Vince l’Euro o vince l’uomo?

Forse qualcuno se lo aspettava; in molti però sono rimasti spiazzati. L’esito pro Ue delle elezioni greche ha rafforzato, non tanto l’euro, ma chi punta su di esso.

Ci avevano assicurato che un’eventuale ritorno alla Dracma avrebbe avuto conseguenze disastrose non solo per l’economia ellenica, ma anche per quella europea. Probabilmente è così, ma resta comunque un dubbio, seppur minimo, sull’attendibilità di tali ammonimenti.

Alcuni studiosi, non i più interpellati, sostenevano che la “politica del terrore” messa in atto da Germania e Nea Democratia fosse frutto più del timore che si sarebbe potuto creare un precedente: non sarebbero stati pochi i paesi membri a seguire l’esempio greco e a tornare a stampare carta moneta autonomamente.

Chi puntava sul conservatorismo, poi rivelatosi vincente, ha fondato buona parte delle proprie aspettative sulla gratitudine dei mercati, gratitudine che essenzialmente non c’è stata. La borsa di Atene non è decollata, tutt’altro, gli altri istituti di credito soffrono e la precarietà finanziaria europea la fa da padrone.

Ma qualcuno potrebbe dire che c’era da aspettarselo. In effetti i mercati non sono mai stati affidabili, né tantomeno riconoscenti. Resta piuttosto evidente che da quando si è deciso di affidarsi alla (non) legge del mercato, molte delle previsioni di economisti e politici, sono state rispettate solo in parte.

La volatilità del sistema di libero scambio virtuale in cui galleggiano le economie degli Stati non permette di fare previsioni attendibili. Rimangono le agenzie di rating, che una settimana sì, una no, declassano decine di banche del sud Europa. Il fatto che siano state proprio Standard & Poor’s e consimili a giudicare “affidabili” i mutui sub-prime americani da cui ha avuto origine una consistente parte della crisi globale, potrebbe spiazzare, ma di contraddizioni, gli ultimi cinque anni ne hanno conosciute moltissime.

Proprio alle contraddizioni causate da alcuni anni di follie finanziarie, i tecnici di oggi sono tenuti a far fronte. Le distorsioni che una dopata politica monetaria ha prodotto si ripercuotono, come d’altronde la storia ci insegna, sulle fasce più deboli delle popolazioni (c’è chi parla di 99%), a scapito di una sempre più ristretta minoranza (dicono l’1 per cento) che, seppur in molti casi rivelatasi responsabile delle difficoltà che oggi viviamo, continua a sedere nei posti di potere, magari con qualche scambio di poltrona.

I tecnici dicevamo. Proprio loro sono entrati in gioco visto che la politica tradizionale non ha avuto né la forza né il coraggio. Proprio i tecnici, che a volte si servono di altri tecnici, ci propongono la soluzione: ricapitalizzare le principali banche. Ancora una volta politica monetaria.

Si continua a preferire un percorso che inevitabilmente tenderà a salvare solamente chi può permetterselo. Oggi più che mai le banche presteranno solo a coloro che appaiono in grado di ripagare i debiti, tutti gli altri dovranno sudare (e potrebbe non bastare).

Come è noto, al giorno d’oggi aziende e famiglie che possono ripagare i debiti sono sempre di meno. La pressione fiscale e i durissimi tagli alla spesa sociale rendono la stragrande maggioranza dei cittadini poco “attraente” ai principali istituti di credito e questo circolo vizioso si riflette a livello internazionale, con Stati (vedi Grecia e Spagna) e grandi istituzioni finanziarie.

Sembra proprio che la politica dell’Unione Europea si riduca ad una politica monetaria, troppo lontana dalla politica economica di cui hanno bisogno il commerciante e l’impiegato statale.

Qualcuno inizia a chiedersi se l’euro sia stato creato per l’uomo o viceversa. È un dubbio che potrebbe sorgere anche in merito ai mercati finanziari. Quanto la vita dell’uomo è subordinata ai dettami del libero mercato? Quanto non si sa, ma di sicuro lo è almeno in parte. Resta da capire se, arrivati a questo punto, sia possibile tornare indietro per andare avanti.