nuvoloni che minacciano pioggia; a pochi minuti dall’inizio del match partono i primi cori delle due curve. Dopo i rituali saluti, i capitani delle due squadre leggono un messaggio al microfono in occasione della giornata contro il razzismo.

Inizia la gara, con il Catania che attacca eccezionalmente nel primo tempo lato Curva Nord. I rossazzurri partono bene, ma il 4-4-1-1 disegnato da Maran fa fatica a pungere; prive dei rispettivi bomber, le due squadre si confrontano prevalentemente a centrocampo.

Un paio di azioni provocano qualche sussulto sugli spalti, con l’occasione principale che capita sui piedi di Castro, che però “ciabatta” addosso al portiere.

Si va negli spogliatoi con qualche fischio che piove dalle tribune: finora lo spettacolo è stato latitante. Nell’intervallo si parla del Palermo, delle partite delle italiane in Europa e soprattutto dell’affascinante amichevole di beneficienza di sabato prossimo che vedrà al “Cibali” il Catania contro le “vecchie glorie” rossazzurre. Tra gli argomenti “caldi” anche le elezioni del papa e dei presidenti delle due Camere.

Inizia il secondo tempo e, mentre Bergessio viene mandato a scaldarsi, acclamato dal pubblico, il Catania si riposiziona col 4-3-3. Col modulo nuovo la musica cambia e dopo una manciata di minuti Barrientos serve Gomez: triangolazione con Castro al limite dell’area, tiro a porta vuota, GOOOOOLLLL!! 1-0!! Gran gol del Papu su una bella azione corale dell’attacco rossazzurro.

La partita si scalda, soprattutto in panchina dove a farne le spese è Potenza, espulso per proteste. «’inchia Potenza, non jochi ri na vita e c’a facisti ‘u stissu a fariti ittari fora!» Anche Guidolin fa il diavolo a quattro, facendo rumoreggiare il pubblico.

In campo il Catania continua a premere. Castro con un gran giocata salta un avversario, rientra sulla sinistra, serve in profondità Barrientos, cross dal fondo, stacco di testa di Gomez, GOOOOOOOOOOOOL!!!!!

2-0! Doppietta del Papu! «Ma comu fici a signari di testa, ca jè n’metru e sughi ’i frutta?!» ci si domanda scherzando felici sugli spalti. Pubblico in festa, tutto lo stadio canta “Salta con noi Guidolin” ed il tecnico friulano si accomoda mestamente in panchina.

StriscioneIntanto in Curva Nord viene esposto uno striscione dagli ultras: “Un ideale che ci lega per una passione che non si piega”.

Dopo poco, punizione da buona posizione per il Catania. Sul pallone va Ciccio Lodi: tiro a giro, tocco della barriera, Brkic spiazzato, GOOOOOOOOOOOL!!!!!!!!!! 3-0! Gara messa in cassaforte! Bandiere al vento ed applausi scroscianti per i rossazzurri.

La partita a questo punto è finita, anche se da una papera di Marchese e Bellusci arriva il gol della bandiera di Muriel. Poco male. Gli ultimi minuti sono dedicati ai cori ed alle risate tra vicini di posto. Sempre nella Nord compare un altro messaggio: “Ciao Nonno Melo”.

Entrano Biagianti, Doukara e Keko, ma non succede più nulla. Arriva il triplice fischio di De Marco ed il boato del pubblico. Con 45 punti ed in attesa delle gare della domenica, il Catania si godrà queste due settimane preparando al meglio l’importantissima sfida della vigilia di Pasqua all’Olimpico contro la Lazio. Sarà pure l’occasione per salutare il nuovo papa, anche se, come recita uno striscione in curva, noi già a Catania “Habemus Papu”!

Alla prossima!

La voce degli spalti 2012 / 11 – Catania-Roma 1-0 Più di una semplice vittoria

Catania-RomaÈ più di una semplice partita, è poco meno di un derby, è una gara attesa spasmodicamente per tanti motivi: il 7-0 rimediato nel 2006, l’agguato ai tifosi etnei lo stesso giorno per le vie della Capitale, i due punti persi tre anni fa all’ultimo istante al Massimino con la svista del guardalinee e le sconfitte con altrettanti errori arbitrali all’Olimpico; ma anche le tante soddisfazioni, come la salvezza nel 2007, il cucchiaio di Baiocco la stagione successiva o la vittoria al 95’ con gol di Gomez due anni fa.

Insomma, Catania-Roma è un match da non perdere. Il pubblico catanese risponde bene, anche se non c’è la cornice dei grandi eventi nell’impianto di Piazza Spedini. Colorata e piena la Curva Nord (con il gradito ritorno di uno storico striscione, quello degli Inarrestabili Marca Liotru), in parte vuota la Sud, con gli ultras che non entrano allo stadio per protesta contro i Daspo combinati domenica scorsa. Nel settore ospiti una sparuta rappresentanza di romanisti, con la suggestiva gigantografia di Alberto Sordi.

Nel pre-partita è ovviamente il mercato a tenere banco; ma ci sono anche i preparativi per la trasferta di Napoli (il 2 febbraio), dove si prevede il consueto esodo in massa di migliaia di catanesi. Iniziano gli sfottò verso i romanisti, con bersaglio prediletto Francesco Totti che, tra l’altro, si ferma durante il riscaldamento e deve rinunciare alla partita.

Il campo è bagnato dalla pioggia caduta fino a pochi minuti prima del fischio d’inizio e ci si attende quindi un gioco fluido. Ed in effetti i primi minuti regalano spettacolo ed emozioni. Mattia Destro, da un lato, sbaglia l’impossibile in almeno un paio d’occasioni, mentre il Catania si affida alla verve di Gomez che sembra davvero in giornata di grazia ed asfalta ripetutamente sulla propria corsia Piris.

La spinta della Nord è incessante, con gli ultras che espongono uno striscione molto applaudito: “Vulcano, sole e mare: è Catania la vera Capitale!” (foto di Galtieri). La bolgia del Cibali attira un gattino che, al 32’, esce dal tunnel degli spogliatoi e corre lungo la pista d’atletica, sotto lo sguardo di un divertito Pulvirenti. Intanto, sul campo, Almiron si infortuna e mette nei guai mister Maran che, già senza Lodi e con un Salifu che fatica a trovare la posizione giusta, è costretto a mettere dentro “Pippo” Castro.

Il primo tempo si chiude tra gli applausi, ma anche con la consapevolezza di aver rischiato di brutto: «Loro hanno avuto almeno 6 palle gol nitide, meritavano il vantaggio», «Si, ‘mbare, ma a palla jè tunna e si macari iddi su cche peri tunni nun ponu signari!»

Inizia il secondo tempo e la partita cambia radicalmente: il Catania sembra essere disposto meglio in campo, mentre la Roma sparisce lentamente. Il pubblico comprende il momento e spinge i rossazzurri. Zeman capisce che sulla destra Piris non riesce proprio a contenere Gomez e lo sostituisce con Marquinhos; ma la musica non cambia ed al 61’ Bergessio difende un gran pallone, servendo in profondità il “Papu”. Tutto lo stadio è in piedi: Gomez stoppa, colpisce il pallone di sinistro, la palla scavalca il portiere e si adagia in fondo al sacco… GOOOOOOOOLLLL!!!!! Impazzisce il Massimino, euforia alle stelle! Che gol ha fatto, proprio contro la squadra del re del cucchiaio. Sei anni fa, nella grande trasferta dell’Olimpico, uno striscione rossazzurro recitava: “A Roma er cucchiaio, a Catania u cuppinu!” La perla di Gomez ha reso reale quella storica battuta!

“Chi non salta è romanista” canta tutto lo stadio, mentre nel settore ospiti cala il gelo, anche perché la Roma spinge ma non morde. Zeman le prova tutte, entra anche il giovane Dodò… «Cu è ca trasìu?!», «Dodò!», «Dodò?! …e unni semu, a L’albero azzurro?!?!»

Proprio il talentuoso giallorosso mette i brividi ai rossazzurri, costringendo Andujar ad una gran parata: «Dodò, viri ca su signi t’abbruciu l’arvulu!» si sente dagli spalti.

La Roma si spinge in avanti per gli ultimi assalti, il Catania si difende con i denti e scaraventa il pallone fuori dal campo senza pensarci troppo in più di un’occasione. Uno dei palloni finisce in curva, diventando oggetto di contesa degli spettatori che però poi lo riconsegnano ai raccattapalle: «Talìa cchi scunchiuruti: s’ammazzarru ppi n’palluni e poi spatti c’u tunnarru!»

Manca poco, Bergessio avrebbe anche il pallone per chiudere la gara, ma lo sciupa; si soffre fino alla fine. I ragazzi del gruppo “Zero Stress” ammettono: «Altro che Zero Stress, qua è solo stress: canciamu stu strisciuni!»

Ma finalmente arriva il triplice fischio, boato dalle tribune. I giocatori salutano il pubblico, ma non corrono sotto la curva, suscitando non pochi malumori. Solo Legrottaglie va a salutare gli ultras, tra applausi scroscianti ed il coro: “Uno di noi, Nicola uno di noi”.

Uscendo dallo stadio si fanno un po’ di conti, pensando alla classifica. Si cerca di capire soprattutto dove sia precipitato il Palermo, sconfitto con un secco 3-0 dal Napoli: «… allura Lo Monaco c’abbissau bona a squatra!»

Chiudiamo con una bella immagine: mentre i tifosi si riversano nel traffico automobilistico, una bambina, da una finestra di un palazzo in piazza Lanza, saluta tutti sventolando incessantemente la propria bandiera rossazzurra. La scena dura diverse decine di minuti: è la fotografia più bella di una passione genuina ed inesauribile, alla faccia del marciume del calcio moderno.

Alla prossima!

La voce degli spalti / 12 – Catania-Novara 3-1 Tanto di cappello signor Marchese

Il Catania ospita il Novara, compagine che in Serie A ha incontrato solo una volta nei gloriosi anni ’60. Sono tante le tematiche di quest’incontro: il ritorno (il secondo nello stesso campionato) di Mascara – fischiatissimo –, il ritorno di Mondonico al Cibali – lui che in quel 28 maggio 2006 era sulla panchina dell’Albinoleffe –, la ricerca di tre punti che lancerebbero definitivamente i rossazzurri, dopo la vittoria a Siena.

Il dato della prevendita è tutt’altro che incoraggiante: poco meno di 2000 biglietti venduti. In realtà lo stadio si riempie, con tantissimi ragazzi delle scuole calcio a gremire i due anelli della Curva Sud e tanti tifosi che hanno acquistato i biglietti proprio all’ultimo. Diventano circa 15-16 mila, alla fine, gli spettatori presenti, con una trentina di novaresi sistemati nel settore ospite.

Ricordate le “vergini” della scorsa partita? Ci sono anche oggi, con nuovi striscioni: “Ormai felicemente impure!!! Barrientos sei stato muy caliente. Bergessio facci sognare. Vogliamo il bis!” e “Alla faccia di mia suocera sono allo stadio, prima mi godo la partita, dopo… tuo figlio!”. Evviva la sincerità.

Striscioni anche per l’ex capitano: “Mascara, vai a Napoli per giocare la Champions e retrocedi in B col Novara: ‘mbare si sbagghiatu” (la frase richiama un tormentone di questi giorni su Facebook). Dal lato tribuna A, inoltre, l’ex “Maxi zone” è diventata “Pitu zone”, con un piccolo striscione con un puffo disegnato.

In Curva Nord viene esposto uno striscione: “Bronx non mollate”, con riferimento agli ultras napoletani arrestati alcuni giorni fa. Tanto colore sugli spalti, tra scarpette, bandiere, coriandoli e stendardi.

Inizia la gara ed è subito un buon Catania; ci si aspettava un Novara barricato in difesa, invece i rossazzurri riescono bene a districarsi tra le maglie piemontesi e a metà tempo arriva il meritato vantaggio firmato da Bergessio, che esulta sotto la Sud.

Caldi raggi di sole e soffi di vento continuano a mutare la temperatura, tanto che in molti passano dalle maniche corte ai giubbotti in poco tempo. La gara è piacevole e nel complesso risulta una bella giornata di sport.

Finisce il primo tempo; soddisfazione generale, anche se ci si aspetta il secondo gol. Alla ripresa gli etnei tornano a premere e nel giro di un minuto battono due calci d’angolo: il primo è respinto, il secondo, dal versante di destra, trova l’imbeccata per Marchese: tiro al volo… respiri bloccati… 30mila occhi seguono la traiettoria del pallone… GOOOOOOOL!!!!! Rete strepitosa, il Cibali crolla il un abbraccio virtuale al capitano rossazzurro. La folla si alza in piedi e inizia a scandire il nome di Giovanni. Alcuni si voltano verso le scale: “Ni ni putemu iri… tutti a casa!”. Applausi a leva pelle, grida a squarciagola. Signori, ma cosa ha fatto?!

Il Catania continua a schiacciare i piemontesi. Lodi allarga alla grandissima sulla sinistra, Gomez stoppa al volo, si accentra, calcia a giro… RETEEEEEE!!!! Siamo 3-0!! Tutto bellissimo, tutto strepitoso. “Sembra una squadra di fenomeni” si confabula in tribuna.

Ma l’eroe del giorno resta Marchese, semplicemente impeccabile. Quando al 70’ si abbassa i calzettoni alla Baiocco, recupera un gran pallone e fa il tunnel di tacco all’avversario, lo stadio esplode nuovamente quasi avessimo segnato un altro gol. “Gli dovrebbero intitolare una strada” dice qualcuno, “A Biancavilla noi ci siamo portati avanti, visto che abbiamo a’ calata do’ Marchisi” ribatte quel buontempone del mio vicino di posto!

Sostituzione: entra il numero 22 rossazzurro… “Ma cu trasìu, Kanjengele?!!” “Bestia, chistu è Ebagua!”. Il Catania sfiora la quarta rete, ma invece subisce il gol della bandiera del Novara. Un piccolo calo di tensione che non toglie nulla alla straordinaria partita degli etnei. Finisce così: 3-1. 33 punti, con una gara da recuperare. Ora ci aspettano due gare in trasferta, poi si torna al Cibali contro Fiorentina e Lazio. A giorno 11 marzo!