Gli eroi del Giglio. E quelli di Lampedusa?

La tragedia del Giglio ha attirato l’attenzione di tutto il mondo. L’affondamento di uno dei gioielli dell’ingegneria navale, in situazioni tanto drammatiche quanto spettacolari, è certamente una notizia che fa scalpore e le immagini di ciò che accade non possono che catturare l’interesse del pubblico.

Ma perché, in fondo, questa vicenda sta assumendo proporzioni così grandi nell’opinione pubblica ed all’interno dei notiziari italiani e non? La risposta, come sempre, non è facile da trovare; tuttavia l’intera situazione merita di essere analizzata e confrontata con altri eventi ed altri contesti.

Anzitutto, l’affondamento di una città galleggiante, simbolo dello sviluppo e del benessere economico del mondo occidentale, non può essere che essere messa in risalto: le immagini di questo gigante del mare adagiato su un lato ed il banale confronto con il Titanic (di cui Facebook e gli altri social network sono tempestati in questi giorni) sono probabilmente un boccone troppo ambìto dai media di tutto il mondo, al di là dei temi strettamente legati alla tragedia. E non può essere altrimenti, poiché l’attenzione rivolta a questo evento non ha paragoni rispetto alla tragedia che avviene periodicamente nel Canale di Sicilia e lungo le coste di Lampedusa: i morti ci sono – anzi sono incredibilmente più numerosi, ma non è il caso di entrare in competizione sulla quantità delle vittime –, così come il dramma vissuto dai superstiti. Anche i cittadini di Lampedusa si sono spesso prodigati per dare aiuto ai naufraghi, ma la loro generosità, di quando in quando riconosciuta e culminata con una proposta non ufficiale al Nobel per la pace, solo raramente è assurta agli onori della cronaca.

Cos’è allora che rende questi due eventi (anzi, un singolo evento ed un fenomeno ricorrente) tanto diversi e con tali differenze di trattamento? Ovviamente lo scoop, la notizia, il clamore: la morte di clandestini o di profughi di guerra forse non vale quanto la morte di un occidentale che si concede una vacanza. La storia delle vittime della Concordia sta riempiendo pagine e pagine di quotidiani, enfatizzando come per molti quel viaggio fosse il sogno di una vita; ma non è lo stesso per i migranti maghrebini? Non è anche quello un viaggio sognato e agognato, frutto dei sacrifici di una vita, anzi più rischioso e da cui dipende addirittura il proprio futuro (se non la propria esistenza)? Certo, morire per una vacanza è più assurdo che morire per scappare da una guerra. Ma allora è proprio questo il cuore della questione: non la casualità di un evento, ma l’assurdità di un contesto del genere messo a confronto con tante altre (ben più gravi) tragedie del mare; non solo la condanna di un comandante che più tempo passa più viene dipinto come uno sconsiderato, ma l’accusa ad una insensata e risaputa consuetudine – il cosiddetto “inchino” delle navi da crociera – che, in nome dello sfarzo (e della spocchia), mette a repentaglio la vita di migliaia di viaggiatori. Tuttavia, già si intuisce, la questione sarà presto sminuita e concentrata su un unico capro espiatorio.

La storia della Concordia, poi, è un modo per sviare i cittadini da notizie che, se date in altri contesti, avrebbero fatto mobilitare l’opinione pubblica e provocato molto più “rumore” di quanto non facciano in questo momento: avete visto l’homepage del sito di Repubblica? Draghi ha dichiarato che “la situazione dell’economia è gravissima”, ma la notizia – di enorme portata, visto che si tratta di un’allarmante dichiarazione del vertice dell’economia europea – è scivolata numerosi pixel più in basso (addirittura per poterla leggere bisognava scorrere la pagina, poiché l’intero schermo era occupato dalle notizie sulla nave). Persino l’imponente protesta in Sicilia – che finalmente è stata richiamata dai media nazionali, ma solo perché c’è scappato il ferito – è stata sminuita al punto tale da passare inosservata e sconosciuta ai più.

In conclusione, ci uniamo al dolore di quanti hanno perso i propri cari in questa immane tragedia, ma ci sentiamo di criticare aspramente e senza mezzi termini tutti coloro che strumentalizzino questo dramma, travisando il quadro generale dell’attualità per deviare ed ammansire l’opinione pubblica, da argomenti che la dovrebbero far urlare verso una storia che merita solo un rispettoso silenzio.