La tecnologia in campo? Non servirebbe a nulla se gli uomini fossero leali

«…All’inizio del secondo tempo di Milan-Juventus, i giocatori bianconeri hanno ceduto volontariamente la palla ai rossoneri e si sono fermati. Per un attimo increduli, i giocatori del Milan hanno subito afferrato il concetto e dopo aver fatto pervenire la palla a Muntari, questi l’ha messa comodamente in rete senza che Buffon intervenisse. L’arbitro Tagliavento non ha potuto fare altro che convalidare la marcatura e ordinare la ripresa del gioco non prima di avere rivolto un cenno di grato assenso alla panchina juventina. Alla ripresa del gioco, eravamo al 2’ del secondo tempo, il Milan conduceva per 2-0 e nulla avrebbe fatto presagire come sarebbe andata a finire…».

Purtroppo, come tutti sapete, le cose non sono andate così, e una cosa del genere resta solo un sogno. E’ stata una enorme occasione persa per dimostrare che in campo ci possono andare uomini sportivi e leali, mentre nella realtà sembrano tutti soltanto dei marmocchi ricchi e viziati.

Dalla decisione dell’arbitro e dalla bandierina, erroneamente immobile o sventolata del guardalinee, è scaturito un feroce dibattito, con accuse e contraccuse, epiteti e offese, discussioni da bar, liti. Manca solo un bel predicozzo di Celentano, per fortuna ci sono qui io…

Ma ci pensate? Se quelli della Juve avessero fatto quello che pochi hanno solo sognato, quello che l’allenatore della più scalcinata squadra di ragazzini DEVE inculcare ai suoi piccoli giocatori, oggi saremmo qui a parlare di “altissimo esempio morale”, avremmo disinnescato quella terribile e oppressiva convinzione (invece sempre più radicata) che ci porta a pensare che solo i furbi possono fare strada. E magari staremmo anche commentando un favoloso 2-3 conquistato sul campo dalla Juve con un secondo tempo tutto adrenalina (anche se col Milan in 9 per le sacrosante espulsioni di Mexes e Muntari…).

Invece siamo qui a sentire Buffon dire con una faccia d’angioletto cherubino che se anche si fosse accorto della marcatura regolare (gioca da oltre vent’anni e credete che non l’abbia capito?) non avrebbe aiutato l’arbitro, i milanisti che schiumano rabbia e non si curano delle porcate che i loro giocatori hanno commesso in campo (e che meritano una severa squalifica), e ancora gli juventini che straparlano, in un vortice di accuse e contraccuse che non finirà mai. Almeno fino alla prossima polemica.

Un’ultima notazione. Nei pollai calcistico-televisivi invocano l’uso della tecnologia: da questa tranquilla aia diciamo che non farebbe male, avviene già in molti altri sport e sarebbe di facilissima applicazione con un “tavolo tecnico” di esperti (chiamatelo quarto uomo, quinto, sesto, giuria, come vi pare) capace di fornire all’arbitro informazioni corrette in tempo reale.

Ma vi assicuro che tutto questo non servirebbe a nulla se in campo ci andassero dei veri sportivi, gente per cui la lealtà è la prima regola e fair-play non è solo stringersi la mano prima dell’incontro e scambiarsi le maglie alla fine.

L’ennesima occasione perduta e l’ulteriore conferma che appassionarsi ancora a questo sport è solo una perdita di tempo da ingenui creduloni. Amaro ma vero.