La voce degli spalti / 16 – Catania-Lecce 1-2 Due ceffoni interrompono il sogno

Il Catania torna al Massimino in questo turno infrasettimanale per affrontare il Lecce. I rossazzurri, sconfitti domenica scorsa a Verona dal Chievo, sono chiamati a riprendere la corsa per sperare di centrare un posto valido per l’Europa.

Lo stadio, considerando che il match non è di cartello e che si gioca in un freddo mercoledì sera, è abbastanza pieno: gremite le due curve, con gli ultras della Sud che hanno preparato uno striscione per gli undici in campo – “Fino alla fine avanti Catania” – ed un nuovo bandierone bianco, rosso e azzurro. Replica la Nord con un altro bandierone nuovo con la scritta “Etnei”. Desolatamente vuoto il settore ospiti.

Si accendono i riflettori ed inizia la gara. Il pubblico spinge il Catania ad una prestazione di rilievo ed in campo i rossazzurri rispondono, creando una serie di buone occasioni da gol. Dopo un po’ la Curva Nord espone uno striscione: “Agata con noi”, in omaggio alla giovane tifosa scomparsa la scorsa settimana, e tutto lo stadio si alza in piedi in un lungo e commovente applauso.

Il solito bel gioco espresso dagli uomini di Montella, però, non viene finalizzato, ed anzi sono i leccesi a rendersi pericolosi cogliendo un palo. Si chiude il primo tempo a reti inviolate, ma il pubblico gradisce e batte le mani al duplice fischio dell’arbitro.

Poco dopo l’inizio del secondo tempo il Catania passa: punizione di Lodi, respinta della difesa, tiro a giro di Barrientos, traversa, testa di Bergessio, rete!! Esplode il Cibali!

La gara si elettrizza, lo stadio si anima e fioccano cori e battute. Tra tutte, emerge: “Muriel, hai n’cognomu ca pari n’detersivu ppi lavari piatti!”. Poco dopo, però, l’arbitro decreta un calcio di rigore per il Lecce per fallo di mano di Marchese; in effetti l’azione è molto confusa e non tutti si rendono conto dell’errore del difensore catanese, scatenando un tripudio di insulti rivolti al direttore di gara: “…Ma l’arbittri i ceccunu o’ campu do’ Porto Ulisse e i pottunu ccà?!?!”. Di Michele si presenta dal dischetto sotto una pioggia di fischi: tiro, fuori! Boato del Massimino. E qualcuno sottolinea: “Di Michele, sai signari sulu cche manu!”, con chiaro riferimento al gol dell’attaccante, allora in maglia rosanero, nel derby del 2 febbraio 2007.

Dopo un botta e risposta tra le due squadre, con un clamoroso palo colpito dall’ex di turno Gennaro Delvecchio, proprio quando la gara sembra destinata alla conclusione, la doccia fredda: ripartenza dei giallorossi e gol di Corvia, a due minuti dal termine. Ma non finisce qui: espulsione di Carrizo per proteste, in porta va Lodi. Altro contropiede degli ospiti, tiro parato in qualche modo dall’occasionale portiere etneo, ma sulla respinta segna proprio Di Michele, facendo saltare in aria la panchina ospite euforica.

Uno-due impressionante del Lecce. Il pubblico di casa è sbalordito, rimane a bocca aperta. Incredibile quanto accaduto e soprattutto inspiegabile. Alcuni puntano il dito contro l’arbitro (ma non c’erano fuorigioco nei due gol), altri se la prendono con la pazzia difensiva dei rossazzurri. Sta di fatto che il Catania frantuma in due minuti 3 punti d’oro.

Uscendo dallo stadio l’amarezza è tanta. La sensazione è quella di essersi svegliati proprio nel cuore di un bel sogno e di avere la testa frastornata e la bocca amara. A sei partite dalla fine sembra proprio che il campionato del Catania sia definitivamente finito; ma sarà davvero così? Sarà il campo a dircelo:  appuntamento alle ultime tre sfide interne.