In 10.000 contro il Muos e l'NRTF di Niscemi

20130330_171819Oltre 10.000 – stando ai numeri diffusi dagli organizzatori – le presenze di sabato 30 marzo per la manifestazione nazionale No Muos a Niscemi. Persone provenienti da tutta Italia si sono incontrate lungo la strada provinciale che collega Niscemi a Caltagirone, dalla quale si dirama il percorso verso la base di telecomunicazioni che dal 1991 è installata nel cuore della riverva della Sughereta e che dovrebbe ospitare le tre antenne del MUOS – Mobile User Objective System -, il sistema geosatellitare della Marina americana.

Come è noto, alcuni studi (in particolare la relazione del Politecnico di Torino, realizzata dai professori Zucchetti e Coraddu) evidenziano che sia il sistema attuale (l’NRTF, un sistema americano di telecomunicazioni formato da 46 mega antenne), sia il futuro Muos, sarebbero nocivi per la salute dei cittadini e per l’ambiente.

L’opposizione al Muos, oltre che su presupposti legati alle onde elettromagnetiche che potrebbero causare tumori e danneggiare flora e fauna della Riserva della Sughereta (sito naturale di interesse comunitario), è legata ai pericoli di interferenze che il sistema di antenne potrebbe portare ai velivoli che decollano ed atterrano nei vicini aeroporti di Comiso e Sigonella, nonché al rischio che tali interferenze possano innescare gli ordigni trasportati dagli aerei militari.

Locandina NoMuosMa le ragioni del no al Muos sono legate anche alle finalità stesse che il sistema avrà, ovvero il potenziamento delle telecomunicazioni militari americane in tutto il pianeta, grazie a cinque satelliti e quattro postazioni terrestri (oltre a Niscemi, le altre sono in Australia, nelle Hawaii ed in Virginia). Si tratta, dunque, di un sistema che l’US Navy (e non la NATO, come a volte erroneamente si sostiene) installeranno su territorio italiano, senza che i governi nazionale e regionale abbiano mai assunto una posizione chiara.

In realtà, proprio il giorno prima della manifestazione, è giunta la notizia del completamento dell’iter che revoca la concessione delle autorizzazioni alla costruzione del Muos da parte della Regione Siciliana. Un risultato che viene sbandierato da Crocetta quale soluzione definitiva al problema, ma che in realtà non lo è affatto: l’11 marzo scorso, infatti, il governo nazionale ha stabilito che verrà creata una commissione ad hoc (formata, a quanto pare, da membri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dell’ARPA Sicilia, dell’Istituto di Sanità ed altri) per valutare i possibili rischi del Muos. Qualora dovesse esserci un riscontro negativo, verrebbe data nuovamente pista libera all’installazione delle antenne. “Sarebbe la revoca della revoca” sottolineano gli attivisti, precisando che in realtà la stazione niscemese è praticamente ultimata, malgrado i blocchi dei comitati e gli appelli delle Mamme No Muos.

Il console americano Donald Moore, che nei giorni scorsi ha incontrato istituzioni locali e delegazioni dei comitati No Muos, ha precisato che il sistema non entrerà in funzione “se non sarà in regola con le normative nazionali vigenti”. Ma l’impressione è che (ovviamente) la volontà statunitense sia quella di andare fino in fondo e cercare di superare gli ostacoli burocratici che si stanno frapponendo.

Quella di sabato, comunque, è stata una manifestazione assolutamente pacifica, dai toni decisi ma pacati, in barba alle false voci circolate nei giorni precedenti sulla possibilità di scontri e disordini. Tra i manifestanti, tanti rappresentanti dei comitati No Tav, No Ponte, No Dal Molin, No Radar Sardegna e di Legambiente, giunti da tutta Italia; ciò a conferma del fatto che questa non è più una battaglia locale, bensì una lotta che vede ragioni trasversali incrociarsi in un movimento di protesta che va ben oltre i confini regionali.

La gente si è sbizzarrita in slogan e striscioni che facessero giungere un messaggio chiaro e diretto: “Al di là dei possibili rischi alla salute, non vogliamo sulla nostra terra una piattaforma americana priva di qualunque autorizzazione, che non rispetti il parere della gente, che sfugga a qualunque logica democratica e che sia una potenziale arma di guerra!”