La lezione americana

Le elezioni americane danno uno spunto per commentare la situazione politica italiana, paragonandola con quanto avvenuto negli ultimi mesi oltreoceano: lì c’è stata una dimostrazione di elezioni democratiche scandite da un sistema elettorale chiaro, da due schieramenti distinti, da programmi ben definiti e da semplicità nelle alternative, nonché da una lotta all’ultimo sangue, ma (quasi) sempre all’interno di regole di bon ton e lealtà politica.

In Italia la situazione è ben diversa: a pochi mesi dalle elezioni politiche ci ritroviamo ancora senza una legge elettorale; si sta cercando di crearla, ma – in molti rimarcano in questi giorni – non tanto per eliminare il “porcellum” e garantire il diritto di scegliere i propri rappresentanti al popolo sovrano, bensì per fronteggiare le sfide di una situazione politica che potrebbe spiazzare. Ovviamente Grillo ed il suo Movimento 5 Stelle sono la “minaccia” più importante agli ossidati ingranaggi della politica italiana, resi pressoché inoperanti dall’equilibrio del governo tecnico, che pareva non accontentare nessuno e il cui operato, invece, gira e rigira sembrerebbe stia accontentando quasi tutti in quegli scranni romani.

E ciò spiega perché non ci sia ancora alcuna chiara conformazione lungo l’asse politico. A destra, a sinistra, al centro, non si ha la più pallida idea di cosa succederà. Chi ci sarà alle elezioni? Cosa proporrà? Chi appoggerà e da chi si farà appoggiare? Quanti elettori potrebbe avere? Addirittura, che nome avrà la lista?

I protagonisti della politica tendono a minimizzare, ma l’enfasi dei media ricade ancora oggi sui giochetti letterali (l’ABC: Alfano, Bersani e Casini), sulle trite e ritrite ossessioni economiche (lo Spread, la crisi, l’Europa e i tagli a questo o quel fondo) o su distorte rievocazioni del passato (la presunta “ammirazione” di Berlusconi verso la rivoluzione portata dai grillini: “sembrano noi nel ’94” avrebbe detto, come attestato dall’ex ministro Gelmini). Il tutto servito con un contorno di polemiche, scandali ed intrighi che possano gettare sul fuoco paglia e foglie secche, tenendo da parte quella legna che, umida, non brucia più da tempo!

La verità è che, per l’ennesima volta, la politica italiana (e con essa i media e parte dell’opinione pubblica) sta assumendo i colori più incredibili, più variegati, più sfumati, per sviare da responsabilità troppo gravose e da posizioni che renderebbero fin troppo facili i compiti dei cittadini. In America, con soli due colori (l’azzurro ed il rosso), si riesce ad unire – pur dividendola drasticamente – una nazione immensa. In Italia, invece, al di là delle Primarie del centro-sinistra e di quelle (nuove) del centro-destra, la frammentazione politica pare sia la prognosi per ogni deficit democratico.

L’impressione è che lo slogan di chi vuole governare sia sempre lo stesso: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. A meno che qualcuno non riesca finalmente a rovesciare questa frase e le sorti di questo Paese.

A Ferla (SR) un impianto pubblico per la produzione di energia rinnovabile

Il Comune di Ferla ha ottenuto, unico nella provincia di Siracusa, il finanziamento per la realizzazione di un impianto pubblico per la produzione di energia rinnovabile nel plesso della scuola elementare di via Pessina.

L’impianto verrà finanziato dall’Assessorato regionale delle risorse agricole e alimentari, con i fondi della sottomisura 321 Azione 3 del PSR Sicilia 2007/2013 per un ammontare di 300 mila euro.

Il fotovoltaico che verrà realizzato sulla copertura della scuola elementare avrà una potenza di picco di 76,80 kW. E’ stato stimato che la produzione annua di energia elettrica ammonterà a circa 130.000 kWh, con conseguente risparmio per le casse comunali di 26 mila euro l’anno.

“Realisticamente – dichiara il progettista dell’impianto, l’ingegnere Marco Garro – la durata di vita media di un impianto di questo tipo è di 25 anni. Pertanto, durante questo lasso di tempo, il risparmio complessivo per il Comune sarà di circa 650 mila euro, bilanciando il progressivo aumento dei prezzi dell’energia elettrica con il degrado di produzione dell’impianto nel corso degli anni”.

“Con questo progetto – ha affermato il sindaco di Ferla, Michelangelo Giansiracusa – il nostro comune inizia il suo percorso verso l’autosufficienza energetica. E’ in studio la reale possibilità di poter realizzare impianti fotovoltaici in ogni struttura di proprietà comunale in modo da consentire ingenti risparmi sul bilancio dell’ente oltre a garantire il massimo rispetto del nostro ambiente”.

Una nuova economia è possibile: alla scoperta di Sicanex

La crisi economica che l’intera Europa sta vivendo in questi anni deve necessariamente portare ad una profonda riflessione sulla gestione dei mercati finanziari e sull’andamento dell’economia locale. Pochi lo sanno, ma in più parti del continente si stanno sperimentando nuove forme di economia, legate alla creazione di monete complementari all’interno di circuiti commerciali.

Una delle realtà più interessanti è nata proprio in Sicilia: il suo nome è Sicanex e per comprendere come funziona abbiamo incontrato l’ideatore di questo sistema, Andrea Seminara.

Che cos’è Sicanex e a cosa è ispirato?

«Sicanex è un circuito di credito commerciale, all’interno del quale aziende e professionisti si associano per scambiare beni e servizi tramite una moneta complementare, il “Sicanex” appunto. È stato lanciato nel maggio di quest’anno ed è pienamente operativo da settembre. L’ispirazione è nata da alcune esperienze già consolidate, quali il Wir in Svizzera, che dal 1934 è un sistema indipendente di valuta complementare al franco svizzero ed oggi conta oltre 60.000 imprese; il Res in Belgio; e soprattutto Sardex, nato tre anni fa in Sardegna e con cui siamo partner».

Come funziona in concreto?

«Nessun’azienda lavora al 100% delle potenzialità, vi sono tempi morti, prodotti non smerciati. Si tratta di un potenziale che l’impresa non riesce ad immettere sul mercato tradizionale e che comporta comunque delle spese; ciò che proponiamo è di mettere a disposizione del circuito tali beni e servizi, in modo da scambiarli con quelli di altre aziende. I beni vengono pagati con moneta virtuale, il Sicanex (1 Sicanex = 1 euro), che in pratica sono crediti che vengono acquisiti dall’azienda venditrice, la quale a sua volta potrà spenderli nell’acquisto di materie prime o altri prodotti da altre aziende del circuito».

Può farci un esempio?

«Se un ristorante non riesce a riempire tutti i tavoli, paga comunque i costi legati ad elettricità, pulizia, ecc.; pertanto ha tutto l’interesse a riempire tali tavoli, mettendoli a disposizione delle altre imprese del circuito, guadagnando moneta Sicanex che potrà riutilizzare per l’acquisto di altri beni (come alimenti, tovaglie) da altre aziende associate. Peraltro pagare un bene con i proventi di una vendita aggiuntiva comporta un innegabile vantaggio poiché tale acquisto lo si effettua al solo costo marginale. Si tratta, insomma, della possibilità per le imprese di farsi credito, riducendo la propria esposizione bancaria e sostenendosi reciprocamente, all’interno di un sistema ad interessi o per un anno (è questo il tempo che si ha per rientrare da un eventuale debito nei confronti del circuito). Il tutto, ovviamente, tenuto insieme da un intenso rapporto fiduciario. Il guadagno, in pratica, è un risparmio!».

Qual è il volume dei traffici commerciali di ciascuna azienda?

«Il volume commerciale varia da azienda ad azienda: c’è chi vuole aumentare il suo fatturato del 5%, chi del 7%. Ovviamente più si è attivi, maggiore è la flessibilità fiduciaria nella concessione del massimale di scoperto. È importante sottolineare che non si tratta di un sistema sostitutivo a quello tradizionale, ma di una moneta complementare all’euro, che aggiunge volumi di scambi commerciali a quelli che ciascuna azienda realizza esternamente al circuito».

Quali sono i vantaggi per chi entra a far parte di Sicanex?

«Innanzitutto, come detto, la possibilità di accedere ad affidamenti a tasso 0: per ripagare gli acquisti bisognerà effettuare vendite per lo stesso importo entro un anno. Inoltre si immettono sul mercato scorte di prodotti che sarebbero invendute. Ciascuna azienda, tra l’altro, acquisisce visibilità, viene favorita nel marketing ed entra in contatto con le altre imprese. Infine, il progetto è territoriale, dunque la ricchezza rimane in Sicilia: questo comporta un’economia a km 0 che può sollecitare incredibilmente l’intero sistema commerciale locale».

Qual è il ruolo degli addetti del circuito in questo sistema?

«Il nostro ruolo – spiegano Antonio Brogna e Davide Di Paola, due dei responsabili del circuito – è innanzitutto quello di coadiuvare e mettere in contatto le aziende: siamo degli intermediari, dei broker, che ascoltano le richieste delle aziende e forniscono assistenza nell’uso degli strumenti e preventivi selezionati all’interno del circuito. Oltre a controllare ogni scambio interno, l’attività è anche quella di analizzare attentamente e scrupolosamente le richieste di adesione, con controlli capillari al fine di valutare le credenziali di ogni azienda e l’appetibilità per il circuito, in modo da garantire il rapporto fiduciario».

Come fa il circuito a difendersi da speculazioni ed interessi malavitosi?

«La mafia e la criminalità organizzata hanno poco interesse ad agire nel circuito, per la mancanza di denaro liquido. In ogni caso il circuito è caratterizzato da assoluta trasparenza ed è in partnership con le associazioni antiracket come Asaec o Addiopizzo. La minaccia delle speculazioni è fronteggiata dalla selezione scrupolosa delle aziende al momento dell’ingresso ed inoltre ogni movimento finanziario è tracciato: Sicanex, in tal senso, è un ostacolo al mercato nero, anzi ne è il nemico numero uno».

Chi fa parte in questo momento di Sicanex?

«Ad oggi le aziende iscritte ed operative, cioè dotate di un conto all’interno del circuito, sono circa 40; vi sono officine, agenzie viaggio, agenzie di comunicazione, imprese di trasporti, ristoranti, avvocati, commercialisti, produttori di materie prime, impiantisti. Inoltre abbiamo al vaglio un centinaio di richieste di adesione».

Come si conoscono tra loro le imprese e come possono essere conosciute all’esterno?

«All’interno del circuito vengono organizzati periodicamente meeting ed incontri, in cui le aziende si conoscono, generando nuovi affari, anche se normalmente operano online attraverso il sistema transazionale a loro dedicato; all’esterno, per ragioni di sicurezza, al momento non è conoscibile la lista delle imprese, ma a breve, in occasione di un’agorà pubblica, anche il mondo esterno potrà toccare con mano la realtà di Sicanex e delle loro aziende».

Il "Patto dei Sindaci" per abbassare i costi energetici dei comuni siciliani

Abbattere i costi delle bollette energetiche dei Comuni del 50%  e creare nel contempo innovazione, occupazione e sviluppo. Lo strumento c’è, lo mette a disposizione l’Europa e si chiama Patto dei Sindaci.

Il Patto dei Sindaci é la principale iniziativa europea che coinvolge le città nel perseguimento degli obiettivi comunitari fissati per il 2020, il cosiddetto “obiettivo 20-20-20”: riduzione del 20% delle emissioni di biossido di carbonio (CO2) rispetto ai livelli del 1990, aumento dell’efficienza energetica pari al 20% del consumo totale di energia, incremento della quota del consumo energetico proveniente dalle energie rinnovabili fino al 20% del totale.

A spiegare come si può fare – lo hanno già fatto danesi e finlandesi – ad abbattere i costi della bolletta energetica del 50% creando occupazione stabile e aria pulita per le nuove generazioni sono stati sabato 21 luglio  a Catania l’europarlamentare del Pd Rosario Crocetta, candidato alla presidenza della Regione, Antonello Pezzini, membro del comitato Economico e Sociale Europeo e ambasciatore per l’UE del patto dei sindaci, la deputata regionale Concetta Raia, il segretario provinciale del Pd, Luca Spataro, i sindaci e gli amministratori della provincia etnea.

“Lavoro al Patto dei Sindaci da due anni  perché credo che possa essere una delle vie d’uscita dalla crisi per la nostra terra”, ha dichiarato Crocetta, prima di passare ad illustrare il progetto di quella che se attuata promette di essere una vera e propria rivoluzione verde per l’Isola.

“L’Europa finanzia direttamente i comuni capaci di fornire piani dettagliati di risparmio energetico – ha spiegato l’europarlamentare – i sindaci hanno a disposizione uno strumento per saltare la strettoia della inefficienza regionale, non è una novità che la Regione non riesce a spendere i fondi Ue”. “Il saldo positivo di quest’operazione corrisponde a 5 miliardi di risparmio energetico che potranno essere reinvestiti in servizi per i cittadini e per creare occupazione qualificata nel campo delle rinnovabili. Altro che precari alla Regione, con sistemi di questo genere li trasformeremmo in lavoratori stabili e qualificati”.

L’idea di fare della Sicilia una Regione all’avanguardia piace sia alla deputata regionale Concetta Raia, – “serve però un cambio di mentalità che sono sicuro Rosario Crocetta saprà sicuramente garantire” ha detto la parlamentare Democratica – sia al segretario provinciale del Pd, Luca Spataro, secondo cui “dobbiamo fare in modo che il prossimo governo regionale, speriamo presieduto da Crocetta, possa fare della leva ambientale uno dei punti di forza della Sicilia”.

Tre le considerazioni di Antonello Pezzini, la prima: “Se in alcuni stati europei riescono ad avere una quota di energia pulita pari al 40% del totale vuol dire che la strada è giusta”. La seconda, “Per attuare queste politiche servono uomini con la testa a Bruxelles e con il cuore   nei loro luoghi d’origine, e Rosario Crocetta è uno di questi”, ed infine “bisogna fare passare il messaggio che le rinnovabili sono i nostri nuovi giacimenti occupazionali”.

A concludere l’incontro è stata la testimonianza del neo eletto sindaco di Paternò, Mauro Mangano: “Nel mio comune stiamo cominciando ad occuparci energia pulita e abbiamo già trovato una bella opportunità nel geotermico. Grazie ai fondi europei avremo presto una scuola materna e una piscina ad impatto zero”.

Banche non più inquinanti

Il verde, oltre ad essere il colore dei soldi, è sempre più quello dell’ambiente; della sostenibilità, della lotta all’inquinamento.
Ma in questi tempi di derivati tossici, speculazioni finanziarie, debiti insolvibili e mercati malati, l’idea di rendere le banche meno inquinanti dal punto di vista economico e sociale non è più solo una trovata pubblicitaria.

Da qualche tempo, infatti, il Guardian propone una classifica di nuovi istituti di credito che si propongono “più etici”; rappresenterebbero una sorta di radicale distacco da tutto ciò che ha caratterizzato le banche che ci hanno portato alla crisi globale del 2008. Approfondisci