Piazza Europa. E la chiamano inaugurazione…

940829_10200724048377850_577336239_nInaugurata martedì 7 maggio 2013, la “nuova” piazza Europa di Catania è tutt’altro che un progetto portato a termine. Come è stato più volte ricordato dall’architetto Lorena Virlinzi, si tratta dell’apertura soltanto della parte superiore della piazza, mentre il parcheggio interrato, il centro commerciale e la parte che si affaccia sul mare (l’ex piazza Sciascia) saranno consegnate alla città solo successivamente.

Ma riconsegnare uno spazio che versa in questo stato e con tanto di inaugurazione ufficiale è quantomeno indecente.

D’accordo che la parte inferiore della piazza sia ancora un cantiere aperto, ma festeggiare un’inaugurazione in pompa magna e con vista sui mattoni forati non è affatto ciò che ci si aspetterebbe. In tutto questo, un’ora prima dell’inizio della cerimonia, c’erano ancora operai e netturbini al lavoro; insomma, una corsa sfrenata contro il tempo pur di rientrare in questa data. Dopo quasi dieci anni d’attesa, certe dinamiche sono difficilmente spiegabili, a meno che non si pensi a logiche politiche legate alla campagna elettorale che sta vivendo la fase più intensa.

«L’agorà – si leggeva nel comunicato stampa diffuso nei giorni scorsi – attrezzata con elementi di arredo urbano, sarà di nuova concezione: il progetto infatti supera il concetto di aiuola, non delimitando le aree a verde che vengono invece intese come “spazi da vivere”».

945886_10200724048017841_264889311_nEffettivamente, l’alternanza tra verde e cemento realizzata è sicuramente un connubio di apprezzabile ingegno. Nell’ideazione di un’opera, tuttavia, andrebbe tenuto conto del contesto in cui essa verrà collocata. Piazza Europa di una volta era un luogo di ritrovo per bambini e ragazzi, centro di attrazione di attività ricreative quali partite a pallone, giochi di gruppo, corse in bici e così via.

Oggi tutto questo è certamente impossibile: questo “spazio da vivere” mal si addice con “acchiappa acchiappa” o “porta romana”. Chi dovrebbe vivere questo spazio? Cosa dovrebbe legare i bambini a cemento e verde disposti in questo modo? Fermo restando, tra l’altro, che questa grande varietà di prato all’inglese, arbusti e piante ornamentali richiede una manutenzione pubblica costante che a Catania, di questi tempi, è tutt’altro che scontata – basti pensare all’incidente di alcuni giorni fa in piazza S. Maria di Gesù per la caduta di un tronco su una macchina in transito.

Lo spazio, tra l’altro, è notevolmente ridotto rispetto ad un tempo: le scale e le aperture che prossimamente saranno l’accesso per il centro commerciale del livello “-1” dimezzano la superficie del piano terra, rendendola non più la grande area di un tempo, bensì uno stretto percorso pedonale. Senza entrare nel merito delle destinazioni della piazza e del lungo processo in questione, il dato oggettivo è che piazza Europa è diventata completamente un’altra cosa rispetto al ricordo che ne avevamo!

Ultima nota: l’illuminazione. I faretti bassi, posizionati nei muretti o nelle aiuole, sono certamente suggestivi e di grande impatto. Ma chi li ha progettati poco ha tratto dagli esempi di altre piazze cittadine in cui è stato usato lo stesso sistema. Basta andare appena 300 metri più a sud per vedere le condizioni in cui versa piazzale Oceania: uno spiazzo (inaugurato poco più di dieci anni fa) abbandonato a se stesso, in cui i faretti (subito) rotti non sono mai stati sostituiti, con il risultato di un luogo buio ed invivibile la notte. Anche qui, se l’insegnamento è che certe soluzioni mal si conciliano con la manutenzione comunale (oltre che con il vandalismo), chi parte da carta bianca potrebbe pensare a percorsi diversi.

Insomma, un bel traguardo (raggiunto tra l’altro in volata) per politici, imprenditori e progettisti. Ma quanto durerà se le casse comunali non saranno rimpinguate per permettere la manutenzione almeno ordinaria? E quanto i cittadini, soprattutto i più piccoli, si riconosceranno in quella che era una delle piazze più belle della città? I mesi futuri ci daranno qualche risposta.