Università: quando i “palazzi del sapere” non diffondono alcun sapere

L’istruzione pubblica italiana sta raggiungendo vertiginosamente i livelli più bassi dall’unità d’Italia. Tagli sempre più netti e variegati, quasi che il ministero della Pubblica Istruzione abbia aderito alle allettanti offerte della “MiracleBlade” e voglia provarne ogni capacità.

Nonostante tutto, le scuole inferiori rimangono ai livelli d’eccellenza del panorama mondiale (molto spesso per l’immane sforzo dei docenti pur di sopperire alle ristrettezze di denaro e di personale). L’università, invece, sembra puntare decisamente verso l’obsolescenza, verso un sapere selettivo, verso delle conoscenze create e diffuse da una cerchia di docenti con il solo obiettivo di vendere libri.

Ma quanto si fa per fornire agli studenti le giuste conoscenze per un futuro lavoro? O, perlomeno, quanto ci si spende per dare una visione del mondo che si avvicini il più possibile alla realtà, tralasciando tabelle e statistiche inutili ed inconcludenti? Probabilmente poco, o nulla.

Si studia di tutto, si acclama un autore anche quando il suo contributo al sapere è misero ed insignificante, si consegnano agli studenti conoscenze che spesso non tengono conto dell’attualità, degli ultimissimi anni. Studiando in economia la struttura e la distribuzione della disoccupazione, ad esempio, le serie statistiche di molti libri si fermano al 2007; ma poiché con la crisi del 2008 tutto viene sconvolto, lo studente di oggi si trova già con un vuoto immenso nelle proprie conoscenze e nelle proprie concezioni della realtà.

Si parla di politica internazionale, di storia contemporanea, ma non si accenna mai alle tesi cospirazioniste (sull’11 settembre per esempio) o alla massoneria, che tanti documenti e sentenze hanno storicamente indicato come il motore di gran parte delle politiche mondiali e che invece si tende a nascondere sotto il tappeto.

Non si parla di mafia. Si accenna qualcosa, magari si organizzano seminari interessanti. Ma non si studia quali siano gli effetti sociali ed economici delle associazioni mafiose. Non si studiano alcuni eventi locali fondamentali (l’operazione Orsa Maggiore a Catania nel 1994 ad esempio), che portano allo sconvolgimento dell’intero assetto istituzionale e commerciale del Paese.

Insomma, si fa fumo, molto fumo, ma non si consegna allo studente il grimaldello per aprire le porte del proprio futuro, bensì un bel mazzo di chiavi che molto spesso, uscendo dall’università, servono a poco o nulla.