La voce degli spalti 2012 / 19 – Catania-Pescara 1-0 Festa di fine anno

Ultima giornata in casa e clima di festa al Massimino. Nell’anticipo serale della trentasettesima giornata arriva il già retrocesso Pescara. Pubblico delle grandi occasioni a far da cornice al saluto al Catania dei record, malgrado la partita non abbia quasi nulla da dire.

La promozione della società (prezzi scontati a chi entra con un abbonato) ha dato i suoi frutti, con circa 18.000 spettatori a gremire lo stadio. Curiosamente, come nella scorsa partita, un solo tifoso ospite.

Tante scritte “salutano” l’ultima uscita casalinga dei rossazzurri. Una di queste recita: “StuPitu dal Catania”; nella Nord due freschi sposini festeggiano il matrimonio allo stadio, ancora in abiti da cerimonia, sottolineando la propria passione con uno striscione (nella foto in basso).

In Curva Nord campeggia una grande scritta: “Onore a chi ha lottato!”. Nella Sud si legge: “Genova di mentalità e di onore, Catania è vicina al vostro dolore”, con riferimento alla tragedia nel porto della città ligure.

Al centro della tribuna B manca lo striscione del club Massimino (strappatosi nelle scorse partite). Nella Sud c’è un nuovo bandierone degli Irriducibili. Ultima gara da capo ultrà (almeno così pare) per lo storico Ciccio Famoso, che viene acclamato a gran voce dai tifosi in Curva Nord.

Il Catania si riscalda con le maglie rosse dell’iniziativa “Le ali morali”. Il prepartita è scandito da musica da discoteca (finalmente, ci voleva tanto?!). I tantissimi ragazzi di scuole e scuole-calcio si fanno sentire ed apprezzare per i colori e la vivacità, soprattutto quelli sistemati in tribuna B.

Le squadre entrano in campo sulle note di “Catania siamo noi” di Giuseppe Castiglia: torce stroboscopiche e fumogeni rossazzurri in entrambe le curve, coriandoli dalla tribuna B.

I rossazzurri partono alla carica, creando subito numerose occasioni. Il pubblico apprezza, le curve non smettono di cantare. Barrientos inizia uno show personale, strabiliando con giocate d’alta scuola. La palla non entra, anche per alcune buone parate di Perin, ma la partita è gradevole ed il Catania gioca a memoria.

A metà tempo Legrottaglie è costretto ad abbandonare la gara (frattura allo zigomo, ndr) ed il pubblico si alza in piedi per salutarlo. Al suo posto entra Biagianti.

Finisce il primo tempo tra gli applausi scroscianti. Nell’intervallo, sugli spalti, spazio alle considerazioni di fine campionato: “Abbiamo fatto una stagione strepitosa”, “Peccato non aver avuto soddisfazioni con le tre big e nel derby”, “Domani u Palermo si ni cala… Ancora penso alle provocazioni di Rinaudo del 2008 e mi fazzu du’ risati!”

Inizia il secondo tempo, la musica non cambia. Catania che spinge, con la prima occasione che passa per i piedi di Biagianti. Al 7’, Barrientos recupera un pallone a centrocampo, Almiron serve sulla fascia Bergessio in contropiede, cross al centro, arriva Gomez… GOOOLLL!!!!!!! 1-0! Forse l’ultimo gol del Papu in maglia rossazzurra.

Poco dopo in Curva Sud compare uno striscione contro Enzo Bianco e parte un coro anti-atletisti: il riferimento è alle sue recenti dichiarazioni sul nuovo stadio ed all’appoggio nel 1993 a Proto nella creazione dell’Atletico Catania.

La partita intanto scivola via. Barrientos continua ad incantare: in un’azione salta alla grande tre avversari e serve un gran pallone a Bergessio, che spreca. Tutto il pubblico si alza ed intona “Pitu, Pitu”. Ovazione anche per Pulvirenti, che risponde a tono ad un “salta con noi, presidente”. Poi inizia la ola di tutto lo stadio, cosa che al Massimino non si vedeva da anni!

MarcheseAl triplice fischio è un tripudio. Tutti  i giocatori portano a centrocampo un grande striscione con lo stemma del Catania e saltano insieme al pubblico al coro “chi non salta è rosanero”; poi inizia il giro di campo, con lancio di magliette e saluti al pubblico. Una festa che dura una ventina di minuti ed è il giusto finale di un gran bel campionato.

Lo stadio si svuota, resta il silenzio. Sarà così per i prossimi tre mesi. Il Catania si congeda dai suoi tifosi e noi ci congediamo da questa rubrica. Un grazie va a chi, tra battute, striscioni, coreografie e cori contribuisce a rendere spettacolare la “partita di pallone” non solo nel rettangolo verde, ma anche e soprattutto sugli spalti. Grazie, in particolare, ai miei vicini di posto (tante volte citati) ed a tutti coloro che hanno dato un senso a questa rubrica.

Forza Catania!

(foto: Ansa/Galtieri/Russo)

La voce degli spalti 2012 / 17 – Catania-Palermo 1-1 La festa rovinata

CATANIA-PALERMOAvvicinandosi allo stadio è un’esplosione di cori; guardando i volti di chi fa la fila al prefiltraggio si legge l’attesa, la voglia d’entrare, la carica. Ognuno indossa la sciarpetta rossazzurra; tante bandiere, tanti stendardi. Questa è Catania-Palermo, il derby di Sicilia, partita che quest’anno vale qualcosa di più del semplice primato regionale (almeno per per il Palermo).

Sono le 14.00. Salendo le scale del Cibali un brivido corre lungo la schiena. Giunti alla fine della rampa la scena è quella delle grandi occasioni: stadio gremito e coloratissimo, una bolgia.

Innumerevoli gli striscioni, impossibile leggerli tutti. La curva Nord è già piena; al centro campeggia un nuovo bandierone con l’immagine di Angelo Massimino. Due grandi scritte, in alto ed in basso della curva, formano un messaggio perentorio: “Fino al 90° undici ultras”.

Nel settore ospiti, accessibile quest’oggi a massimo 600 persone, sono attesi circa 400 palermitani. In pochi al momento sono entrati, ma l’elicottero della polizia che continua a volare nel cielo plumbeo annuncia l’imminente arrivo del gruppone.

La tribuna B è l’unico settore dove non c’è il pienone, ma all’interno dell’impianto si contano circa 18.000 presenze. Si vocifera da giorni che entrambe le curve faranno la coreografia e lentamente gli ultras distribuiscono cartoncini bianchi con una grande “B” nera.

Il pre-partita è rovente. Il coro più gettonato, si sa da mesi, è uno: “E tanto già lo so / che l’anno prossimo / tu giochi il sabato!”. All’ìngresso in campo dei giocatori rosanero una bordata di fischi sommerge il rettangolo di gioco; poi tutto lo stadio inizia a saltare sulle note di “Chi non salta è rosanero” e “Alè vulcano”. Il Catania è accolto da un boato e, dopo poco, nel rituale cerchio di giocatori che si danno la carica si aggiunge virtualmente tutto lo stadio.

Squadre negli spogliatoi e tutto pronto per l’ingresso in campo. Attesa spasmodica, formazioni gridate da tutto il pubblico ed un incessante “ohhhh” che accompagna gli ultimi secondi. Escono le squadre dal tunnel, si alza la coreografia… SPETTACOLO! In curva Sud campeggia anche un grande telone con un elefante e la scritta “Irriducibili Catania, Ultras Curva Sud”. I rosanero rispondono con bandiere e sciarpe al vento.

Catania-Palermo 2Mentre si alza il tono dei cori e vengono accesi fumogeni rossazzurri dalle due curve, inizia il match. Il Catania parte all’attacco. I rossazzurri sfiorano il gol in un paio di occasioni, il Cibali sussulta.

Dopo un po’, dalla Curva Nord si leva il coro “Un rosanero in croce” (cantato, come sempre, da Ciccio Famoso); nell’incredulità di tutti, la Sud risponde: non accadeva da quel maledetto 2 febbraio che le due curve scandissero un coro insieme. Tutto lo stadio lo canta, il botta e risposta dura parecchi minuti, fino al boato finale (non c’è bisogno di ricordare qui come finisce il coro…!).

Sul campo le squadre si danno battaglia, ma il vero spettacolo quest’oggi è sugli spalti: le due curve sono degne dei fasti di un tempo ed anche nella Sud (dove di solito il resto del pubblico non asseconda i cori degli ultras) l’intero settore è in piedi a cantare. Sempre gli Irriducibili espongono uno striscione dedicato agli ultras del Borussia Dortmund, con cui si è creato un bel gemellaggio (una cinquantina di catanesi erano in curva a Dortmund nei quarti di Champions League).

Lodi, intanto, fa venire i brividi a Sorrentino con due grandi punizioni, la prima delle quali diretta all’incrocio e solo un miracolo del portiere rosanero evita il gol. Dall’altro lato Andujar si rende protagonista di un grande intervento su contropiede di Ilicic.

Finisce così il primo tempo. Nel frattempo sono arrivati gli altri tifosi rosanero ed adesso quasi tutto l’anello superiore del settore ospiti è pieno. I cori e gli sfottò non smettono nemmeno all’intervallo.

Il ritorno in campo delle due squadre è accolto da cartoncini rosa da parte dei palermitani, mentre la Curva Nord si esibisce in un lancio di carte e coriandoli.

La partita adesso sembra bloccata. Nel Catania entra Castro e cambia dunque il modulo. Proprio l’argentino si rende pericoloso con un gran tiro, deviato in angolo. Al 70’ la svolta: Gomez crossa in mezzo, girata di Barrientos, deviazione, palo, GOOOOLL!!!!!!!!

È impazzito il Cibali!!!Tutto il Catania corre sotto la Nord ad esultare, lo stadio viene giù!!! Tutto il pubblico a saltare, non si capisce più niente!!!

Ammutolito il settore ospiti, i cori delle due curve rimbombano per tutto lo stadio e per mezza città. In curva Nord compare uno striscione: “Volevi in B i catanesi, ora gioca il derby con i trapanesi”, la Sud risponde con “Continuando con Zamparini… a breve ‘u derby cco’ Lentini”.

La partita sembra scorrere via, iniziano i primi cori “Serie B, Serie B” e “Salta con noi Fabrizio Miccoli”, anche se i più scaramantici restano in silenzio.

Al 95’ la beffa: Bellusci perde l’ultimissimo pallone della gara e fa fallo a centrocampo; l’arbitro fa battere. Palermo tutto avanti: la palla spiove in area, testa di Hernanez e gol di Ilicic. Incredulità sugli spalti, mentre esplode la panchina rosanero ed il settore ospiti.

In campo succede un parapiglia, con Andujar che viene espulso per rissa. L’arbitro, intanto, fischia la fine. Le due curve riprendono a cantare, ma ovviamente sono i palermitani i più carichi. Una festa rossazzurra per 95 minuti, rovinata all’ultimissimo secondo. Per la prima volta da sei anni lo scettro di Campioni di Sicilia (nel computo tra andata e ritorno) va al Palermo.

Si riavvolgono mestamente gli striscioni, mentre i palermitani continuano a far festa. Uscendo dallo stadio, più che rammarico, c’è rabbia per quelle ingenuità di Bellusci (sia nel fallo che nel gol). In questo clima di collera e delusione, resta comunque lo straordinario spettacolo offerto dai tifosi sugli spalti.

Il campionato del Catania, verosimilmente, finisce qui. L’appuntamento è tra due settimane per la partita contro il Siena, la penultima in casa per quest’anno. Il Palermo, invece, dovrà sudare ancora parecchio. Per sapere se l’anno prossimo si rivedrà il derby bisogna aspettare, probabilmente, fino all’ultima giornata.

(foto: Ansa)

La voce degli spalti 2012 / 14 – Catania-Inter 2-3 Due facce

Curva SudL’atmosfera è quella delle grandissime occasioni, il Cibali è tutto esaurito ed in città si vive quell’atmosfera unica delle partite storiche. Il Catania si gioca qualcosa di importante contro l’Inter di Stramaccioni.

Lo stadio è gremito fino all’inverosimile. Sulla vetrata della Nord si legge “Un mito nella storia, onore a Massimino”, mentre nella Sud “Fianco a fianco verso l’Europa”. Tanti striscioni sugli spalti, tra cui un “Allerta Sicilia occidentale: temperatura -22”, in riferimento ai punti di distacco del Palermo.

Il prepartita è scandito dalla musica diffusa dagli altoparlanti della tribuna A (era ora!). Il Catania viene accolto con cori incessanti, mentre l’Inter con fischi assordanti.  Da segnalare, nel clima di festa, un ricordo particolare: uno striscione in tribuna B saluta Salvatore Crisafulli, il catanese che anni fa si era risvegliato dal coma e che ci ha lasciati nei giorni scorsi.

001All’ingresso delle squadre in campo lo stadio è una bolgia. Bella coreografia rossazzurra della tribuna B (anche se con scritta “Catania” non proprio leggibile), in Curva Sud fumogeni rossazzurri e palloncini, nella Nord un grande striscione recita: “Tentare si può… vincere pure! Avanti Catania, regalaci un sogno”. I 500 interisti nel settore ospiti rispondono con bandierine crociate.

Cori incessanti, le curve sono tornate quelle di un tempo, calde, colorate, instancabili. Gli undici in campo sentono l’atmosfera e partono alla grande. Bergessio lotta su un pallone a fondo campo, salta Juan Jesus, rientra su destro, tiro… GOOOOOOOOOOOOOOOOOOOL!!!!! Crolla il Massimino! Siamo al 7’ e siamo già in vantaggio!!!!

Lo stadio si carica ancor di più, ventimila cuori dentro il rettangolo verde. Siamo al 19’, Lodi batte un punizione dalla trequarti da posizione centrale. Spiovente in area, testa di Marchese, palla che scavalca il portiere e si adagia in rete… GOOOOOOOOOOLLL!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 2-0! 2-0! 2-0! Incredibile! Il pubblico è in estasi!

Il Catania continua a giocare alla grande, l’Inter è al tappeto, non c’è storia in campo. Dopo altre due occasioni sprecate, si chiude il primo tempo: applausi scroscianti di tutto il pubblico.

Nell’intervallo si riscalda Palacio, è scontato che Stramaccioni voglia cambiare qualcosa. Sugli spalti si prova a prendere un po’ di fiato, finora è stata una partita pazzesca. Un tifoso grida: «Moratti! Apriti un tabacchino che è meglio!»

003Inizia il secondo tempo. Dopo una manciata di minuti Bergessio si presenta a tu per tu con Handanovic, che para il tiro del numero 9 etneo; pubblico con le mani sui capelli. «Si devono segnare questi gol, perché se no si pagano»

E infatti… Rolin si perde Palacio, cross in mezzo, testa di Ricky Alvarez e gol: 2-1. Il pubblico applaude, provando a scuotere i rossazzurri; ma adesso è l’Inter ad avere il pallino del gioco, il Catania sembra stanco e soprattutto spaventato.

Dopo un po’ arriva la doccia fredda: su un cross dalla sinistra, la difesa si perde ancora Palacio, che insacca di testa: 2-2!

L’Inter non si accontenta, il Catania sembra ko. I nerazzurri sfiorano il gol con Schelotto, Palacio e Cambiasso, gli etnei fanno poco per impensierire gli avversari. La partita è tesa, non mancano alcuni battibecchi e cartellini gialli.

Bergonzi assegna 4 minuti di recupero; su un anticipo a centrocampo Spolli si allunga incredibilmente il pallone, innescando il contropiede dell’Inter. La palla arriva a Cambiasso, il quale dentro l’area piccola mette a sedere lo stesso Spolli, serve indietro per Palacio che di piatto sigla il sorpasso: 2-3!

Cala il gelo, lo stadio è ammutolito, incredulo. Dopo meno di due minuti l’arbitro decreta la fine della gara. I 500 interisti esultano, gli altri 20.000, dopo un po’ di indecisione, iniziano ad applaudire i rossazzurri.

Peccato, peccato davvero. Dopo quel primo tempo era difficile prevedere un simile patatrac. Ma in tanti ringraziano comunque il Catania, che mestamente saluta il pubblico. Le curve intonano “Siamo sempre con voi”.

Uscendo dallo stadio, il silenzio è surreale. Qualcuno azzarda un commento, perlopiù sconclusionato: «Sa vinneru», «È tutto compromesso», «Doveva fare dei cambi prima», e via dicendo.

Noi la pensiamo così: le partite durano 90 minuti, ed oggi ne abbiamo avuto la conferma. Ma, allo stesso modo, il campionato dura 38 partite, ed ancora ne manca quasi un terzo. L’amarezza è tanta, ma è legata a questa partita; si è persa una gara importante, ma questa squadra ha dimostrato di sapersi rialzare ed in fondo sono solo 3 punti dal sesto posto e 5 dal quinto.

Vorremmo chiudere sottolineando il gesto di un immenso campione: Zanetti, sabato, appena atterrato a Fontanarossa, ha preso un’auto ed è corso al Policlinico per far visita ad un bambino che dev’essere operato. Dopo avergli regalato la sciarpa, ha preso l’album Panini del bambino dicendo: “Questo lo prendo io, domani lo riavrai con tutte le firme dei giocatori dell’Inter. Finché non saranno tutte non si scende in campo”. Nient’altro da aggiungere.

Alla prossima in casa, Catania-Udinese.

(foto di Filippo Galtieri)

La voce degli spalti 2012 / 13 – Catania-Bologna 1-0 Quartieri alti

20130217_145518Si riaprono le porte del Cibali, il Catania ospita quest’oggi il Bologna. All’andata fu un clamoroso 4-0 per i rossoblu, ma adesso le cose sono cambiate: gli etnei sono un rullo compressore in casa.

Affluenza allo stadio molto lenta; alla fine si contano poco più di 12.000 spettatori, con pochissimi bolognesi al seguito. Alcune scuole calcio sono sistemate in curva sud, mentre nella zona del club di Piazza dei Martiri campeggia, per la prima volta, una bandiera “No Muos”.

Il clima è caldo, gli ultras della Sud entrano cantando: «Alè alè ohhh/alè alè ohhh/e tanto già lo so/che l’anno prossimo/tu giochi il sabato!», primo sfottò verso il Palermo, sempre più giù in classifica. Orgoglio catanese che echeggia nelle curve, con due piccoli striscioni che recitano “95100” e “095” (rispettivamente CAP e prefisso telefonico di Catania).

20130217_143558Si prepara il consueto lancio di carta per l’ingresso in campo, con qualcuno che ha portato pure i coriandoli di Carnevale avanzati al figlio. Distribuendoli ai tifosi vicini, uno si astiene: «A mia no: l’ultima vota ca lanciai i coriandoli o’ stadiu mi desuru ‘u Daspo!»

Le squadre salutano il pubblico, con la Nord che innalza i propri cori ed i propri bandieroni. Inizia la gara; il Catania, come sempre, parte bene. Non sono molte le azioni da gol, la gara è giocata prevalentemente a centrocampo. In Curva Sud, intanto, compare uno striscione: “Oltre ogni rivalità, Bergamo di mentalità”, in risposta alle scritte esposte dagli ultras dell’Atalanta domenica scorsa.

Arriviamo così al 40’, con Gomez che crossa dalla sinistra, testa di Bergessio, palo! Mezzo stadio era già saltato in piedi, convinto che la palla fosse entrata. L’azione si conclude poi in calcio d’angolo; dal corner va Lodi, spiovente in area, svetta la “tigna” di Almiron, GOOOOOOOL!!!! 1-0!!!!

Catania in vantaggio e squadre che vanno al riposo tra gli applausi del Massimino. Nell’intervallo in molti si improvvisano meteorologi, cercando di interpretare questo cielo nerissimo lato Etna, con nuvoloni spinti a sud dal forte e fastidioso vento. C’è da dire, però, che quando ricompare il sole la giornata sembra primaverile.

Dopo questo intermezzo col naso in su, ci si rifionda con lo sguardo sul perfetto green del Cibali, dove rientrano in campo i 22 giocatori. Maran manda a scaldarsi Adrian Ricchiuti, ma il primo cambio è Biagianti per Almiron, che esce tra gli applausi scroscianti del pubblico.

Il Bologna sembra essere più incisivo e schiaccia il Catania nella propria trequarti; il pubblico soffre e prova a sostenere i rossazzurri. Sugli spalti si prova ad alleviare la tensione: «Auuu Ricchiuti, vidi ca Maran si scurdau di tia!», «Bonu, surasti: ora ti po’ fari a doccia!».

Intanto le due curve espongono delle scritte: nella Nord si legge “Tu mi tesseri, io non ti voto” (striscione apparso contemporaneamente anche in altri stadi d’Italia), nella Sud campeggia “Cellino libero subito”.

Il Bologna mette in campo tutte le sue pedine migliori, sfiora il gol in un paio di occasioni, tanto che Maran alza il muro difensivo inserendo Legrottaglie (acclamatissimo). A pochi minuti dalla fine, poi, viene chiamato anche Ricchiuti: «Ohh, finalmente lo fa entrare!», «Ma quale, ci sta dando le chiavi dello spogliatoio dicendogli “Adduma ‘u scaldabagno ppa doccia!”»

In realtà Adrian entra, ed è proprio lui a servire un pallone d’oro ad Izco, che manca il colpo del ko. Ma ormai siamo giunti agli sgoccioli, tutto lo stadio si alza in piedi cantando. Triplice fischio!!!

Tripudio sugli spalti; i giocatori si riuniscono in cerchio al centro del campo e poi corrono sotto i quattro settori dello stadio a raccogliere l’ovazione dei tifosi.

Uscendo dallo stadio, le radio dei gelatai trasmettono la conferenza stampa di Pulvirenti; è un discorso storico: il Catania, ottenuta la salvezza, per la prima volta cambia ufficialmente obiettivo, puntando all’Europa.

Certo, ci vorrebbe una cornice di pubblico di gran lunga superiore; ma siamo convinti che già tra due domeniche ci sarà il tutto esaurito: non solo perché arriverà l’Inter, ma perché la gente inizia a rendersi conto che, d’ora in avanti, sognar non costa nulla… giusto il prezzo del biglietto!

La voce degli spalti 2012 / 11 – Catania-Roma 1-0 Più di una semplice vittoria

Catania-RomaÈ più di una semplice partita, è poco meno di un derby, è una gara attesa spasmodicamente per tanti motivi: il 7-0 rimediato nel 2006, l’agguato ai tifosi etnei lo stesso giorno per le vie della Capitale, i due punti persi tre anni fa all’ultimo istante al Massimino con la svista del guardalinee e le sconfitte con altrettanti errori arbitrali all’Olimpico; ma anche le tante soddisfazioni, come la salvezza nel 2007, il cucchiaio di Baiocco la stagione successiva o la vittoria al 95’ con gol di Gomez due anni fa.

Insomma, Catania-Roma è un match da non perdere. Il pubblico catanese risponde bene, anche se non c’è la cornice dei grandi eventi nell’impianto di Piazza Spedini. Colorata e piena la Curva Nord (con il gradito ritorno di uno storico striscione, quello degli Inarrestabili Marca Liotru), in parte vuota la Sud, con gli ultras che non entrano allo stadio per protesta contro i Daspo combinati domenica scorsa. Nel settore ospiti una sparuta rappresentanza di romanisti, con la suggestiva gigantografia di Alberto Sordi.

Nel pre-partita è ovviamente il mercato a tenere banco; ma ci sono anche i preparativi per la trasferta di Napoli (il 2 febbraio), dove si prevede il consueto esodo in massa di migliaia di catanesi. Iniziano gli sfottò verso i romanisti, con bersaglio prediletto Francesco Totti che, tra l’altro, si ferma durante il riscaldamento e deve rinunciare alla partita.

Il campo è bagnato dalla pioggia caduta fino a pochi minuti prima del fischio d’inizio e ci si attende quindi un gioco fluido. Ed in effetti i primi minuti regalano spettacolo ed emozioni. Mattia Destro, da un lato, sbaglia l’impossibile in almeno un paio d’occasioni, mentre il Catania si affida alla verve di Gomez che sembra davvero in giornata di grazia ed asfalta ripetutamente sulla propria corsia Piris.

La spinta della Nord è incessante, con gli ultras che espongono uno striscione molto applaudito: “Vulcano, sole e mare: è Catania la vera Capitale!” (foto di Galtieri). La bolgia del Cibali attira un gattino che, al 32’, esce dal tunnel degli spogliatoi e corre lungo la pista d’atletica, sotto lo sguardo di un divertito Pulvirenti. Intanto, sul campo, Almiron si infortuna e mette nei guai mister Maran che, già senza Lodi e con un Salifu che fatica a trovare la posizione giusta, è costretto a mettere dentro “Pippo” Castro.

Il primo tempo si chiude tra gli applausi, ma anche con la consapevolezza di aver rischiato di brutto: «Loro hanno avuto almeno 6 palle gol nitide, meritavano il vantaggio», «Si, ‘mbare, ma a palla jè tunna e si macari iddi su cche peri tunni nun ponu signari!»

Inizia il secondo tempo e la partita cambia radicalmente: il Catania sembra essere disposto meglio in campo, mentre la Roma sparisce lentamente. Il pubblico comprende il momento e spinge i rossazzurri. Zeman capisce che sulla destra Piris non riesce proprio a contenere Gomez e lo sostituisce con Marquinhos; ma la musica non cambia ed al 61’ Bergessio difende un gran pallone, servendo in profondità il “Papu”. Tutto lo stadio è in piedi: Gomez stoppa, colpisce il pallone di sinistro, la palla scavalca il portiere e si adagia in fondo al sacco… GOOOOOOOOLLLL!!!!! Impazzisce il Massimino, euforia alle stelle! Che gol ha fatto, proprio contro la squadra del re del cucchiaio. Sei anni fa, nella grande trasferta dell’Olimpico, uno striscione rossazzurro recitava: “A Roma er cucchiaio, a Catania u cuppinu!” La perla di Gomez ha reso reale quella storica battuta!

“Chi non salta è romanista” canta tutto lo stadio, mentre nel settore ospiti cala il gelo, anche perché la Roma spinge ma non morde. Zeman le prova tutte, entra anche il giovane Dodò… «Cu è ca trasìu?!», «Dodò!», «Dodò?! …e unni semu, a L’albero azzurro?!?!»

Proprio il talentuoso giallorosso mette i brividi ai rossazzurri, costringendo Andujar ad una gran parata: «Dodò, viri ca su signi t’abbruciu l’arvulu!» si sente dagli spalti.

La Roma si spinge in avanti per gli ultimi assalti, il Catania si difende con i denti e scaraventa il pallone fuori dal campo senza pensarci troppo in più di un’occasione. Uno dei palloni finisce in curva, diventando oggetto di contesa degli spettatori che però poi lo riconsegnano ai raccattapalle: «Talìa cchi scunchiuruti: s’ammazzarru ppi n’palluni e poi spatti c’u tunnarru!»

Manca poco, Bergessio avrebbe anche il pallone per chiudere la gara, ma lo sciupa; si soffre fino alla fine. I ragazzi del gruppo “Zero Stress” ammettono: «Altro che Zero Stress, qua è solo stress: canciamu stu strisciuni!»

Ma finalmente arriva il triplice fischio, boato dalle tribune. I giocatori salutano il pubblico, ma non corrono sotto la curva, suscitando non pochi malumori. Solo Legrottaglie va a salutare gli ultras, tra applausi scroscianti ed il coro: “Uno di noi, Nicola uno di noi”.

Uscendo dallo stadio si fanno un po’ di conti, pensando alla classifica. Si cerca di capire soprattutto dove sia precipitato il Palermo, sconfitto con un secco 3-0 dal Napoli: «… allura Lo Monaco c’abbissau bona a squatra!»

Chiudiamo con una bella immagine: mentre i tifosi si riversano nel traffico automobilistico, una bambina, da una finestra di un palazzo in piazza Lanza, saluta tutti sventolando incessantemente la propria bandiera rossazzurra. La scena dura diverse decine di minuti: è la fotografia più bella di una passione genuina ed inesauribile, alla faccia del marciume del calcio moderno.

Alla prossima!