Fettuccine "Oslo chiama Bronte"

Ingredienti (per 4 persone): 1/2 kg di fettuccine all’uovo fresche, 50 g di salmone norvegese affumicato a fettine sottili, 1/4 di l di panna liquida, 3 cucchiai di pesto di pistacchi di Bronte, un cucchiaio di granella di pistacchi di Bronte, una presa di pepe rosso.

Preparazione. Mettere in un tegame a fuoco lento la panna liquida e aggiungere tutto il pesto di pistacchi di Bronte. Amalgamare con un cucchiaio di legno. Dopo pochi minuti, quando il composto è omogeneo e ben caldo (ma non bollente), aggiungere il salmone tagliato a striscioline sottili. Contemporaneamente, lessare le fettuccine in abbondante acqua salata. Quando la cottura della pasta è ultimata, versarla nella padella con il composto di panna, pesto e salmone e mescolare. Se la salsa risulta troppo densa, allungarla con pochissimo brodo di cottura o latte. Spolverare col pepe rosso, guarnire con la granella di pistacchi e servire ben caldo.

La tecnologia in campo? Non servirebbe a nulla se gli uomini fossero leali

«…All’inizio del secondo tempo di Milan-Juventus, i giocatori bianconeri hanno ceduto volontariamente la palla ai rossoneri e si sono fermati. Per un attimo increduli, i giocatori del Milan hanno subito afferrato il concetto e dopo aver fatto pervenire la palla a Muntari, questi l’ha messa comodamente in rete senza che Buffon intervenisse. L’arbitro Tagliavento non ha potuto fare altro che convalidare la marcatura e ordinare la ripresa del gioco non prima di avere rivolto un cenno di grato assenso alla panchina juventina. Alla ripresa del gioco, eravamo al 2’ del secondo tempo, il Milan conduceva per 2-0 e nulla avrebbe fatto presagire come sarebbe andata a finire…».

Purtroppo, come tutti sapete, le cose non sono andate così, e una cosa del genere resta solo un sogno. E’ stata una enorme occasione persa per dimostrare che in campo ci possono andare uomini sportivi e leali, mentre nella realtà sembrano tutti soltanto dei marmocchi ricchi e viziati.

Dalla decisione dell’arbitro e dalla bandierina, erroneamente immobile o sventolata del guardalinee, è scaturito un feroce dibattito, con accuse e contraccuse, epiteti e offese, discussioni da bar, liti. Manca solo un bel predicozzo di Celentano, per fortuna ci sono qui io…

Ma ci pensate? Se quelli della Juve avessero fatto quello che pochi hanno solo sognato, quello che l’allenatore della più scalcinata squadra di ragazzini DEVE inculcare ai suoi piccoli giocatori, oggi saremmo qui a parlare di “altissimo esempio morale”, avremmo disinnescato quella terribile e oppressiva convinzione (invece sempre più radicata) che ci porta a pensare che solo i furbi possono fare strada. E magari staremmo anche commentando un favoloso 2-3 conquistato sul campo dalla Juve con un secondo tempo tutto adrenalina (anche se col Milan in 9 per le sacrosante espulsioni di Mexes e Muntari…).

Invece siamo qui a sentire Buffon dire con una faccia d’angioletto cherubino che se anche si fosse accorto della marcatura regolare (gioca da oltre vent’anni e credete che non l’abbia capito?) non avrebbe aiutato l’arbitro, i milanisti che schiumano rabbia e non si curano delle porcate che i loro giocatori hanno commesso in campo (e che meritano una severa squalifica), e ancora gli juventini che straparlano, in un vortice di accuse e contraccuse che non finirà mai. Almeno fino alla prossima polemica.

Un’ultima notazione. Nei pollai calcistico-televisivi invocano l’uso della tecnologia: da questa tranquilla aia diciamo che non farebbe male, avviene già in molti altri sport e sarebbe di facilissima applicazione con un “tavolo tecnico” di esperti (chiamatelo quarto uomo, quinto, sesto, giuria, come vi pare) capace di fornire all’arbitro informazioni corrette in tempo reale.

Ma vi assicuro che tutto questo non servirebbe a nulla se in campo ci andassero dei veri sportivi, gente per cui la lealtà è la prima regola e fair-play non è solo stringersi la mano prima dell’incontro e scambiarsi le maglie alla fine.

L’ennesima occasione perduta e l’ulteriore conferma che appassionarsi ancora a questo sport è solo una perdita di tempo da ingenui creduloni. Amaro ma vero.

Il dono del libero arbitrio

Che differenza c’è tra Osama Bin Laden, Muhammar Gheddafi e Saddam Hussein? Praticamente nessuna. Di volta in volta ci sono stati indicati come nemici totali, il male assoluto. E se ci fate caso ogni epoca e ogni nazione ha avuto i suoi “mali assoluti”: Hitler, Mussolini, Stalin, Ceaucescu, insomma, tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno dato vita a dittature e regimi terroristici, infliggendo al loro stesso popolo terrore, miseria, morte.

A parte Stalin, che è morto nel suo letto, quasi tutti i dittatori fanno la stessa brutta fine, quasi fosse una sceneggiatura immutabile.

Ma qualcosa è cambiata, almeno da queste parti, non solo in Italia, ma in tutto il mondo Occidentale, cosiddetto “civilizzato”: proviamo ancora orrore nel vedere il mostro di turno sbeffeggiato, deriso, umiliato e proviamo un orrore ancora più grande quando beffe, lazzi e umiliazioni proseguono anche sul cadavere del mostro.

Non è stato un bello spettacolo vedere gli americani festeggiare la morte di Osama bin Laden, non è stato un bello spettacolo vedere Saddam Hussein ridotto ad un vero e proprio topo di fogna, Ceaucescu linciato, Gheddafi col volto sanguinante, impaurito e tremante. Nessuno nega la brutalità, la crudeltà, la bestiale violenza messa in atto da questi personaggi. A quelli che sostengono, non senza le loro ragioni “Prova tu a perdonarli se hanno ucciso i tuoi figli, violentato donne, torturato oppositori. Prova tu a porgere l’altra guancia, vediamo se ne hai la forza”, c’è una sola risposta: siamo esseri umani e abbiamo l’immenso dono del libero arbitrio, leviamo alta la nostra voce contro ogni forma di violenza.

La Targa Florio per la prima volta a Catania? C'era già passata 6 volte…

Il sindaco di Catania Raffaele Stancanelli e il delegato per la Sicilia del Ferrari Club Italia Vincenzo Gibiino, ideatore della manifestazione, hanno presentato la tappa catanese della Targa Florio, una delle più antiche corse automobilistiche italiane, che il prossimo 30 settembre toccherà il capoluogo etneo nell’ambito della gara di regolarità che si svolgerà in Sicilia fino al 2 Ottobre.

All’iniziativa hanno partecipato anche l’assessore allo sport del Comune di Catania Ottavio Vaccaro, l’assessore provinciale Giuseppe Pagano in rappresentanza del presidente della Provincia regionale di Catania, sindaci e amministratori dei Comuni attraversati dalle auto in gara e cioè San Gregorio, San Giovanni La Punta, Trecastagni, Pedara, Belpasso Nicolosi, Zafferana, Milo, S. Alfio, Piedimonte, Fiumefreddo, Calatabiano, Naxos, Taormina, Castelmola e Bronte.

“E’ un privilegio per la città di Catania – ha detto il sindaco Stancanelli – ospitare un evento così importante e prestigioso che in oltre cento anni di storia non aveva mai toccato la nostra città. Potremo così esibire il nostro splendido barocco e la straordianrio centro storico oggi più che mai rivitalizzato. Il seguito di conducenti a appassionati della Targa Florio – ha aggiunto il primo cittadino- è di livello eccellente e per questo ringrazio gli organizzatori e in particolare l’onoevole Gibiino che più di ogni altro ha creduto in questa opportunità”.

Saranno un centinaio le vetture, storiche e moderne condotte dai piloti ufficiali della Targa Florio oltre che da gentlemen drivers e collezionisti di auto, che fino al 2 ottobre gareggeranno per il territorio siciliano con lo stesso schema della Mille Miglia. “E’ un risultato importante per Catania che abbiamo inseguito per anni – ha spiegato Enzo Gibiino nella sua qualità di delegato siciliano per la Ferrari -. Siamo orgogliosi della collaborazione che abbiamo registrato in primis dall’Amministrazione Comunale di Catania e dagli altri enti locali, per un evento rilevante anche sotto il profilo turistico, perchè i tanti appassionati delle quattro ruote diverranno di sicuro gli ambasciatori delle nostre bellezze naturali e artistiche”.

TAPPA DI CATANIA 30 SETTEMBRE

ore 11,00 Ritrovo vetture Tributo in piazza Università

ore 13,40 Arrivo prima vettura in gara in piazza Università

ore 14,30 Partenza della prima vettura per Taormina e attraversamento dei Comuni.

Nota a margine. Quello che avete letto è il comunicato integrale rilasciato dall’Ufficio Stampa del Comune di Catania. In realtà la Targa Florio nei suoi 105 anni di vita è passata da Catania sei volte. Avvenne tra il 1912 e il 1914 e tra il 1948 e il 1950. Quelle sei edizioni della Targa Florio vennero disputate sul tracciato del “Giro di Sicilia” che è sempre transitato da Catania (nella foto il percorso della Targa Florio-Giro di Sicilia del 1950 – http://www.targaflorio.info/34.htm). Inoltre la Targa Florio non è semplicemente “una delle più antiche corse automobilistiche italiane” ma detiene il record mondiale di “gara più antica del mondo”.

Che il sindaco Stancanelli lo ignori è francamente perdonabile: nessuno pretende che sia anche un esperto di storia dell’automobilismo sportivo. Lo stesso vale anche per i colleghi dell’Ufficio Stampa del Comune che, con ogni probabilità, hanno lavorato su una nota loro inviata da terzi.

Di chi sarà allora il merito di tanta imprecisione?

Alla fine hanno tagliato Sant'Agata

Le festività del Primo maggio, del 25 aprile e del 2 giugno sono state salvate grazie ad un emendamento alla manovra finanziaria approvato dalla Commissione Bilancio del Senato. Le tre feste civili non saranno più accorpate alla domenica successiva. In questo modo sono state salvate le radici antifasciste della Repubblica e il fondamento della Carta Costituente, quella per cui «L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro».

Ma dalla scure della manovra non si sono salvate le festività patronali, ad eccezione di quella dei Santi Pietro e Paolo, patroni di Roma, la cui festività era tutelata dal Concordato.

Per i catanesi il 5 febbraio 2012 non cambierà nulla perché, per ironia della sorte, cadrà proprio di domenica. Ma a partire dal 2013, se le cose non cambieranno, si dovrà spostare una festa dalla enorme partecipazione popolare e soprattutto dalla lunghissima tradizione.

Tutto questo perché una casta di politici, forse la più imbelle e vergognosamente impreparata degli ultimi 150 anni, ha deciso che in questo modo si risparmia e si lavora di più e dunque si può salvare la nazione dalla minaccia del collasso economico.

Ulteriori commenti sono superflui.

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