Quella sentenza della Corte dell'Aja passata (quasi) sotto silenzio

Il 3 febbraio la Corte Internazionale di Giustizia (CIG) dell’Aja ha emesso una sentenza che ha una rilevanza notevole per il Diritto Internazionale e che, invece, non ha avuto molto spazio nei quotidiani nazionali. E’ interessante approfondire l’argomento, ma prima è opportuno fare qualche passo indietro…

Durante la Seconda Guerra Mondiale Luigi Ferrini di Talla (provincia di Arezzo) venne deportato dai nazisti nel campo di sterminio di Kahla, nei pressi di Lipsia, dove le industrie belliche tedesche costruivano aeroplani, missili ed altre armi ed i prigionieri di guerra erano costretti ai lavori forzati. Alla fine degli anni ’90 il signor Ferrini adì il Tribunale di Arezzo al fine di ottenere dalla Germania il risarcimento dei danni, patrimoniali e non, subiti nel periodo di deportazione.

C’è da premettere che il Diritto Internazionale ammette l’immunità statale per attività compiute iure imperii (cioè per attività legate all’esercizio di funzioni sovrane da parte dello Stato)  e nel caso in oggetto la CIG ha dovuto valutare i limiti eventualmente incontrati dall’immunità assoluta qualora ci si trovi di fronte a violazioni di norme consuetudinarie e persino di diritto cogente, cioè delle norme primarie del diritto internazionale.

Il Tribunale di Arezzo, dunque, doveva conciliare il principio assoluto dell’immunità statale con la perseguibilità universale dei crimini internazionali; nella sentenza emessa nel 2004 fu privilegiato il secondo aspetto, decretando, quindi, che la Germania dovesse risarcire il signor Ferrini.

Questa sentenza, ovviamente, rappresenta un’eccezione importantissima all’immunità statale ed ha scatenato una lunga controversia tra Italia e Germania; l’orientamento del tribunale nazionale riguardo il caso Ferrini, infatti, è stato ribadito anche quando, nel 2008, la Cassazione italiana ha rigettato il ricorso dello stato tedesco richiamandosi ad un’altra sentenza (stavolta della Corte d’appello militare di Roma) che condannava la Germania a risarcire i familiari delle vittime dell’eccidio nazista compiuto il 29 giugno 1944 a Civitella, Cornia e San Pancrazio (paesi nell’aretino), in cui morirono 203 persone.

Tutto ciò, come detto, è stato ribaltato lo scorso 3 febbraio, quando la CIG ha dato ragione alla Germania riguardo quest’ultimo caso, ristabilendo, in pratica, l’universalità dell’immunità statale per attività iure imperii.

Per capire meglio il discorso abbiamo chiesto lumi alla prof.ssa Daniela Fisichella, docente di Diritto Internazionale presso l’Università di Catania.

«La Corte Internazionale – ci dice – non ha riconosciuto le pretese dell’Italia nei confronti della Germania, relative alle richieste di risarcimento intentate dinanzi a tribunali italiani da vittime delle persecuzioni naziste in tempo di guerra. La CIG ha dunque riconosciuto alla Germania l’immunità assoluta per i comportamenti tenuti da militari tedeschi, pur ammettendo senza ombra di dubbio che tali comportamenti siano qualificabili come crimini internazionali».

«L’immunità – precisa – presenta un carattere procedurale, e non riguarda la liceità del comportamento tenuto, ma solo la possibilità di convenire o no lo Stato in giudizio dinanzi ad un tribunale nazionale».

Cosa comporta questa sentenza? Quale soluzione sarà adottata?

«La sentenza del 3 febbraio è l’ultima tappa di un’annosa contrapposizione tra Germania ed Italia, punteggiata da numerose pronunce di tribunali nazionali, che trae origine proprio dal caso Ferrini. Ma, appunto, si tratta di pronunce emesse da organi giurisdizionali del tutto differenti; la soluzione ventilata dalla CIG nella sua sentenza è quella stabilita da Italia e Germania attraverso un negoziato diretto».

Conferma alle parole della professoressa si ricava dallo stesso testo della sentenza, in cui si legge che l’Italia “dovrà fare in modo, attraverso un appropriato intervento legislativo o con altro idoneo strumento, che le decisioni delle proprie corti […] che hanno violato l’immunità di cui gode lo Stato tedesco in base al diritto internazionale cessino di avere effetto” e di evitare qualunque ulteriore violazione futura.
Tutto ciò ha effetto anche nei confronti di analoghe pretese avanzate dalla Grecia in sentenze di condanna emesse dai propri tribunali e dichiarate eseguibili in Italia, nonché nei confronti di un’ipoteca giudiziale nei confronti di una proprietà immobiliare tedesca in Italia (Villa Vigoni).

Come si intuisce, dunque, la posizione assunta dalla CIG – tra l’altro adottata con ampia maggioranza (12 a 3) – ha una portata notevole nell’ambito delle relazioni tra Stati e, in particolare, nel ruolo delle corti nazionali rispetto a controversie che coinvolgano privati cittadini e governi nazionali, ribadendo che gli Stati siano citabili in giudizio (almeno riguardo a  tali questioni) solo da altri Stati, cioè solo da soggetti di pari grado nel quadro complessivo dei soggetti del diritto internazionale.  E appare forse sorprendente che la CIG abbia lasciato prevalere i meccanismi procedurali dell’immunità statale sugli aspetti sostanziali della indubbia commissione di crimini internazionali, e dunque sul regime di responsabilità internazionale di uno stato, la Germania in questo caso.