La voce degli spalti 2012 / 13 – Catania-Bologna 1-0 Quartieri alti

20130217_145518Si riaprono le porte del Cibali, il Catania ospita quest’oggi il Bologna. All’andata fu un clamoroso 4-0 per i rossoblu, ma adesso le cose sono cambiate: gli etnei sono un rullo compressore in casa.

Affluenza allo stadio molto lenta; alla fine si contano poco più di 12.000 spettatori, con pochissimi bolognesi al seguito. Alcune scuole calcio sono sistemate in curva sud, mentre nella zona del club di Piazza dei Martiri campeggia, per la prima volta, una bandiera “No Muos”.

Il clima è caldo, gli ultras della Sud entrano cantando: «Alè alè ohhh/alè alè ohhh/e tanto già lo so/che l’anno prossimo/tu giochi il sabato!», primo sfottò verso il Palermo, sempre più giù in classifica. Orgoglio catanese che echeggia nelle curve, con due piccoli striscioni che recitano “95100” e “095” (rispettivamente CAP e prefisso telefonico di Catania).

20130217_143558Si prepara il consueto lancio di carta per l’ingresso in campo, con qualcuno che ha portato pure i coriandoli di Carnevale avanzati al figlio. Distribuendoli ai tifosi vicini, uno si astiene: «A mia no: l’ultima vota ca lanciai i coriandoli o’ stadiu mi desuru ‘u Daspo!»

Le squadre salutano il pubblico, con la Nord che innalza i propri cori ed i propri bandieroni. Inizia la gara; il Catania, come sempre, parte bene. Non sono molte le azioni da gol, la gara è giocata prevalentemente a centrocampo. In Curva Sud, intanto, compare uno striscione: “Oltre ogni rivalità, Bergamo di mentalità”, in risposta alle scritte esposte dagli ultras dell’Atalanta domenica scorsa.

Arriviamo così al 40’, con Gomez che crossa dalla sinistra, testa di Bergessio, palo! Mezzo stadio era già saltato in piedi, convinto che la palla fosse entrata. L’azione si conclude poi in calcio d’angolo; dal corner va Lodi, spiovente in area, svetta la “tigna” di Almiron, GOOOOOOOL!!!! 1-0!!!!

Catania in vantaggio e squadre che vanno al riposo tra gli applausi del Massimino. Nell’intervallo in molti si improvvisano meteorologi, cercando di interpretare questo cielo nerissimo lato Etna, con nuvoloni spinti a sud dal forte e fastidioso vento. C’è da dire, però, che quando ricompare il sole la giornata sembra primaverile.

Dopo questo intermezzo col naso in su, ci si rifionda con lo sguardo sul perfetto green del Cibali, dove rientrano in campo i 22 giocatori. Maran manda a scaldarsi Adrian Ricchiuti, ma il primo cambio è Biagianti per Almiron, che esce tra gli applausi scroscianti del pubblico.

Il Bologna sembra essere più incisivo e schiaccia il Catania nella propria trequarti; il pubblico soffre e prova a sostenere i rossazzurri. Sugli spalti si prova ad alleviare la tensione: «Auuu Ricchiuti, vidi ca Maran si scurdau di tia!», «Bonu, surasti: ora ti po’ fari a doccia!».

Intanto le due curve espongono delle scritte: nella Nord si legge “Tu mi tesseri, io non ti voto” (striscione apparso contemporaneamente anche in altri stadi d’Italia), nella Sud campeggia “Cellino libero subito”.

Il Bologna mette in campo tutte le sue pedine migliori, sfiora il gol in un paio di occasioni, tanto che Maran alza il muro difensivo inserendo Legrottaglie (acclamatissimo). A pochi minuti dalla fine, poi, viene chiamato anche Ricchiuti: «Ohh, finalmente lo fa entrare!», «Ma quale, ci sta dando le chiavi dello spogliatoio dicendogli “Adduma ‘u scaldabagno ppa doccia!”»

In realtà Adrian entra, ed è proprio lui a servire un pallone d’oro ad Izco, che manca il colpo del ko. Ma ormai siamo giunti agli sgoccioli, tutto lo stadio si alza in piedi cantando. Triplice fischio!!!

Tripudio sugli spalti; i giocatori si riuniscono in cerchio al centro del campo e poi corrono sotto i quattro settori dello stadio a raccogliere l’ovazione dei tifosi.

Uscendo dallo stadio, le radio dei gelatai trasmettono la conferenza stampa di Pulvirenti; è un discorso storico: il Catania, ottenuta la salvezza, per la prima volta cambia ufficialmente obiettivo, puntando all’Europa.

Certo, ci vorrebbe una cornice di pubblico di gran lunga superiore; ma siamo convinti che già tra due domeniche ci sarà il tutto esaurito: non solo perché arriverà l’Inter, ma perché la gente inizia a rendersi conto che, d’ora in avanti, sognar non costa nulla… giusto il prezzo del biglietto!

La voce degli spalti 2012 / 12 – Catania-Fiorentina 2-1 Vertigini europee

ct-fi2Un Catania in grande forma ospita quest’oggi la Fiorentina dell’ex Vincenzo Montella. Ci si attende una grande cornice di pubblico, ma in realtà ci sono non oltre 13 mila spettatori: ci permettiamo di lanciare un appello alla società, sperando possa venire (ancor più di quanto non abbia già fatto in questi mesi) incontro ai tifosi rossazzuri, riducendo il costo dei biglietti (oggi i tagliandi sono di fascia B, con curve a ben 24 euro). Approfondisci

La voce degli spalti 2012 / 08 – Catania-Milan 1-3 A che serve protestare?

Dopo la batosta nel derby di sabato scorso, il Catania torna al “Massimino” per l’anticipo della 15agiornata. È venerdì (capolavori del calcio moderno!) ed arriva un lanciatissimo Milan.

La prevendita è andata un po’ a rilento nel corso della settimana, ma alla fine lo stadio è pressoché esaurito, ad eccezione del settore ospiti dove sono solo un migliaio i rossoneri, provenienti principalmente da Ragusa, Caltagirone, Comiso e dall’ennese.

Tifo caldo, serata fredda. La curva Nord si riempie lentamente; è un’esplosione di colori e c’è anche il tamburo a scandire il ritmo dei cori. Un grande striscione sulla vetrata recita: “Sudare la maglia fino all’ultimo respiro”. Presente anche il nuovo striscione della “Cumacca Etnea”. Carichi come sempre i ragazzi della Sud.

Cori di sfottò da una parte e dall’altra accompagnano il pre-partita, finché le squadre non fanno il loro ingresso in campo in uno stadio che è una bolgia. Nel Catania manca Gomez, lo sostituisce l’ormai rinominato “Pippo” Castro. Eccezionalmente, i rossazzurri nella prima frazione attaccheranno verso la porta lato curva Nord.

La gara inizia bene, Andujar fa una bella parata su Boateng. All’11’ Lodi batte un calcio d’angolo, palla a spiovere, stacco imperioso di Legrottaglie che sfonda la rete… GOOOOLLLLL!!!!! Esplode il Cibali! Applausi scroscianti per il numero 6 rossazzurro, ormai pilastro di questa squadra. Tra i più entusiasti c’è il simpatico tifoso in curva Sud con lo striscione “Amico Nicola”.

La partita si mette sul binario giusto, il Catania amministra ed il Milan fa fatica a rendersi pericoloso. Sugli spalti ci si immagina l’ira di Galliani, qualcuno addirittura ritiene di scorgerlo in tribuna vip: «Talìa, si viri sulu a so tigna! Pari u faru Biscari!»

Finisce il primo tempo, tra gli applausi di gradimento del pubblico etneo. Il problema è resistere immobili per 15 minuti a questo freddo incredibile, piombato su Catania in meno di 24 ore e che ha imbiancato l’Etna, appena visibile dietro il settore ospiti, illuminata dalla luna.

Per fortuna inizia il secondo tempo prima che alcuni vicini di posto vadano in ibernazione. Ed in campo si trovano subito le ragioni per scaldarsi: Barrientos, già ammonito per una simulazione, si fa espellere per un inutile fallo a centrocampo. Pubblico esterrefatto, fischi verso il centrocampista che, francamente, adesso ha davvero molto da rimproverarsi.

La gara cambia radicalmente; passano una manciata di minuti ed El Shaarawy insacca in rete il gol del pareggio, in un Massimino travolto dal boato del settore ospiti. Inizia un tam-tam di messaggi da casa: non ci si può credere, era fuorigioco!!! Ancora! A sfavore del Catania! La tribuna B si alza in piedi, inizia una pañolada spontanea ed un lungo coro «Vergogna, vergogna». I tifosi del club “Angelo Massimino” e del club “CataniaMania” rimuovono gli striscioni in segno di protesta. E nel frattempo arriva anche la doccia fredda del vantaggio milanista: gran gol di Boateng, giù il cappello stavolta!

Mancano 25 minuti, ma il Catania non riesce a reagire; anzi, non riesce proprio a toccare palla. Il Milan sfiora più volte il gol. Entrano Bellusci, Paglialunga e Doukara. «’nchia, Paglialunga! Me l’ero scordato ca joca ancora ccò Catania!» dice il mio vicino di posto.

Ci si avvia mestamente alla conclusione della gara, e dire che in fondo è solo uno il gol di svantaggio. Al 90’ Boateng rifila un calcione a Castro e finisce anch’egli sotto la doccia in anticipo: ci si aspetta un Catania all’arrembaggio per gli ultimi minuti di recupero, invece è il Milan a chiudere la gara, con un gran gol di un sublime El Sharaawy.

Finisce così, 1-3. Uscendo dallo stadio il pubblico riconosce, sportivamente, il talento del giovane attaccante milanista: «Il miglior giocatore visto fin qui al Massimino quest’anno!» Critiche e rabbia nei confronti di Barrientos: «Si nn’a gghiri!», «Tunnaticcillu in Argentina cu l’interessi!» E contestazioni all’arbitro: «È diventato inutile giocare con quelle tre squadre: cambiano i colori, ma la sostanza è sempre quella!»

A dicembre ci sarà una sola gara in casa, contro la Sampdoria tra due settimane. Nel frattempo, martedì arriva il Cittadella per la Coppa Italia. La classifica resta bella, ma serve una scossa. E più rispetto per chi va allo stadio, da parte di tutti. Alla prossima!

La voce degli spalti 2012 / 05 – Catania-Juventus 0-1? Fantasmi del passato

Stadio “Massimino”, ore 10,00: si aprono i cancelli, già gremiti i varchi d’accesso. Tutto esaurito per la sfida alla capolista, fuori dall’impianto si sentono incessanti i cori delle due tifoserie. Spettacolo nelle tribune, assiepate da 21.000 spettatori, con tanti juventini (mascherati da scarpette rossazzurre appena comprate) nei settori dei tifosi di casa.

Sfottò e tifo incessante da entrambi i fronti. Gremito il settore ospite, con tutti i principali gruppi della curva juventina ed i tanti club siciliani di fede bianconera. Rispondono a tono i tifosi rossazzurri, calorosi e carichi per la grande sfida che più di tutte profuma di serie A.

In Curva Nord, dopo sei anni, c’è il ritorno dei tamburi: un boato accoglie l’ingresso del gruppone di ultras e brividi corrono lungo la schiena di tanti tifosi ai primi rintocchi. In tribuna B campeggia uno striscione della scuola calcio di Giovanni Marchese, nonché una scritta del club Assoro per un tifoso scomparso. Carichi come sempre anche gli ultras della Curva Sud che espongono un grande messaggio per i giocatori rossazzurri: “Vulemu unnici liuni”, insieme ad un’altra scritta contro limiti che si vedono solo in Italia: “Trasferte libere”.

Tanti altri striscioni, tra cui un “Conte piangi piangi”, che il tecnico della Juve difficilmente avrà letto, relegato nei box in alto alla tribuna stampa. Nella Nord, con uno stendardo, un catanese ricorda la data odiera agli avversari: “Juventino, oggi è 28, non 30!”; un altro irride il portiere bianconero: “Buffon, ta facisti a jucata?”.

Il Cibali è una bolgia, uno spettacolo, un manifesto di sport ed un’immagine che in questo anticipo di pranzo verrà vista in diretta da mezza Europa. All’ingresso in campo delle squadre grande coreografia della Curva Sud con una imponente coriandolata; striscioni di incitamento nella Nord (dove poco dopo, però, accade il parapiglia, con l’ennesima lite tra frange contrapposte della tifoseria etnea, sedata solo dopo diversi minuti).

Nel resto dello stadio l’incitamento è incessante. Il Catania soffre la Juve, ma il nuovo modulo sembra tenere, con una convincente prestazione dell’esordiente Rolin. Dopo venti minuti la svolta: cross di Marchese, tiro di Lodi, palo!… arriva Bergessio… GOOOOOOOLLL!!! Esplode il Massimino, esultanza indescrivibile.

…ma passa poco meno di un minuto e…incredibile… rete annullata per fuorigioco! Sconcerto e sgomento sugli spalti, inizia un tam tam di telefonate a casa per capire cosa sia successo. Poi la conferma: il gol era regolarissimo! Lo stadio si infiamma, soprattutto dopo che Pulvirenti viene allontanato dalla panchina per proteste. Da qui cambia la gara: sembra un arbitraggio a senso unico, con ben cinque ammonizioni tra le fila rossazzurre ed un Cibali che inveisce e che si sgola ad ogni decisione del sestetto arbitrale, gridando allo scandalo.

A fine primo tempo inevitabile una pioggia di cori contro il giudice di gara ed incredulità per ciò che si sta vedendo: «Non ci credo, ma che partita sta arbitrando?» si chiedono in tanti, senza trovare risposte.

Al rientro in campo il pubblico torna a spingere i rossazzurri. Il Catania ci mette il cuore, Izco è stoico nel bloccare puntualmente Asamoah sulla fascia, ma l’impressione è che la partita si sia messa davvero male. E dopo poco arriva il patatrac: tiro di Bendtner, parata di Andujar, ma Vidal appoggia facilmente a porta vuota: 0-1. C’è rassegnazione in tribuna, ma arriva una pioggia di sms da chi guarda la partita da casa: il gol era da annullare per fuorigioco! Altro errore, il clima allo stadio è incandescente, in molti restano senza voce per le proteste e le grida, è una pioggia di “ladri, ladri” e “vergogna”. I rossazzurri restano addirittura in dieci uomini per l’espulsione di Marchese.

Si prova a sdrammatizzare, si cerca di riderci sopra: Andujar fa un rinvio sbilenco ed il solito “scunchiurutu” in tribuna si chiede: «Ma c’avi i scappi de cinisi?». Risate che si spengono presto, nell’amaro di uno spettacolo che appare indecente. La partita scivola via, con tante occasioni sprecate dalla Juve (strepitoso Andujar in diverse parate, che strappano applausi e consensi) ed una generoso finale dei rossazzurri che però non porta a nulla.

Finisce così: 1-0, ma 0-1 per Gervasoni. La Juve ha sicuramente giocato meglio, ma gli applausi sono tutti per il Catania, con cori di indignazione nei confronti degli arbitri e dei bianconeri. Uscendo dallo stadio l’attenzione è rivolta alle radioline per ascoltare le dichiarazioni di Pulvirenti, che in effetti sono arroventate. «Fa bene a farsi sentire, ora basta! Meritiamo rispetto!». Parere condiviso da moltissimi, ma questo poco importa. Ciò che importa è che, nel frangente del gol annullato a Bergessio, si è assistito ad una situazione imbarazzante. Il regolamento prevede che in caso di dubbio sul fuorigioco il guardalinee non debba alzare la bandierina. Qui, invece, il sig. Maggiani, dopo essere corso verso il centrocampo assegnando il gol, è ritornato incredibilmente sui suoi passi dopo le proteste della panchina bianconera. Doppio errore quindi!

Spiegateci tutto questo, spiegateci cosa abbiamo guardato oggi. Al di là degli strascichi, degli insulti, della lite in sala stampa, delle giustificazioni sconclusionate dei media, vorremmo capire davvero come si sia potuto arrivare a quella decisione sbagliata, incoerente, irrazionale, pazza, assoggettata, soggiogata o scegliete voi come sia opportuno aggettivare.

Di certo solo una cosa: uno stadio così pieno e così caloroso, con le coreografie, i tamburi, i cori incessanti (e senza le risse tra tifosi) è ciò che vorremmo vedere ad ogni partita. A cominciare da domenica, contro la Lazio.

PS

Mentre inserivamo on-line questo pezzo, arriva la provocazione di Pulvirenti: «Rigiochiamo la partita». Ovviamente non se ne farà nulla ma in fondo sono le parole più sensate sentite fino ad ora.

La voce degli spalti 2012 / 02 – Catania-Napoli 0-0 Un pareggio che sa di impresa

Torna il caldo in Sicilia, proprio la domenica in cui i rossazzurri di Maran ospitano il Napoli. Temperature elevatissime per la prima partita pomeridiana al “Massimino” per questa stagione; lo stadio si riempie molto lentamente, la maggior parte degli spettatori preferisce restare all’ombra o nei bar piuttosto che accomodarsi con anticipo negli assolati gradoni.

Discreta la cornice di pubblico; la Curva Nord è come sempre piena, ma uno dei gruppi ultras portanti si stacca dal settore centrale per spostarsi nell’anello superiore. Ne risulta una curva spaccata in due, con un vuoto nel cuore del tifo e cori che partono da parti diverse, finendo per mescolarsi. Non si sa quali siano le esatte ragioni della divisione, ma in tanti auspicano un chiarimento affinché possa tornare il tifo di sempre.

Buono invece l’incitamento della Sud, malgrado gli ultras entrino davvero all’ultimo istante prima del fischio d’inizio. Parecchi i tifosi partenopei al seguito, sparsi un po’ ovunque nello stadio e con alcune centinaia posizionate nel settore ospiti. In totale sono circa 15 mila gli spettatori (di cui 8711 abbonati, dato finale della campagna abbonamenti).

Inizia la gara ed arriva subito il colpo di scena. Alvarez dopo 90 secondi sbaglia uno stop e commette fallo da ultimo uomo su Cavani: cartellino rosso e Catania in 10 per tutta la gara. Sugli spalti è un conciliabolo generale, tra chi dice che l’espulsione ci stava e chi se la prende con l’arbitro; alla fine il solito tifoso munito di radiolina mette tutti d’accordo: “Carusi, a “Tutto il calcio” dicono che era espulsione netta, quindi stativi muti e taliativi a pattita!”.

La gara si infiamma, il pubblico sprona i rossazzurri e si schiera contro l’arbitro Bergonzi, soprattutto dopo un paio di decisioni inspiegabili ai danni del Catania. Il Napoli, come ovvio, fa la partita e gestisce il possesso palla. Gli etnei si limitano a coprire e provare le ripartenze, ma il caldo sicuramente non facilita le cose. Cavani e Pandev provano a cambiare il risultato, ma l’occasione più ghiotta del primo tempo ce l’ha Spolli, che di testa non riesce a spedire in porta.

Si va al riposo sullo 0-0. “Mbare, o’ ‘ccattamuni na bacinella d’acqua ca squagghiai!”, “Stu scunchiurutu di Bergonzi appizzau na pattita!”, “Ma senti, cchi fa ci calamu a Plaia dopo?”: solite chiacchiere da stadio, solita “liscìa” catanese che condisce la domenica sportiva a suon di battute e frasi improbabili.

Inizia il secondo tempo con Maran che getta nella mischia Izco al posto di un abulico Biagianti: “Finammenti ‘u capiu Maran… IZZICO, cerca di curriri comu a n’pazzu!”. La partita resta simile al primo tempo, con il Napoli che fa girare la palla ed il Catania che si difende; il cronometro scorre e questo pareggio ha il gusto dell’impresa.

La Curva Nord intanto ricorda il gemellaggio con i napoletani con uno striscione: “Rispetto e mentalità tengono unite queste città”. Poco dopo viene esposta un’altra scritta: “Scendete dal palco, calate il sipario. Da oggi si cambia scenario. Ultras Liberi”.

In campo Mazzarri le prova tutte, schierando addirittura quattro punte. Ma non c’è niente da fare, anzi alla fine è il Catania a sfiorare il colpaccio: Gomez ruba il tempo a Cannavaro e calcia a botta sicura… miracolo di De Sanctis! Siamo all’88’ e tutto il pubblico si alza in piedi, la Nord è una bolgia. Passa un minuto e Gomez ha un’altra chance: controllo di destro, tiro a giro, palo!!! Sarebbe crollato lo stadio!

Alla fine è un ottimo pareggio, i rossazzurri escono dal campo tra applausi scroscianti. “E comunque acchiappammu 1 puntu su Milan e Inter…” ricorda quello di prima, che nel frattempo recita i risultati ai vicini di posto.

Si esce dallo stadio soddisfatti, rammentando che già mercoledì sera ci si rivedrà, in occasione del turno infrasettimanale contro l’Atalanta. E allora, a mercoledì!