La voce degli spalti 2012 / 11 – Catania-Roma 1-0 Più di una semplice vittoria

Catania-RomaÈ più di una semplice partita, è poco meno di un derby, è una gara attesa spasmodicamente per tanti motivi: il 7-0 rimediato nel 2006, l’agguato ai tifosi etnei lo stesso giorno per le vie della Capitale, i due punti persi tre anni fa all’ultimo istante al Massimino con la svista del guardalinee e le sconfitte con altrettanti errori arbitrali all’Olimpico; ma anche le tante soddisfazioni, come la salvezza nel 2007, il cucchiaio di Baiocco la stagione successiva o la vittoria al 95’ con gol di Gomez due anni fa.

Insomma, Catania-Roma è un match da non perdere. Il pubblico catanese risponde bene, anche se non c’è la cornice dei grandi eventi nell’impianto di Piazza Spedini. Colorata e piena la Curva Nord (con il gradito ritorno di uno storico striscione, quello degli Inarrestabili Marca Liotru), in parte vuota la Sud, con gli ultras che non entrano allo stadio per protesta contro i Daspo combinati domenica scorsa. Nel settore ospiti una sparuta rappresentanza di romanisti, con la suggestiva gigantografia di Alberto Sordi.

Nel pre-partita è ovviamente il mercato a tenere banco; ma ci sono anche i preparativi per la trasferta di Napoli (il 2 febbraio), dove si prevede il consueto esodo in massa di migliaia di catanesi. Iniziano gli sfottò verso i romanisti, con bersaglio prediletto Francesco Totti che, tra l’altro, si ferma durante il riscaldamento e deve rinunciare alla partita.

Il campo è bagnato dalla pioggia caduta fino a pochi minuti prima del fischio d’inizio e ci si attende quindi un gioco fluido. Ed in effetti i primi minuti regalano spettacolo ed emozioni. Mattia Destro, da un lato, sbaglia l’impossibile in almeno un paio d’occasioni, mentre il Catania si affida alla verve di Gomez che sembra davvero in giornata di grazia ed asfalta ripetutamente sulla propria corsia Piris.

La spinta della Nord è incessante, con gli ultras che espongono uno striscione molto applaudito: “Vulcano, sole e mare: è Catania la vera Capitale!” (foto di Galtieri). La bolgia del Cibali attira un gattino che, al 32’, esce dal tunnel degli spogliatoi e corre lungo la pista d’atletica, sotto lo sguardo di un divertito Pulvirenti. Intanto, sul campo, Almiron si infortuna e mette nei guai mister Maran che, già senza Lodi e con un Salifu che fatica a trovare la posizione giusta, è costretto a mettere dentro “Pippo” Castro.

Il primo tempo si chiude tra gli applausi, ma anche con la consapevolezza di aver rischiato di brutto: «Loro hanno avuto almeno 6 palle gol nitide, meritavano il vantaggio», «Si, ‘mbare, ma a palla jè tunna e si macari iddi su cche peri tunni nun ponu signari!»

Inizia il secondo tempo e la partita cambia radicalmente: il Catania sembra essere disposto meglio in campo, mentre la Roma sparisce lentamente. Il pubblico comprende il momento e spinge i rossazzurri. Zeman capisce che sulla destra Piris non riesce proprio a contenere Gomez e lo sostituisce con Marquinhos; ma la musica non cambia ed al 61’ Bergessio difende un gran pallone, servendo in profondità il “Papu”. Tutto lo stadio è in piedi: Gomez stoppa, colpisce il pallone di sinistro, la palla scavalca il portiere e si adagia in fondo al sacco… GOOOOOOOOLLLL!!!!! Impazzisce il Massimino, euforia alle stelle! Che gol ha fatto, proprio contro la squadra del re del cucchiaio. Sei anni fa, nella grande trasferta dell’Olimpico, uno striscione rossazzurro recitava: “A Roma er cucchiaio, a Catania u cuppinu!” La perla di Gomez ha reso reale quella storica battuta!

“Chi non salta è romanista” canta tutto lo stadio, mentre nel settore ospiti cala il gelo, anche perché la Roma spinge ma non morde. Zeman le prova tutte, entra anche il giovane Dodò… «Cu è ca trasìu?!», «Dodò!», «Dodò?! …e unni semu, a L’albero azzurro?!?!»

Proprio il talentuoso giallorosso mette i brividi ai rossazzurri, costringendo Andujar ad una gran parata: «Dodò, viri ca su signi t’abbruciu l’arvulu!» si sente dagli spalti.

La Roma si spinge in avanti per gli ultimi assalti, il Catania si difende con i denti e scaraventa il pallone fuori dal campo senza pensarci troppo in più di un’occasione. Uno dei palloni finisce in curva, diventando oggetto di contesa degli spettatori che però poi lo riconsegnano ai raccattapalle: «Talìa cchi scunchiuruti: s’ammazzarru ppi n’palluni e poi spatti c’u tunnarru!»

Manca poco, Bergessio avrebbe anche il pallone per chiudere la gara, ma lo sciupa; si soffre fino alla fine. I ragazzi del gruppo “Zero Stress” ammettono: «Altro che Zero Stress, qua è solo stress: canciamu stu strisciuni!»

Ma finalmente arriva il triplice fischio, boato dalle tribune. I giocatori salutano il pubblico, ma non corrono sotto la curva, suscitando non pochi malumori. Solo Legrottaglie va a salutare gli ultras, tra applausi scroscianti ed il coro: “Uno di noi, Nicola uno di noi”.

Uscendo dallo stadio si fanno un po’ di conti, pensando alla classifica. Si cerca di capire soprattutto dove sia precipitato il Palermo, sconfitto con un secco 3-0 dal Napoli: «… allura Lo Monaco c’abbissau bona a squatra!»

Chiudiamo con una bella immagine: mentre i tifosi si riversano nel traffico automobilistico, una bambina, da una finestra di un palazzo in piazza Lanza, saluta tutti sventolando incessantemente la propria bandiera rossazzurra. La scena dura diverse decine di minuti: è la fotografia più bella di una passione genuina ed inesauribile, alla faccia del marciume del calcio moderno.

Alla prossima!

La voce degli spalti / 9bis – Catania-Roma 1-1 Una partita piccola piccola

Ci si ritrova mercoledì 8 febbraio alle 20,00. I biglietti al costo di un euro (giusto il costo della prevendita) incoraggiano il pubblico delle grandi occasioni: gremite tribuna A, tribuna B e Curva Nord, qualche vuoto nella Sud e, ovviamente, deserto il settore ospiti.

La Nord ricorda Fabrizio Lo Presti, il tifoso morto undici anni fa nella trasferta dell’Aquila, con uno striscione e con cori durante tutta la gara.

Lo stadio è una bolgia, si capisce che saranno 25 minuti di fuoco ed il pubblico vuole fare la sua parte. Tutti gli striscioni principali ed i bandieroni delle curve sono presenti, c’è lo spirito di una partita normale, anzi di un big match, malgrado durerà giusto il tempo di un paio di sigarette.

Ci si chiede: “Le squadre faranno l’ingresso in campo o inizieranno direttamente?”. Domanda lecita per una situazione del tutto nuova, quantomeno in una gara del Catania. Alla fine l’ingresso in campo c’è, con tanto di lettura delle formazioni e di coriandolata dagli spalti. I rossazzurri attaccano lato curva Nord, dunque Kosicky, oggi portiere titolare, raggiungendo la propria porta saluta il pubblico della Sud, che ricambia: “Vai Kos… Ckos… Cosisckki… Vabbè va: VAI TOMMAAAASOOO!!!”.

La partita è elettrizzante, le squadre sanno che hanno poco tempo per provare a vincerla. Fioccano diverse occasioni da entrambi i lati, ma l’ultima parola, quasi allo scadere, ce l’ha la Roma: Kosicky salva su tiro a botta sicura di Borini. Lo stadio esplode, quasi avessimo segnato un gol, mentre il mio vicino di posto cade a terra: “Dai Fabri, tagghila cu sta fassa ca non signau!” gli dicono, “Guarda che mi sto sentendo male davvero!”  risponde lui (ed in effetti aveva avuto un calo di zuccheri… cosa provoca una partita di pallone!).

Alla fine è 0-0… pardon… 1-1! Un punto che ci sta, anche se la partita andava certamente chiusa nel primo tempo. L’elemento positivo, sottolineato da tanti, è quello di aver rivisto giocare il Catania dopo tanti rinvii. Adesso inizia un tour de force, già a partire dalla gara di domenica con il Genoa.

PRIMA ERA ANDATA COSI’…

La voce degli spalti / 9 – Catania-Roma 1-1 «Anniati a matula»

È destino: le partite con le grandi, quest’anno, sono tutte caratterizzate dalla pioggia. Avevamo raccontato del diluvio in Catania-Juventus e Catania-Inter, ma il nubifragio abbattutosi sabato sera al Massimino li supera tutti.

Catania-Roma, una delle partite più attese dalla tifoseria rossazzurra, anticipo della diciottesima giornata. In settimana c’erano stati alcuni ritardi nella vendita dei biglietti (si è iniziato solo martedì) e forse questo ha inciso sulla mancanza del pienone. Il pubblico, comunque, non è mancato (a occhio, circa 16mila spettatori).

Tanti gli striscioni anti-Roma, tra cui: “A Roma sei Er Pupone, a Catania sei Er Bidone” e “Roma, quando GAGO ti penso”. Da segnalare, in tribuna, l’assenza (annunciata) dello striscione del Club Vecchia Guardia, per protesta contro il Daspo inflitto al proprio presidente in occasione del derby.

Mezz’ora prima del fischio d’inizio inizia a piovere; l’impressione è quella che possa non finire più. Tutti al riparo, almeno finché le squadre non entrano in campo – cosa che avviene in ritardo rispetto all’orario previsto. In tribuna A fallisce la coreografia, mentre la Curva Sud esplode numerose bombe carta che suscitano la reazione del pubblico e le controminacce verbali da parte degli ultras: non si capisce perché si debba creare a tutti i costi una frattura con il resto dei tifosi, soprattutto perché in questo modo si rischia anche di far sospendere l’incontro!

La gara è bella, il campo pesante mischia le carte e ne esce fuori una partita muscolare, con il Catania abilissimo a sfruttare le ripartenze: tante le occasioni mancate dai rossazzurri nel corso di tutto il primo tempo, con Bergessio (3), Barrientos e Gomez. Nel mezzo, comunque, Lodi – beccato dal pubblico per qualche errore di troppo – pennella una delle sue solite punizioni sulla testa di Legrottaglie che sfonda la rete e corre ad esultare sotto la curva tripudiante. Passano una manciata di minuti, però, e De Rossi beffa un incerto Campagnolo per l’1-1; il romanista si toglie la maglia ed esulta in modo provocatorio, accendendo l’ira del pubblico di fede rossazzurra.

Il primo tempo si chiude così, tra gli sfottò verso i romanisti e la pioggia che non accenna a diminuire. Alla ripresa il campo è peggiorato notevolmente: lato tribuna A si fatica a portare avanti il pallone e ne esce una partita stile Fantozzi. Dopo una ventina di minuti la palla diventa ingiocabile; “Carusi, Gomez si sta anniannu! Datici tubu e pinni!”. L’arbitro sembra recepire il messaggio e al 64’ sospende la gara. Si recupererà a febbraio, partendo dall’1-1.

Uscendo dallo stadio, inzuppati di pioggia e cercando di evitare i fiumi d’acqua gelata che corrono lungo le strade, i commenti sono tanti: “Ha fatto bene a sospendere subito, almeno il recupero ha un senso!”, “Per me invece poteva ancora far proseguire”; “Ma non possono mettere i teloni?”, “Bestia, se già è allagato che li metti a fare i teloni?! Mettatilli ‘nda testa prima ca ti s’arruggia!”.

Insomma, come dice qualcuno: “Non sulu n’anniammu, ma spatti am’à tunnari!”. Alla prossima!