La scelta di Joseph Ratzinger

Benedetto_Celestino“Scherzo di Carnevale” o singolare “penitenza” quaresimale? Di certo l’annuncio choc di Papa Ratzinger (nella foto accanto alle spoglie di Celestino V) ha sconvolto il mondo cattolico ed invita tutti noi a riflettere sulle responsabilità e sulle inevitabili incombenze che il papato impone al vicario di Cristo.

Ricorsi storici, però di tutt’altra valenza e significato, che riviviamo dai tempi di Dante, che più di 700 anni or sono inserisce Papa Celestino V nella sua “Divina Commedia” tra gli “ignavi”. Al canto III dell’Inferno dantesco leggiamo: “Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto, vidi e conobbi l’ombra di colui che fece per viltade il gran rifiuto”. Noi, a tal proposito, non possiamo giudicare, ma solo prendere atto e commentare considerando le notevoli differenze tra i due “rifiuti”. Nel caso di Celestino V si trattava, difatti, di una scelta “politica”, in quanto, pressato da Carlo d’Angiò, decise di abdicare favorendo, in tal modo, l’avvento di quel Bonifacio VIII che lo rinchiuse fino alla morte, avvenuta nel lontano 1296. Nel caso attuale, di Papa Benedetto XVI, invece, le cause sarebbero da addure alla sua presa di coscienza di non riuscire più ad adempiere a tutti gli impegni in maniera adeguata dati i notevoli “acciacchi” fisici e mentali.

Senza dubbio, ha commentato il Cardinale Angelo Sodano, la rinuncia all’ufficio di Romano Pontefice da parte di Benedetto XVI è un vero e proprio “fulmine a ciel sereno” ma anche un caso storico estremamente raro, almeno considerando gli ultimi secoli. Oltre al già citato caso di Papa Celestino, si ricordano, nella Storia della Chiesa, altri casi eclatanti che fanno registrare altre rinunce, come recita il Codice di Diritto Canonico, alla “cattedra di Pietro”.

La prima rinuncia di cui si ha memoria storica è quella di Clemente I, che fu in carica dal 88 al 97, quindi nei primi tempi della Chiesa di Cristo, il quale, arrestato ed esiliato per ordine di Nerva nel lontano Chersoneso, abdicò dal Sommo Pontificato indicando come suo successore Evaristo, affinché i fedeli non restassero senza pastore. Egli venne imitato, nella prima metà del III secolo da Papa Ponziano, in carica dal 230 al 235, che rinunciò in favore di Evaristo perché venne mandato in esilio. Papa Silverio, in carica dal 536 al 537, fu costretto ad abdicare in favore di Papa Vigilio. C’è poi il caso di difficile ricostruzione storica, di Papa Benedetto IX, che fu in carica dal 1033 al 1045. Egli dapprima rinunciò a favore di Silvestro III, poi riprese una seconda volta la carica, sempre nel 1045, per venderla a Gregorio VI, il quale, essendo accusato di “simonia” e di averla acquisita illegalmente, a sua volta, si sentì costretto a “rinunciare”. Benedetto IX, d’altro canto, riprese la carica papale che mantenne dal 1047 al 1048. Continuando il nostro excursus storico, si arriva proprio a Papa Celestino V, il papa del cosiddetto “gran rifiuto”. In effetti, Celestino, prima di abdicare, si consultò con il cardinale Benedetto Caetani, e si fece confermare dal concistoro dei cardinali che un’abdicazione dal soglio pontificio era possibile, quindi confermò la validità delle disposizioni in materia di Conclave anche in caso di rinuncia, ed appena tre giorni dopo rese nota la sua intenzione di abdicare. Gli successe poi Bonifacio VIII.

L’ultimo Papa “dimissionario” di cui si ha memoria è Papa Gregorio XII, in carica dal 1406 al 1415. E’ il periodo del cosiddetto scisma d’occidente nel quale, tra lotte e contese, regnavano contemporaneamente tre Papi: Gregorio XII , Papa di Roma, Benedetto XIII, Papa di Avignone e l’antipapa Giovanni XXIII. Fu convocato il Concilio di Costanza, 1414 – 1418, presieduto dall’Imperatore Sigismondo, per tentare di rimettere ordine nel papato e venne intimato ai tre Papi di abdicare ma Benedetto XIII si rifiutò e fu deposto così come Giovanni XXIII che si diede alla fuga mentre Gregorio XII accettò la rinuncia. Dopo l’abdicazione di Gregorio XII si attese la sua morte per rieleggere un nuovo Papa, Martino V.

Il Codice di Diritto Canonico nel Libro II “Il popolo di Dio”, al capitolo “Il Romano Pontefice ed il Collegio dei Vescovi”, parte seconda “La suprema autorità della Chiesa” recita: “Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti”.

Quindi, un’eventuale rinuncia alla cattedra di Pietro è prevista e dichiarata possibile anche dagli autorevoli Atti della Chiesa ed è anche suffragata da simili avvenimenti storici che abbiamo qui sommariamente riportato. Di certo, tale decisione di Papa Ratzinger, al quale ci eravamo un po’ tutti “affezionati”, alla stregua di Papa Giovanni Paolo II, dispiace un po’.

Forse, per la prima volta, assisteremo all’incontro di due Papi, uno emerito e l’altro effettivo! Avvenimento alquanto singolare e probabilmente unico nella Storia della Chiesa. A tale proposito, Papa Giovanni Paolo II aveva dichiarato: “Nella Chiesa non c’è posto per un papa emerito, l’elezione di un nuovo pontefice mentre il vecchio è ancora in vita rappresenterebbe un problema”.

Allora meglio sdrammatizzare un po’: nella storia hanno già abdicato tre papi di nome Benedetto, forse che non sia l’appellativo giusto?

A Tremestieri le premiazioni del concorso nazionale di poesia "Natale"

Premio Natale poesia tremestieriQuanti “fiori” ci sarebbero da “cogliere” nel pieno della loro giovinezza che, talvolta, invece di essere “spensierata”, è, di contro, costellata di varie mancanze e colpevolezze più o meno gravi! L’arte, la poesia, la libera espressione di sé, di quel sé che spesso, a torto, viene rinchiuso nei meandri dell’uomo e fa fatica a rivelarsi nella sua totalità, possono contribuire a far “cogliere sull’orlo del precipizio” questi “fiori” che stentano ad adattarsi in un mondo complicato e difficile da interpretare.

Il Premio Nazionale di Poesia Natale di Tremestieri Etneo, ormai da 24 anni, è piena e genuina espressione di questo ed altri sentimenti, valori e stati d’animo che, soprattutto in occasione del Natale, si fanno più vivi e pressanti nell’animo umano.

Il Concorso, promosso e organizzato dalla Parrocchia S. Maria della Pace – Chiesa Madre di Tremestieri Etneo è nato per iniziativa del parroco Salvatore Consoli nel Natale 1989, pastore sempre attento alle esigenze della propria comunità parrocchiale, ed a lui venne dedicato dopo la sua morte avvenuta il 19 ottobre 1990.

Il Premio, in questi 24 anni, si è andato sempre più arricchendo, fino ad assumere rilevante importanza nel panorama culturale locale, ma anche nazionale, vista anche la larga eco che richiama numerose adesioni da svariate parti d’Italia.

La manifestazione ha ottenuto il patrocinio, solo per citarne alcuni, del Comune di Tremestieri Premio Natale poesia tremestieri_2Etneo, della Regione Sicilia, della Provincia Regionale di Catania, dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Catania, dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), del settimanale di attualità religiosa “Prospettive”, sono stati ospiti d’onore nelle vari edizioni personaggi quali Mariella Ledda, Rita Borsellino, Nuccio Fava, Pietro Barcellona, quest’anno Sarah Zappulla Muscarà, fanno parte del Comitato d’onore i più importanti personaggi ed autorità siciliane e della Provincia di Catania, oltre ad una fitta schiera di prelati, dottori e giornalisti.

Ma il vero fine e valore culturale del Premio Natale di Tremestieri non viene ridotto solo ad annoverare eminenti personaggi tra le sue fila, ma mira a raccogliere e valorizzare il pensiero e la poesia sui vari temi natalizi di autori di ogni lignaggio ed età che vogliano cimentarsi in tale nobile espressione artistica.

Il Concorso si avvale di ben otto sezioni che spaziano dal libro edito di poesia alla poesia sul Natale, ai temi pressanti e attuali della pace e della famiglia, del dono, a tema libero, una sezione dedicata ai giovani, poesia per le scuole di ogni ordine e grado, una sottosezione di grafica per le scuole elementari e medie, anche una sezione dedicata ai medici, sul tema “l’uomo e la malattia”, una sul giornalismo e una dedicata alla fotografia.

Il livello delle poesie e dei lavori presentati è davvero alto e ricco di significati e valori profondi e di ispirazione e schiettezza popolare ma che non scadono mai nel banale, anche e soprattutto se guardiamo le poesie in dialetto siciliano, come ad esempio “Chi nni sapiti , ddo cori di na matri”; “Discorsi di pupi (parra Ferraù)” e “…se così sta scritto…buon Natale”(simpatico esempio di dialetto della provincia di Enna).

Un plauso particolare va al segretario del Premio, Dott. Vincenzo caruso, che, fin dall’inizio, coadiuvato dall’operosa comunità parrocchiale tremestierese, ha preso a cuore e si è sempre occupato instancabilmente dell’organizzazione in toto del Concorso di Poesia proposto dall’allora parroco, Padre Consoli, il quale ha avuto la lungimiranza di credere in un progetto che rimanesse come un’eredità per tutta la comunità del paese etneo.

L’attuale parroco, Salvatore Scuderi, al quale si deve attribuire il merito di aver voluto mettere a disposizione e adibire la bellissima e artistica Chiesa dedicata alla Madonna della Pace per la cerimonia della premiazione che ha avuto luogo sabato 12 gennaio e di volerla trasformare, per una sera, in luogo di “sacra e sana cultura”, ha anche avuto il merito di avere creduto nel “Premio Natale-Città di Tremestieri Etneo” come “vetrina di contenuti spirituali, cristianamente ispirati e come pedagogo di vita interiore … valorizzando così la riflessione interiore come forma di pedagogia e punto di partenza per l’attenzione all’Uomo, al Cosmo e alla Vita”.

I contenuti dei lavori di fotografia, grafica e delle poesie premiate che sono state declamate dagli stessi autori hanno arricchito la bella serata di arte e cultura che ha visto la partecipazione di un numeroso ed attento pubblico che ha apprezzato l’iniziativa ed i lavori presentati.

In un mondo carente di ideali e valori che edificano l’Uomo nella sua totalità la poesia e l’arte possono proporsi come volano di rinascita artistica, culturale e sociale.

L'Arte del dubbio, Carofiglio messo in scena da Fantoni

Arte_dubbio_piccolo_viviano_2“L’arte del dubbio”: intorno all’adattamento scenico del bestseller di Gianrico Carafiglio si è riunito un magnifico quartetto. Dopo i successi di “Processo a Dio” e “La Commedia di Candido”, ritornano infatti in scena, diretti da Sergio Fantoni, gli attori Ottavia Piccolo e Vittorio Viviani, con una nuova sfida, appunto “L’arte del dubbio”, nella versione teatrale di Stefano Massini, che sta riscuotendo vivo successo in tournée nazionale.

Divertente e satirico, l’allestimento sarà ospite del Teatro Stabile di Catania e ben si sposa con la linea direttrice della stagione 2012-2013, intitolata dal direttore Giuseppe Dipasquale “L’arte della commedia”. La programmazione si protrarrà dal 22 al 27 gennaio alla Sala Verga. Allo spettacolo sarà dedicato inoltre il prossimo incontro del ciclo “Doppia scena”, organizzato in sinergia dallo Stabile e dalla Libreria Mondadori Diana, che il 23 gennaio alle 17,30 ospiterà l’evento al quale interverranno Ottavia Piccolo e Vittorio Viviani.

Sono loro i protagonisti di questo “cabaret del dubbio” dove niente è dato per scontato, una moderna commedia dell’arte articolata in quadri in cui i giochi di parole, lo strumento dell’interrogatorio e la forma del processo fanno sì che Ottavia e Vittorio si divertano a indossare i panni dei tipi più disparati. E lo fanno su un teatrino da fiera di paese, con siparietto, quinte e luci, che ricorda il teatro-cabaret brechtiano. Già dall’inizio, Adamo ed Eva, nudi nelle loro sagome, sono stuzzicati dal serpente che, con la voce di Gioele Dix, insinua loro il dubbio, un Dubbio con la D maiuscola. In effetti il serpente si sostituisce al creatore con il suo bizzarro decalogo “Io sono il dubbio, non esiste altra verità all’infuori di me”, e diventa il motore che Arte_dubbio_piccolo_vivianoalimenta e suggerisce i diversi episodi che appaiono in scena.

Le musiche per 10 strumenti, composte da Cesare Picco ed eseguite dal vivo dal musicista Nicola Arata, scandiscono i ritmi vivaci dello spettacolo che diventano tesi nei pezzi più impegnati: l’assassinio di Don Peppino Diana a opera della camorra e la morte dei sette operai della Thyssen.

«Gianrico Carofiglio – afferma Fantoni – ha il merito di aver portato, con il suo straordinario libro L’Arte del dubbio, il tema del Dubbio fuori del perimetro strettamente giuridico per lasciare che dilagasse nella realtà quotidiana». Si parla in effetti dei nostri giorni, di quello che sta al di fuori dei teatri, intorno a noi, di insidie e di trappole nascoste fra le parole e nelle parole. Si parla della persuasione occulta della pubblicità, delle ambiguità, a dir poco, dei giornali. E in questo strano “risiko” teatrale che racconta la guerra fra Vero e Falso, tutto scaturisce nientemeno che da verbali autentici di processi italiani. Presi direttamente dai nostri Tribunali, compariranno in scena truffatori e pentiti, poliziotti e camorristi: un’umanità pronta a testimoniare la verità o la menzogna, in quel gigantesco teatrino che si chiama realtà. Una sfida e una scommessa con l’obiettivo, tutt’altro che facile, di divertire, oliando gli ingranaggi del nostro senso critico.

Torna allo Stabile "Il Paraninfo" di Luigi Capuana

Angelo Tosto - ParaninfoUna produzione Teatro Stabile di Catania per la stagione 2012-2013 “L’arte della commedia” andrà in scena dall’11gennaio al 10 febbraio 2013, al Teatro Musco di Catania : “Il Paraninfo”, classico in vernacolo siciliano di Luigi Capuana. Ritorna dopo dieci anni, quando debuttò nel 2003 allo Stabile etneo con Enrico Guarneri nella parte principale, ora affidata ad Angelo Tosto.

Per la serie “squadra vincente non si cambia” sarà lo stesso staff a mettere in scena le vicende storiche della Sicilia postunitaria fino a quella dell’ultimo dopoguerra.

La regia e l’adattamento sono di Francesco Randazzo, Dora Argento firma scene e costumi, Silvana Lo Giudice cura le coreografie, Franco Buzzanca le luci. Una ricca e originale colonna sonora, che trasforma l’opera teatrale in commedia con musica è opera dell’esperto pianista Nino Lombardo, che ha anche curato la scelta di celebri musiche e canzoni del periodo storico che riguarda la trama del racconto di Capuana.

Sul palco, oltre al protagonista Angelo Tosto, mettono in scena la commedia di Capuana Vitalba Andrea, Alessandra Barbagallo, Filippo Brazzaventre, Cosimo Coltraro, Egle Doria, Camillo Mascolino, Margherita Mignemi, Rosario Minardi, Sergio Seminara, Olivia Spigarelli, Riccardo Maria Tarci, Aldo Toscano, Luana Toscano.

«In tempo di guerra – sottolinea il direttore Giuseppe Dipasquale –  si ride. In tempo di pace si riflette sulla guerra. La storia del Teatro, e dell’Umanità, è andata avanti con questo paradossale assioma. E poiché la forza del Teatro è la persuasione, solo con un’allegria di naufragi, per dirla con Ungaretti, è possibile leggere con distanza e la dovuta ironia la difficoltà dei tempi odierni. Commedia è il meccanismo sociale, come diceva Bergson, che permette all’uomo di recuperare il disagio della tragedia».

Proprio per volere del direttore, ogni anno viene messo in scena allo Stabile di Catania un classico in vernacolo al fine di valorizzare la letteratura drammatica fondata sul patrimonio linguistico dialettale. Per la nuova stagione 2012-13, si è scelto “Il paraninfo” di Luigi Capuana, pietra miliare del teatro comico siciliano, che ben si sposa con il fil rouge della stagione 2012-2013, intitolata “L’arte della commedia” e mirata appunto a scandagliare le infinite declinazioni della comicità, dal brillante al grottesco.

Risate assicurate per esorcizzare la crisi. Gli attori, lodevoli oltre che per l’impegno non indifferente, anche per un forte atto di responsabilità, in quanto hanno accettato, senza eccezione di ruoli, la paga minima sindacale uguale per tutti. Nella stessa ottica, per ottimizzare le risorse e ridurre gli sprechi, la produzione dello Stabile riprende e rinnova quella realizzata con grande successo nel febbraio 2003, puntando sulla qualità di allestitori e interpreti.

«L’alternativa –  si legge in una nota della stessa Compagnia – sarebbe stata la rinuncia a produzioni teatrali come questa alla quale il pubblico catanese si accinge ad assistere. Invitiamo a prendere coscienza che la nostra è una categoria di lavoratori che, al pari delle altre, contribuisce al miglioramento della qualità della vita e al progresso culturale. E come tale va sostenuta con ogni forma di partecipazione sia da parte del pubblico che degli Enti, quali Stato, Regione, Provincia e Comune. È indubbio l’impegno e il valore degli artisti professionisti che nel corso degli anni hanno contribuito a promuovere il repertorio teatrale non solo siciliano, in uno con il patrimonio artistico e culturale della nostra terra, tenendo alta la dignità e il livello del proprio lavoro. Invitiamo dunque a riflettere su una ipotesi impensabile da 2000 anni a questa parte e che potrebbe realizzarsi a breve: potremmo perdere il nostro lavoro e il sostentamento per centinaia di famiglie, ma il pubblico potrebbe perdere per sempre il piacere di fruire di un teatro di qualità messo in scena da professionisti».

Con Leo Gullotta torna il "Sogno di una notte di mezza estate"

E’ stato presentato al Teatro Verga di Catania lo spettacolo “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare che inaugurerà il 30 novembre, nella stessa sala Verga, la stagione 2012-2013 del Teatro Stabile etneo. Durante l’incontro con i giornalisti erano presenti il direttore del Teatro Stabile di Catania Giuseppe Dipasquale, il protagonista Leo Gullotta, il regista Fabio Grossi e la compagnia dello spettacolo.

Ad aprire la conferenza stampa il direttore del Teatro Stabile di Catania Giuseppe Dipasquale che ha sottolineato la valenza del lavoro d’apertura della stagione, il fatto che il “far divertire” non voglia dire distogliere lo sguardo dalla realtà, ma, sdrammatizzando, far cogliere nella sua interezza ed in maniera diversa l’evento, in un momento di notevole crisi per l’ente etneo e di come oggi, a sostenere il teatro siano proprio gli artisti, i quali hanno accettato la sfida, riducendo i propri compensi, compreso il protagonista Leo Gullotta, da sempre uomo straordinariamente generoso e disponibile.

Della piéce scespiriana in particolare ha poi detto il regista Fabio Grossi, sottolineando come in questo testo magia e realismo, sogno e semplice vita quotidiana, amori tormentati e scambi di persone, fiaba e folletti si incrocino su più livelli. «La struttura drammaturgica – ha spiegato il regista – si dipana su tre livelli ben precisi, ci saranno scontri di settore, con i privilegiati, la casta e quelli brutti, sporchi e cattivi, il popolo e poi i giovani ed i magici. Affrontare un testo del genere al giorno d’oggi non è facile. La Corte del duca Teseo rappresenterà il potere, i Comici la semplicità del volgo, i Giovani l’amore e i Magici quel mondo fantastico che tanto intimorisce quanto affascina. La casta vive sulle spalle degli altri ed i diritti dei pochi vincono sui diritti dei tanti, dicotomia oggi alquanto attuale. Il Bottom di Gullotta sarà un rozzo e burbero artigiano e rappresenterà l’improvvisazione di una mente rapida che saprà coniugare l’utile con il dilettevole».

Il regista ha poi posto l’accento sull’importanza del debutto allo Stabile di Catania dato che spesso la stagione si è aperta al Teatro Eliseo di Roma. Vivi riconoscimenti ha poi esternato verso la coreografa Monica Codena riguardo l’originale creazione di singolari fauni e fate del bosco; verso l’affascinante gioco di luci che ha saputo creare Franco Buzzanca e le ispirate musiche di Germano Mazzocchetti, col quale collabora ormai da sette anni, e che ha saputo mettere in musica alcuni dei versi di William Shakespeare. «D’accordo col direttore Dipasquale abbiamo voluto provare e dare quindi una possibilità agli allievi dello Stabile di Catania dell’ultimo anno, cosa che non si fa in altri teatri italiani, che sono giovani preparati e vogliosi di lavorare, tanto che nessuno di loro ha mai alzato il braccio e guardare l’orologio, così come tutti gli altri attori della compagnia che ha in sé rappresentanti che giungono da tutta l’Italia, dal Sud come dal Nord».

«Ma – ha sottolineato – la “perla” rimane l’interpretazione di Bottom da parte di Leo Gullotta, il quale ha saputo ben coniugare il comico ed il drammatico. Il fine ultimo, lo “happy end” della commedia – ha poi concluso il regista Grossi – è la fraternità che vive anche del preteso per raccontare l’amore e la fratellanza da parte dei due giovani che fuggono attraverso il bosco fornendo anche, in tal modo, l’elemento magico».

Leo Gullotta, catanese verace, nel corso del suo intervento ha piacevolmente “spiazzato” i presenti discutendo, più che sul suo personaggio di Bottom, sulla crisi che investe oggi il teatro e la società, sui modi di fare comunicazione, di come avvicinarsi ad un testo, cercando di conoscerlo, leggerlo e di capire l’indole dei personaggi, con intelligenza, curiosità e senza ipocrisie.

«Si tratta di un lavoro complesso ed il Bottom che vado ad interpretare – ha sottolineato Gullotta – è una maschera, un personaggio di sempre che rappresenta la maleficità dell’uomo che non si manifesta mai pienamente. Come oggi, la casta rappresenta il potere ed i giovani vengono manipolati e che, tra l’altro, non possono far altro che andare in piazza a manifestare. Ritorno al Verga da scritturato con un lavoro di grande attualità in un momento in cui il pubblico vuole riscoprire la qualità e a tal proposito tutti abbiamo fatto sacrifici per non togliere nulla allo spettatore. Al pubblico non bisogna togliere il piacere dell’occhio e dell’orecchio perché vuole poter riflettere sui temi di grande attualità e riscoprire la buona qualità. In Italia, spesso, si usa rivedere i testi senza neanche averli letti, c’è solo una mania di vuota rappresentazione. Tutti vogliono fare tutto! Non ci si può fermare all’ovvio ma si deve andare oltre. Oggi hanno fatto disperdere tale “linfa” ed io voglio il massimo in tutto ciò che faccio! Sono nato come attore nella sala “Angelo Musco” e mi ricordo della tournée in America del 1969 con Turi Ferro, Salvo Randone, Ave Ninchi… persone con cui collaboriamo insieme allo stesso progetto che dura nel tempo. Oggi, purtroppo, girando a Catania, da catanese del Fortino, ho osservato che non c’è un segnale di cultura e vorrei ricordare invece che l’individuo nasce scolasticamente e le proteste degli studenti nascono perché si sta impoverendo l’istruzione. Anche a teatro, poi, fanno in modo di toglierci i mezzi per realizzare quei lavori che fanno pensare. Voglio comunque essere ottimista e pensare che in Sicilia qualcosa stia iniziando a cambiare pertanto io il bicchiere mezzo pieno lo tengo in alto e faccio Cin cin!».

La traduzione e l’adattamento di “Sogno di una notte di mezza estate” sono firmati dallo stesso regista Grossi e da Simonetta Traversetti, scene e costumi di Luigi Perego, musiche originali di Germano Mazzocchetti, coreografie di Monica Codena, luci di Franco Buzzanca.

Leo Gullotta sarà affiancato in scena da Mimmo Mignemi, Emanuele Vezzoli, Leonardo Marino e da Fabrizio Amicucci, Ester Anzalone, Alessandro Baldinotti, Valeria Contadino, Adriano Di Bella, Salvo Disca, Antonio Fermi, Luca Iacono, Marina La Placa, Liliana Lo Furno, Fabio Maffei, Federico Mancini, Sergio Mascherpa, Irene Tetto, Massimo Arduini, Francesco A. Leone, Marzia Licciardello, Mauricio Logeri, Rachele Petrini.

Si segnala, inoltre, che giovedì 6 dicembre, alle ore 17.30, alla Libreria Mondadori, in via Umberto, a Catania, l’attore Leo Gullotta, il regista Fabio Grossi e il direttore del Teatro Stabile Giuseppe Dipasquale presenteranno lo spettacolo: si tratterà del primo incontro della rassegna “Doppia Scena”, organizzata in collaborazione con il Teatro Stabile di Catania.