La voce degli spalti / 6 – Catania-Chievo 1-2 Nata male, finita peggio

Catania-Chievo apre un ciclo di incontri che da qui a Natale saranno fondamentali nel cammino degli etnei. L’importanza del match è testimoniata dalla promozione (davvero invitante) che la società rossazzurra ha realizzato per i propri tifosi: due partite – questa e quella con il Cagliari – al prezzo di una (in curva addirittura meno di una).

La risposta del pubblico catanese è discreta. A dire il vero, a un’ora dalla partita lo stadio è deserto e si va riempiendo molto lentamente, tanto che in molti entrano a gara già iniziata; alla fine, però, il colpo d’occhio è discreto.

La giornata è strana: tante nuvole che minacciano pioggia, ma anche un caldo autunnale che riscalda i primi a riempire le gradinate. In Curva Nord giganteggia una scritta: “Ogni partita è una finale”; mentre in Curva Sud compare uno striscione (poi rimosso) di alcuni tifosi giunti da Lentini.

Ad inizio gara gli ultras della Sud ricordano Gabriele Sandri con 5 minuti di non-tifo, mentre dalla Nord si levano i primi cori e sventolano un paio di nuovi bandieroni. Il Catania parte forte e nel primo quarto d’ora Lodi, incitato dal pubblico, prova a far cambiare il punteggio con due punizioni che però non vanno a buon fine.

La squadra appare messa bene in campo, ma le gambe sembrano un po’ molli, e l’atmosfera sugli spalti inizia a raffreddarsi un po’ – malgrado qualche sussulto come il palo di Bergessio –, presagio di quel che accade di lì a poco: Spolli (ottimo fino a quel momento) perde palla al limite della propria area di rigore ed atterra l’avversario. Rigore per il Chievo che Pellissier trasforma facendo esultare i 25 tifosi clivensi. Il primo tempo si chiude qui. All’intervallo c’è qualche mugugno in tribuna, la partita non sta girando, sembra la classica giornata storta.

Alla ripresa da segnalare l’omaggio della Curva Sud alla tragedia di Genova (“Genova… Catania ti è vicina”), mentre la Curva Nord “festeggia” la caduta del governo con la scritta “Addio Maroni”, nella speranza che si possa riaprire la questione Tessera del tifoso, rivedendo l’intero programma promosso dall’ex ministro della Lega.

In campo la gara va di male in peggio: Lodi si fa parare il rigore procurato da Lopez, Sorrentino si supera in un paio di occasioni e così, puntuale, arriva la punizione da parte del Chievo: pasticcio tra Bellusci e Biagianti (“ ‘sti minchiati mancu in Terza Categoria si virunu!”, sottolinea qualcuno dalle tribune) e rete facile facile di Sammarco. Gli etnei abbozzano una reazione, Almiron trova il gol con un bel tiro da fuori deviato, ma è troppo tardi. Partita nata male e finita peggio. Il pubblico lo capisce, non ci sono fischi, solo tanta delusione per una domenica andata di traverso. Uscendo dallo stadio non è il solito vociare di festa, non c’è il gelataio con la radio a tutto volume collegata a “Tutto il calcio” o a Patanè. Si sente solo una frase: “Annacamuni, prima ca si ni veni l’acqua!”… Meglio seguire il consiglio, ci mancherebbe solo questa!