La voce degli spalti / 7 – Catania-Cagliari 0-1 «Carusi, arrisbigghiativi»

Pranzo rossazzurro quest’oggi, con il Catania che torna al Massimino per affrontare il Cagliari. Il prepartita, per ovvi motivi, si riduce di parecchio, perché la stragrande maggioranza degli spettatori inizia ad entrare a poco più di mezz’ora dal fischio d’inizio.

I temi caldi sono le due clamorose gare precedenti: c’è chi si sofferma sulla vittoria esterna a Lecce, e qui gli elogi vanno tutti per Barrientos, autore del gol vittoria al 90’; e c’è chi, invece, pone l’attenzione sulla gara di Coppa Italia persa contro il Novara, criticando soprattutto il reparto difensivo (“siamo molli e lenti” dicono in molti).

Lo stadio è abbastanza pieno, soprattutto la Nord che nei primi minuti intona il famoso coro sulle note di “Vitti na crozza”, in un tripudio di scarpette e bandiere al vento. Proprio nella curva all’ombra dell’Etna, tra l’altro, campeggia un nuovo striscione vicino la Tribuna A: “Le nostre voci un solo grido. Nel nostro cuore un solo battito. Forza Catania. Gli immortali rossazzurri”. Ad inizio gara, invece, il club CataniaMania espone uno striscione: “Ciao Luciano”, con Lodi che va a deporre un mazzo di fiori tra gli applausi di tutto lo stadio.

La partita non decolla, i ritmi sono blandi e si scorgono molti sbadigli sugli spalti. Sulla fascia destra Alvarez appare fermo, poco propositivo; qualcuno prova a spronarlo: “Petto di pollo, attacca a curriri!!!!”. Niente, nessuna risposta. Si infortuna Biagianti (“Cettu ca c’avemu bellu preparatore atletico!”), sostituito da Sciacca. Il primo tempo scorre via tra un soffio di vento e sprazzi di sole primaverile.

Nel secondo tempo ci si attende un cambio di passo, invece niente. Anzi, il colpo di scena lo regala il giovane Ibarbo: si invola lungo la linea di fondo saltando Legrottaglie, Spolli, Andujar e concludendo in rete una giocata sublime ed inaspettata. Esplodono i 4 (!) cagliaritani nel settore ospite .

I tifosi restano allibiti. Montella prova a scuotere i suoi facendo entrare un Lopez molto carico che, dopo poco, ha uno spunto degno dei suoi tempi migliori: il difensore cagliaritano lo trattiene all’ingresso dell’area di rigore, Bergonzi sembra assegnare la punizione ma poi, incredibilmente, lascia correre. Lo stadio si scalda, vengono sciorinati nell’ordine i più celebri cori contro l’arbitro e dalla Tribuna B si leva un applauso ironico (sembra la famosa partita in cui Farina venne “acclamato” ironicamente dal pubblico etneo).

Le curve salgono di tono, la folla incita gli 11 rossazzurri che però rallentano, trotterellando nel campo: “AUUU ma siti sciamuniti?!?! Iucatiii!!!”. Niente, oggi la squadra sembra non sentire lo stadio, sembra giocare una di quelle gare dove le gambe si congelano e la palla si fa pesante. Alla fine si perde, di nuovo. Terza sconfitta interna consecutiva (contando anche la Coppa), roba che non si vedeva da tempo.

Rispetto a due domeniche fa gli animi sono più tesi, c’è profonda rabbia verso una squadra che ha mostrato poco (contro un’avversaria che, c’è da dire, ha chiuso ogni varco). I fischi anticipano quello triplice dell’arbitro ed a quel punto tutti diventano allenatori: “Ppi mia ha fari iucari Maccsi Lopez”, “Iu ci mittissi a Keko”, “Abbiamo pagato cara la cessione di Silvestre”; il mio vicino di posto invoca addirittura Baronchelli e Furlanetto.

Saranno due settimane di chiacchiere, non c’è dubbio. Si spera, però, che giorno 18 lo stadio possa riempirsi fino ad esplodere per spingere il Catania verso la vittoria nella gara più attesa della stagione: il derby con il Palermo.