Le differenze quotidiane Le inevitabili vacche magre

L’avevamo detto ma era difficile sbagliarsi. L’anno nuovo inizia proprio come è finito il vecchio: nel segno dell’ incertezza, dell’emergenza e dei dubbi sull’operato della classe dirigente (non solo italiana).

Il tema ricorrente è il lavoro, con i sindacati che si dicono pronti a trattare, e il governo interessato più che altro a non allungare i tempi.

L’Unità

La prima pagina è quasi monopolizzata dalla gigantesca foto di Cortina, nella quale gli incassi sono vertiginosamente aumentati dopo i controlli fiscali.  Ma il quotidiano da sempre molto vicino all’estrema sinistra italiana ci presenta in modo piuttosto soddisfacente i possibili  effetti del patto sociale, l’analisi sulle mosse della ministra Fornero e diverse interviste ad opinionisti e politici sulla questione del Trattato europeo. In conclusione, per essere un giornale in difficoltà, L’Unità è molto più completo e leggibile di altri quotidiani apparentemente in salute.

La Repubblica

Anche qui Articolo 18 in primo piano, con le posizioni di sindacati e politici forse meno ferme rispetto a qualche settimana fa. Interessanti come sempre i dossier (questa volta su evasione, stipendi dei parlamentari e Trattato europeo). Dopodiché viene concesso giusto spazio alla corsa alla Casa Bianca dei Repubblicani e forse troppo poco alla restante politica estera.

Il Corriere della Sera

Il Corriere dà precedenza alla “partita europea di Monti”, il quale sostiene che adesso l’Ue non deve più temere l’Italia. Qualche articolo sulle nuove liberalizzazioni e solo due pagine sulla questione del lavoro. In sostanza, però, tra opinioni e grafici, è possibile farsi un’idea completa di quello che sta succedendo. Con gli stipendi dei parlamentari e le primarie dello Iowa, più i difficili rapporti tra Iran e USA, possiamo ritenerci soddisfarci anche questa settimana.

Il Sole 24 ore

Se un interesse parziale può avere l’intervista a Ghizzoni riguardo la ricapitalizzazione dell’Unicredit, di sicuro molto importanti sono gli articoli su azioni e titoli di Stato, soprattutto in quanto inseriti in una dimensione internazionale. Viene dato spazio al confronto Camusso-Fornero e vengono presentati i dati di disoccupazione italiani.

Libero

Propositivo come non lo era mai stato, il giornale di Belpietro indica a Monti come racimolare un miliardo e rotti dalle tasche dei parlamentari. L’invettiva ai “fannulloni” continua impietosa mostrando delle foto al mare dei vari Rutelli, Casini e Fini, senza risparmiare, come solo un buon giornale di gossip saprebbe fare, nemmeno il premier il quale avrebbe utilizzato soldi pubblici per il cenone di Capodanno. Sul finire, altri articoli di cui sarebbe meglio non parlare (e infatti non ne parliamo).

Siamo entrati ormai in un periodo di “magra” per l’intero paese, per cui chiunque venga visto a spendere qualche euro in più del solito viene etichettato come evasore o come immorale. Questo è solo uno degli effetti della nuova politica repressiva che ci chiede l’Europa, alla quale noi Stati membri dobbiamo obbedire. Senza discussioni.

Le differenze quotidiane I buoni e i cattivi

Eccoci arrivati alla fine di questo convulso 2011, con molti dubbi e poche certezze che ci accompagneranno, ne siamo certi, anche nel prossimo anno. Dopo quindici “uscite” settimanali, come si suole fare in questi giorni di saluti e auguri, facciamo anche noi il punto della situazione, dando il nostro voto – più simbolico che altro, ovviamente – ai principali quotidiani che abbiamo preso in considerazione.

Il Fatto Quotidiano voto: 4,5

Presentatosi all’opinione pubblica come il giornale scomodo, il giornale che avrebbe smascherato il demone Berlusconi e tutti i suoi compari, ha commesso l’errore di essere proprio questo e poco altro. Troppo facilmente l’informazione completa viene sacrificata per dimostrare fatti oggettivamente poco interessanti da un punto di vista sociale e politico. Nonostante alcune firme eccellenti e articoli d’opinione da non far passare inosservati, il quotidiano di Padellaro è troppo schierato e poco lucido per meritare la sufficienza.

Libero   voto: 4,5

Anche dall’altra parte si antepongono interessi specifici al fare informazione, che sarebbe anche ciò per cui vengono pagate le penne del giornale di Sallusti. Libero ha il demerito, così come Il Giornale di scrivere quasi solo ed esclusivamente per difendere Berlusconi ed attaccare tutti gli altri. Con l’insediamento del governo Monti le cose sono cambiate, ma resta difficile potersi fidare.

Il Corriere della Sera  voto: 7

Spesso premiato da noi come giornale della settimana, il quotidiano di De Bortoli, in questi ultimi mesi soprattutto ha fatto della neutralità e della completezza le sue virtù. Siamo ancori lontani dal concetto di informazione totalmente libera ed indipendente, ma nel panorama nazionale Il Corriere merita a nostro avviso i primi posti della classifica.

Il Manifesto   voto: 5,5

Non è un giornale dal quale ci si aspetta di leggere tutti i fatti del giorno, d’accordo, ma troppo spesso la natura proletaria della testata ha sottratto spazio a questioni più grandi e attuali per le quali un quotidiano nazionale non può trovarsi a corto di articoli. Ciononostante, alcune tematiche affrontate ultimamente si sono caratterizzate per la loro puntualità storica e la scomoda ma necessaria polemica contro i poteri forti.

Il Sole 24 ore   voto: 6,5

A chi obietta che è il giornale delle industrie e che pecca di informazione parziale, rispondiamo dicendo che, giornale delle industrie o meno, al giorno d’oggi non esiste un quotidiano che si occupi di economia e finanza in modo così dettagliato come Il Sole. Da quando la nostra vita è diventata strettamente collegata al mondo oscuro della finanza internazionale un giornale economico finanziario non può non far parte delle letture di chi ci vuole capire qualcosa, tra bond e spread.

La Repubblica  voto: 7

Anche se qualche volta ha dato eccessivo spazio a tematiche di basso interesse comune (leggi bunga bunga), il quotidiano di Ezio Mauro ha spesso avuto il merito di trovarsi preparato sulla maggior parte degli argomenti principali. Con qualche inchiesta particolarmente interessante e alcuni approfondimenti da tenere conservati, La Repubblica insieme al Corriere sono stati i quotidiani più premiati nelle settimane e fino ad ora non c’è motivo di pensare che l’andamento possa radicalmente mutare.

Il Giornale  voto: 4,5

In linea di massima vale lo stesso discorso fatto per Libero. Il Giornale si è trovato ad essere da povero imputato ad agguerrito accusatore, in base ai movimenti di governo. Troppe illazioni, poca informazione. Siamo ancora lontani dalla sufficienza.

La speranza di tutti è che nel prossimo anno, che si prospetta forse più duro di quello appena trascorso, l’informazione italiana possa dare un esempio di come nel nostro paese, tra mille difficoltà, almeno i giornali riescano a raccontare la realtà, che di questi tempi sembra davvero molto difficile da comprendere.

Le differenze quotidiane Banca mia, fatti capanna

Il 22 dicembre 2011 sarà ricordato per la fiducia da parte del Senato alla tanto discussa manovra. Sembra che adesso più che mai la scena politica italiana sia realmente divisa, quasi come fosse uno scontro tra generazioni, tra politici e tecnocrati, con i dubbi dei primi e i propositi dei secondi.

Il Manifesto

Con Prendi i soldi e scappa, il quotidiano comunista si aggiudica il premio come giornale della settimana. La questione che affronta di petto, infatti, riguarda il pacco di natale della Bce, ovvero i 500 miliardi prestati agli istituti europei. I risvolti di tale mossa vengono affrontati con motivato sospetto dal giornale, che nel suo piccolo ci mostra anche la situazione interna italiana, con la recessione ormai ufficiale e lo scontro tra le parti sociali sull’art. 18.

La Repubblica

Molto su equilibri interni (Berlusconi-Monti-Bersani-Fornero), poco su quelli internazionali (Bce). Ma il merito del quotidiano di Ezio Mauro sta nell’affrontare puntualmente la scena globale, con le questioni in Somalia e in Corea del Nord a fare da padroni, ma senza trascurare il poco chiaro caso del super virus killer per il quale gli Usa censurano la ricerca.

Il Corriere della Sera

Il Corriere, che fa della completezza la sua migliore virtù, affronta la maggior parte degli argomenti in maniera sobria e lucida, presentando anche la forse troppo trascurata repressione delle truppe siriane, che hanno già eliminato più di cento civili. Rimanendo sempre sull’attualità internazionale, molto interessante il resoconto di Amnesty International sul rispetto dei diritti umani nel mondo.

Avvenire

Bisogna fare i complimenti anche al giornale del Vaticano, che presenta tutte le questioni principali, non tralasciando né movimenti interni né le dinamiche economiche sovranazionali, con la strage siriana in terza pagina.

Libero

La protesta ormai costante di Libero nei confronti del governo Monti si concentra, in modo non del tutto appropriato, sulle spese della Rai. Molto più opportuno è l’articolo sullo scontro tra i leader (Bersani, Berlusconi, Bossi e Di Pietro) per aggiudicarsi la “stanza dell’opposizione”.

I giornali continuano la tendenza, ormai affermatasi stabilmente dopo l’avvento del governo tecnico, di presentare le notizie in modo non del tutto discordante. Vi è una sensibile comunanza di intenti tra le testate di diverse simpatie politiche, e questo, almeno per adesso, sembra giocare a vantaggio dei lettori.

Le differenze quotidiane E' l'Italia (di Monti) che va

Quelli che prendiamo in rassegna questa settimana sono i quotidiani del giorno in cui la manovra ha ottenuto la fiducia in Parlamento. Presentiamo quindi una sorta di anticipazione a quello che può essere definito il primo vero passo del governo Monti.

Il Fatto Quotidiano

Dopo qualche settimana in cui abbiamo scelto Il Manifesto come testata più estrema di sinistra, torna il quotidiano di Padellaro. E cosa spiccano in prima pagina? Le dichiarazioni di Berlusconi, chiaramente. Il quale si dice scettico sul futuro del governo tecnico. Tra i diversi pezzi più o meno parziali (molto più che meno), spiccano gli articoli della sezione “E io pago”, in cui si espongono le misure della manovra e viene presentata l’imminente Tobin Tax.

La Repubblica

Le prime tre pagine del giornale di Ezio Mauro sono dedicate alle liberalizzazioni, elemento cardine della manovra. È proprio su queste che il premier punta per fermare il potere delle lobby. Ma basta andare a pagina 9 e quella flebile speranza di futuro svanisce di fronte agli impietosi dossier sulla recessione e sulle misure per la casa. Dopo viene presentata la situazione interna al Parlamento con i due “disobbedienti” Lega Nord e Italia dei Valori.

Corriere della Sera

Il Corriere dà la priorità alle vicende parlamentari, tra insulti e mugugni provenienti da una parte e dall’altra. Subito dopo un’interessante intervista ad Emma Marcegaglia, la quale ci racconta la nostra implacabile (?) recessione. Uno degli articoli più apprezzabili è quello che riguarda le paghe dei top manager, tra i pochi a non dover fare sacrifici. Importanti approfondimenti come al solito nelle pagine successive, ma vale anche la pena di dare almeno un’occhiata alla scena internazionale, con la fine ormai imminente della guerra in Iraq, vista da tutti o quasi come un grande fallimento sotto molti punti di vista.

Il Messaggero

Anche qui viene presentata la situazione interna, con le dichiarazioni di Berlusconi: “Monti disperato, non è detto che duri”, e le previsioni di Confindustria. Molto spazio viene dedicato infine agli effetti della manovra sulle professioni.

Libero

“Silvio torna in campo: Monti è disperato”. Il leader del Pdl sostiene che neanche l’ex commissario europeo possa governare il paese senza delle modifiche alla Costituzione. È a dir poco curioso vedere come un giornale di destra critichi così aspramente delle misure così di destra.

Ed è altrettanto curioso notare come invece, la presunta sinistra (Idv eslcuso) sembri molto più accondiscendente con i propositi liberisti di Monti e colleghi. Sembra che la politica italiana stia andando esattamente al contrario, con il Pdl che si scaglia contro i privilegi di manager e grandi aziende, e la sinistra sempre più di stampo thatcheriano.

Le differenze quotidiane C'è un futuro per l'Europa?

Nessuno ormai sembra in grado di assicurare cosa succederà all’Europa. Tutto è in dubbio e ogni decisione è in bilico. L’unica cosa certa è che continua una estenuante altalena con lo spread che continua a salire e poi riscende e la borse due giorni a picco e uno alle stelle. I principali protagonisti della politica europea parlano di ultima chance per salvare la moneta unica, ma all’interno dei parlamenti nazionali si storce il naso di fronte alle condizioni che i trattati impongono.

Il Manifesto

“Un week end da paura”. La prima pagina con l’immagine di una moneta da 1 euro pronta ad essere forgiata (o distrutta?) la dice lunga sulla situazione più che critica che il vecchio continente sta vivendo. Il quotidiano comunista presenta l’ennesimo summit “decisivo” dallo scoppio della crisi, con la Merkel pronta a proporne un altro. Vengono riportate diverse dichiarazioni dei più noti esponenti politici mondiali ma la sensazione è che nessuno sappia bene come muoversi.

La Repubblica

Quasi comicamente si parla ancora di “ultima chance per l’Europa”, con le parole di Sarkozy, Merkel, Monti, Draghi, Obama e molti altri a fare da sfondo. Approfondimenti davvero interessanti sono quelli che riguardano le decisioni della Bce su tassi, pensioni, benzina e imposte. Ogni aspetto della crisi è ormai studiato al dettaglio e questo dà la sensazione che prima o poi, a forza di analizzare tutto ciò che riguarda l’eurozona, si arriverà ad una soluzione.

Il Corriere della Sera

Non differisce di molto la presentazione del Corriere rispetto a quella della Repubblica. Per questa settimana i due quotidiani si equivalgono, in quanto ci parlano in modo completo della situazione europea nella quale siamo sommersi. Anche il giornale di De Bortoli presenta degli approfondimenti da non trascurare, che sembrano quasi più interessanti delle dichiarazioni dei confusi leader europei(sti). Da sottolineare un’intervista di Aldo Cazzullo a Geronzi, il quale racconta alcuni retroscena del crac Parmalat e rivela come ancora oggi la massoneria influisca nel mondo politico e finanziario.

Libero

Il quotidiano di Belpietro parla dei “veri numeri della manovra” che equivalgono ad una colossale stangata. Ogni famiglia perderà 2500 euro e gli italiani saranno vessati dalle atroci misure del quasi odiato Professor Monti. Si fa fatica a ricordare un Libero tanto critico nei confronti della maggioranza (in questo caso tecnica), ma nonostante le solite uscite stravaganti, qualche articolo interessante merita di essere preso seriamente in considerazione ora che sembra essersi conclusa la battaglia apologetica nei confronti di Silvio Berlusconi.

Il Giornale

Molto meno meritevole di elogi Il Giornale, che sembra essere rimasto ancorato a quella logica molto politica e poco giornalista del noi contro loro. I fatti sono pochi e le illazioni troppe.

In pochi, o forse nessuno, sembra aver capito quale sia la soluzione. Si ha la sensazione che forse convenga aspettare che il tempo faccia il suo corso, ma anche in quel caso potremmo trovarci in una situazione ancor più complessa. I continui vertici europei portano a poche e confuse decisioni che i governi nazionali non possono interpretare in maniera definitiva, e tutto questo non fa altro che creare panico e sfiducia, agli investitori e soprattutto ai cittadini.