La voce degli spalti 2012 / 07 – Catania-Chievo 2-1 Una classifica da vertigini

L’atmosfera è quella di una partita di Coppa Italia o addirittura di un’amichevole precampionato. Eppure Catania-Chievo è una gara che potrebbe proiettare i rossazzurri ai vertici della classifica di Serie A e non meriterebbe gli appena 10.000 spettatori presenti al “Massimino”, con una decina di clivensi.

Le due curve sono semivuote, con gli ultras che ammainano bandieroni e striscioni in segno di protesta per le condanne di Speziale e Micale, i due tifosi incriminati per la morte dell’ispettore Raciti la sera del 2 febbraio 2007. Non ci sono cori, non ci sono canti. Ci sono un silenzio surreale ed un tempo uggioso che rende l’atmosfera malinconica.

All’ingresso in campo delle due squadre i tifosi della tribuna B provano a scaldare l’ambiente, ma nei primi minuti di gioco il silenzio è tale che si riesce a distinguere persino la voce di Legrottaglie che dirige la difesa etnea. Anche la partita è impalpabile; il Catania gioca bene e si esibisce in disimpegni di prima in diverse occasioni, strappando applausi, ma le occasioni latitano. Nella Sud, intanto, un grande striscione conferma le ragioni dello sciopero del tifo: “La legge in Italia non esiste. Speziale e Micale innocenti”. Nella Nord gli ultras sono schierati ai piedi della gradinata e sventolano solo il bandierone tricolore con la scritta “Ultras Liberi”.

Sul campo, intanto, Gomez fa il funambolo e sfiora il gol con un bel destro. Poco dopo Andujar lo imbecca direttamente dalla sua area, ma il numero 17 sbaglia incredibilmente a botta sicura. Bergessio e Biagianti lasciano il campo per infortunio, lasciando spazio ad Izco e Doukara.

Si va all’intervallo, con le uniche soddisfazioni finora legate alla sconfitta del Palermo a Bologna, cosa che scalda l’atmosfera in vista del derby di sabato. Gli ultras prendono il proprio posto sugli spalti ed iniziano a tifare, anche se i primi cori sono rivolti ancora una volta alle ultime vicende extra-calcistiche e nella Nord compare uno striscione: “Non si ruba la libertà con abusi e falsità”.

Comincia il secondo tempo ed il clima cambia: i cori dei tifosi sembrano spronare gli undici in campo, che cambiano passo, spinti da un Mariano Izco divenuto ormai un motorino per il centrocampo del Catania. Siamo al 51’, Lodi batte un calcio d’angolo sotto la Nord, nella mischia spunta una “tigna” luccicante: Almiron stacca di testa ed insacca… GOOL!! 1-0!

Ora sì, sembra di essere nuovamente allo stadio (seppur semivuoto). Cori incessanti scandiscono il match, il Catania gioca bene e tiene a bada Pellissier e compagni. Nel Chievo, intanto, entra un fischiatissimo Di Michele, ex rosanero.

La partita scivola via, con Doukara che sbaglia un gol incredibile! Legrottaglie, dalla difesa, prova un lancio a palombella verso Castro: «Questa è la famosa parabola di padre Nicola» dice un vicino di posto. Battuta “scunchiuruta”, che però sul momento suscita qualche risata tra  gli spettatori.

Siamo all’84’: Almiron porta palla sul lato corto dell’area di rigore, si accentra, tira a giro… RETEEEEE!!! Gol capolavoro e doppietta per il numero 4 rossazzurro, acclamato dal pubblico.

Risultato in cassaforte e primi tifosi che iniziano a lasciare lo stadio: «Ma picchì si n’ana ‘gghiri prima?! Si scuddanu a pignata supra?». Tra l’altro la partita è tutt’altro che finita: Pellissier colpisce il palo, poi nel recupero Andreolli accorcia le distanze. Ma ormai è troppo tardi, Catania-Chievo finisce 2-1.

Si vola, chi è allo stadio lo capisce e rende un doveroso applauso ai rossazzurri: 19 punti e sesto posto, roba da matti! Marchese e Andujar vanno a lanciare le maglie sotto la Sud (con solita zuffa tra tifosi), gli altri salutano il pubblico negli altri settori dello stadio.

Adesso il derby: a Palermo è previsto un esodo di massa di tifosi rossazzurri. La settimana successiva, invece, il Catania ospiterà il Milan ed è prevedibile il tutto esaurito. Appuntamento per quella partita, allora; ricordiamo che si giocherà in superanticipo, venerdì 30 novembre alle 20,45.