La voce degli spalti 2012 / 05 – Catania-Juventus 0-1? Fantasmi del passato

Stadio “Massimino”, ore 10,00: si aprono i cancelli, già gremiti i varchi d’accesso. Tutto esaurito per la sfida alla capolista, fuori dall’impianto si sentono incessanti i cori delle due tifoserie. Spettacolo nelle tribune, assiepate da 21.000 spettatori, con tanti juventini (mascherati da scarpette rossazzurre appena comprate) nei settori dei tifosi di casa.

Sfottò e tifo incessante da entrambi i fronti. Gremito il settore ospite, con tutti i principali gruppi della curva juventina ed i tanti club siciliani di fede bianconera. Rispondono a tono i tifosi rossazzurri, calorosi e carichi per la grande sfida che più di tutte profuma di serie A.

In Curva Nord, dopo sei anni, c’è il ritorno dei tamburi: un boato accoglie l’ingresso del gruppone di ultras e brividi corrono lungo la schiena di tanti tifosi ai primi rintocchi. In tribuna B campeggia uno striscione della scuola calcio di Giovanni Marchese, nonché una scritta del club Assoro per un tifoso scomparso. Carichi come sempre anche gli ultras della Curva Sud che espongono un grande messaggio per i giocatori rossazzurri: “Vulemu unnici liuni”, insieme ad un’altra scritta contro limiti che si vedono solo in Italia: “Trasferte libere”.

Tanti altri striscioni, tra cui un “Conte piangi piangi”, che il tecnico della Juve difficilmente avrà letto, relegato nei box in alto alla tribuna stampa. Nella Nord, con uno stendardo, un catanese ricorda la data odiera agli avversari: “Juventino, oggi è 28, non 30!”; un altro irride il portiere bianconero: “Buffon, ta facisti a jucata?”.

Il Cibali è una bolgia, uno spettacolo, un manifesto di sport ed un’immagine che in questo anticipo di pranzo verrà vista in diretta da mezza Europa. All’ingresso in campo delle squadre grande coreografia della Curva Sud con una imponente coriandolata; striscioni di incitamento nella Nord (dove poco dopo, però, accade il parapiglia, con l’ennesima lite tra frange contrapposte della tifoseria etnea, sedata solo dopo diversi minuti).

Nel resto dello stadio l’incitamento è incessante. Il Catania soffre la Juve, ma il nuovo modulo sembra tenere, con una convincente prestazione dell’esordiente Rolin. Dopo venti minuti la svolta: cross di Marchese, tiro di Lodi, palo!… arriva Bergessio… GOOOOOOOLLL!!! Esplode il Massimino, esultanza indescrivibile.

…ma passa poco meno di un minuto e…incredibile… rete annullata per fuorigioco! Sconcerto e sgomento sugli spalti, inizia un tam tam di telefonate a casa per capire cosa sia successo. Poi la conferma: il gol era regolarissimo! Lo stadio si infiamma, soprattutto dopo che Pulvirenti viene allontanato dalla panchina per proteste. Da qui cambia la gara: sembra un arbitraggio a senso unico, con ben cinque ammonizioni tra le fila rossazzurre ed un Cibali che inveisce e che si sgola ad ogni decisione del sestetto arbitrale, gridando allo scandalo.

A fine primo tempo inevitabile una pioggia di cori contro il giudice di gara ed incredulità per ciò che si sta vedendo: «Non ci credo, ma che partita sta arbitrando?» si chiedono in tanti, senza trovare risposte.

Al rientro in campo il pubblico torna a spingere i rossazzurri. Il Catania ci mette il cuore, Izco è stoico nel bloccare puntualmente Asamoah sulla fascia, ma l’impressione è che la partita si sia messa davvero male. E dopo poco arriva il patatrac: tiro di Bendtner, parata di Andujar, ma Vidal appoggia facilmente a porta vuota: 0-1. C’è rassegnazione in tribuna, ma arriva una pioggia di sms da chi guarda la partita da casa: il gol era da annullare per fuorigioco! Altro errore, il clima allo stadio è incandescente, in molti restano senza voce per le proteste e le grida, è una pioggia di “ladri, ladri” e “vergogna”. I rossazzurri restano addirittura in dieci uomini per l’espulsione di Marchese.

Si prova a sdrammatizzare, si cerca di riderci sopra: Andujar fa un rinvio sbilenco ed il solito “scunchiurutu” in tribuna si chiede: «Ma c’avi i scappi de cinisi?». Risate che si spengono presto, nell’amaro di uno spettacolo che appare indecente. La partita scivola via, con tante occasioni sprecate dalla Juve (strepitoso Andujar in diverse parate, che strappano applausi e consensi) ed una generoso finale dei rossazzurri che però non porta a nulla.

Finisce così: 1-0, ma 0-1 per Gervasoni. La Juve ha sicuramente giocato meglio, ma gli applausi sono tutti per il Catania, con cori di indignazione nei confronti degli arbitri e dei bianconeri. Uscendo dallo stadio l’attenzione è rivolta alle radioline per ascoltare le dichiarazioni di Pulvirenti, che in effetti sono arroventate. «Fa bene a farsi sentire, ora basta! Meritiamo rispetto!». Parere condiviso da moltissimi, ma questo poco importa. Ciò che importa è che, nel frangente del gol annullato a Bergessio, si è assistito ad una situazione imbarazzante. Il regolamento prevede che in caso di dubbio sul fuorigioco il guardalinee non debba alzare la bandierina. Qui, invece, il sig. Maggiani, dopo essere corso verso il centrocampo assegnando il gol, è ritornato incredibilmente sui suoi passi dopo le proteste della panchina bianconera. Doppio errore quindi!

Spiegateci tutto questo, spiegateci cosa abbiamo guardato oggi. Al di là degli strascichi, degli insulti, della lite in sala stampa, delle giustificazioni sconclusionate dei media, vorremmo capire davvero come si sia potuto arrivare a quella decisione sbagliata, incoerente, irrazionale, pazza, assoggettata, soggiogata o scegliete voi come sia opportuno aggettivare.

Di certo solo una cosa: uno stadio così pieno e così caloroso, con le coreografie, i tamburi, i cori incessanti (e senza le risse tra tifosi) è ciò che vorremmo vedere ad ogni partita. A cominciare da domenica, contro la Lazio.

PS

Mentre inserivamo on-line questo pezzo, arriva la provocazione di Pulvirenti: «Rigiochiamo la partita». Ovviamente non se ne farà nulla ma in fondo sono le parole più sensate sentite fino ad ora.

La voce degli spalti / 16 – Catania-Lecce 1-2 Due ceffoni interrompono il sogno

Il Catania torna al Massimino in questo turno infrasettimanale per affrontare il Lecce. I rossazzurri, sconfitti domenica scorsa a Verona dal Chievo, sono chiamati a riprendere la corsa per sperare di centrare un posto valido per l’Europa.

Lo stadio, considerando che il match non è di cartello e che si gioca in un freddo mercoledì sera, è abbastanza pieno: gremite le due curve, con gli ultras della Sud che hanno preparato uno striscione per gli undici in campo – “Fino alla fine avanti Catania” – ed un nuovo bandierone bianco, rosso e azzurro. Replica la Nord con un altro bandierone nuovo con la scritta “Etnei”. Desolatamente vuoto il settore ospiti.

Si accendono i riflettori ed inizia la gara. Il pubblico spinge il Catania ad una prestazione di rilievo ed in campo i rossazzurri rispondono, creando una serie di buone occasioni da gol. Dopo un po’ la Curva Nord espone uno striscione: “Agata con noi”, in omaggio alla giovane tifosa scomparsa la scorsa settimana, e tutto lo stadio si alza in piedi in un lungo e commovente applauso.

Il solito bel gioco espresso dagli uomini di Montella, però, non viene finalizzato, ed anzi sono i leccesi a rendersi pericolosi cogliendo un palo. Si chiude il primo tempo a reti inviolate, ma il pubblico gradisce e batte le mani al duplice fischio dell’arbitro.

Poco dopo l’inizio del secondo tempo il Catania passa: punizione di Lodi, respinta della difesa, tiro a giro di Barrientos, traversa, testa di Bergessio, rete!! Esplode il Cibali!

La gara si elettrizza, lo stadio si anima e fioccano cori e battute. Tra tutte, emerge: “Muriel, hai n’cognomu ca pari n’detersivu ppi lavari piatti!”. Poco dopo, però, l’arbitro decreta un calcio di rigore per il Lecce per fallo di mano di Marchese; in effetti l’azione è molto confusa e non tutti si rendono conto dell’errore del difensore catanese, scatenando un tripudio di insulti rivolti al direttore di gara: “…Ma l’arbittri i ceccunu o’ campu do’ Porto Ulisse e i pottunu ccà?!?!”. Di Michele si presenta dal dischetto sotto una pioggia di fischi: tiro, fuori! Boato del Massimino. E qualcuno sottolinea: “Di Michele, sai signari sulu cche manu!”, con chiaro riferimento al gol dell’attaccante, allora in maglia rosanero, nel derby del 2 febbraio 2007.

Dopo un botta e risposta tra le due squadre, con un clamoroso palo colpito dall’ex di turno Gennaro Delvecchio, proprio quando la gara sembra destinata alla conclusione, la doccia fredda: ripartenza dei giallorossi e gol di Corvia, a due minuti dal termine. Ma non finisce qui: espulsione di Carrizo per proteste, in porta va Lodi. Altro contropiede degli ospiti, tiro parato in qualche modo dall’occasionale portiere etneo, ma sulla respinta segna proprio Di Michele, facendo saltare in aria la panchina ospite euforica.

Uno-due impressionante del Lecce. Il pubblico di casa è sbalordito, rimane a bocca aperta. Incredibile quanto accaduto e soprattutto inspiegabile. Alcuni puntano il dito contro l’arbitro (ma non c’erano fuorigioco nei due gol), altri se la prendono con la pazzia difensiva dei rossazzurri. Sta di fatto che il Catania frantuma in due minuti 3 punti d’oro.

Uscendo dallo stadio l’amarezza è tanta. La sensazione è quella di essersi svegliati proprio nel cuore di un bel sogno e di avere la testa frastornata e la bocca amara. A sei partite dalla fine sembra proprio che il campionato del Catania sia definitivamente finito; ma sarà davvero così? Sarà il campo a dircelo:  appuntamento alle ultime tre sfide interne.

La tecnologia in campo? Non servirebbe a nulla se gli uomini fossero leali

«…All’inizio del secondo tempo di Milan-Juventus, i giocatori bianconeri hanno ceduto volontariamente la palla ai rossoneri e si sono fermati. Per un attimo increduli, i giocatori del Milan hanno subito afferrato il concetto e dopo aver fatto pervenire la palla a Muntari, questi l’ha messa comodamente in rete senza che Buffon intervenisse. L’arbitro Tagliavento non ha potuto fare altro che convalidare la marcatura e ordinare la ripresa del gioco non prima di avere rivolto un cenno di grato assenso alla panchina juventina. Alla ripresa del gioco, eravamo al 2’ del secondo tempo, il Milan conduceva per 2-0 e nulla avrebbe fatto presagire come sarebbe andata a finire…».

Purtroppo, come tutti sapete, le cose non sono andate così, e una cosa del genere resta solo un sogno. E’ stata una enorme occasione persa per dimostrare che in campo ci possono andare uomini sportivi e leali, mentre nella realtà sembrano tutti soltanto dei marmocchi ricchi e viziati.

Dalla decisione dell’arbitro e dalla bandierina, erroneamente immobile o sventolata del guardalinee, è scaturito un feroce dibattito, con accuse e contraccuse, epiteti e offese, discussioni da bar, liti. Manca solo un bel predicozzo di Celentano, per fortuna ci sono qui io…

Ma ci pensate? Se quelli della Juve avessero fatto quello che pochi hanno solo sognato, quello che l’allenatore della più scalcinata squadra di ragazzini DEVE inculcare ai suoi piccoli giocatori, oggi saremmo qui a parlare di “altissimo esempio morale”, avremmo disinnescato quella terribile e oppressiva convinzione (invece sempre più radicata) che ci porta a pensare che solo i furbi possono fare strada. E magari staremmo anche commentando un favoloso 2-3 conquistato sul campo dalla Juve con un secondo tempo tutto adrenalina (anche se col Milan in 9 per le sacrosante espulsioni di Mexes e Muntari…).

Invece siamo qui a sentire Buffon dire con una faccia d’angioletto cherubino che se anche si fosse accorto della marcatura regolare (gioca da oltre vent’anni e credete che non l’abbia capito?) non avrebbe aiutato l’arbitro, i milanisti che schiumano rabbia e non si curano delle porcate che i loro giocatori hanno commesso in campo (e che meritano una severa squalifica), e ancora gli juventini che straparlano, in un vortice di accuse e contraccuse che non finirà mai. Almeno fino alla prossima polemica.

Un’ultima notazione. Nei pollai calcistico-televisivi invocano l’uso della tecnologia: da questa tranquilla aia diciamo che non farebbe male, avviene già in molti altri sport e sarebbe di facilissima applicazione con un “tavolo tecnico” di esperti (chiamatelo quarto uomo, quinto, sesto, giuria, come vi pare) capace di fornire all’arbitro informazioni corrette in tempo reale.

Ma vi assicuro che tutto questo non servirebbe a nulla se in campo ci andassero dei veri sportivi, gente per cui la lealtà è la prima regola e fair-play non è solo stringersi la mano prima dell’incontro e scambiarsi le maglie alla fine.

L’ennesima occasione perduta e l’ulteriore conferma che appassionarsi ancora a questo sport è solo una perdita di tempo da ingenui creduloni. Amaro ma vero.