Nuovo stadio di Catania? L'architetto è pronto

Negli ultimi giorni in Parlamento si sta accelerando l’iter che porterà all’approvazione della cosiddetta “legge sugli stadi”, una misura che permetterà di costruire impianti di proprietà delle società di calcio, riducendo il processo burocratico.

Tra i diretti interessati c’è anche il Calcio Catania che, come affermato più volte dal presidente Pulvirenti, conta di costruire il proprio stadio in tempi brevi.

Ma la questione stadio a Catania è vicenda ben nota: se ne parlò già nel lontano 1962, quando il Comune bandì un concorso per la costruzione di un nuovo stadio a Pantano d’Arci da ben 70.000 posti. Ovviamente non se ne fece nulla, ma in tempi più recenti un giovane architetto ha rialimentato la questione presentando il progetto di uno stadio avveniristico: il suo nome è Angelo Spampinato e l’idea, lo “Stadio Dei Palici”, venne proposta allo Smau 2003 alle Ciminiere.

Ad otto anni di distanza abbiamo contattato l’architetto etneo, che oggi lavora a Londra presso un’importante società di progettazione di impianti sportivi a livello internazionale.

Architetto, ci parli brevemente del suo progetto.

«Lo Stadio Dei Palici, più che un progetto, è un “concetto”, in quanto non è frutto di un rapporto con un committente, ma è solo un archetipo di impianto sportivo. Lo stadio nasce dall’idea di legare l’architettura alla città, creando un rapporto di identità. Gli dèi Palici, infatti, sono personaggi mitologici raccontati nelle tragedie di Eschilo, due gemelli nati sotto terra sulle rive del Simeto e protettori di Catania.
La mia idea è quella di creare un’architettura che, riprendendo questo mito, possa legare i catanesi all’impianto: il progetto, infatti, nasce dalla forma dei due gemelli che, muovendosi sotto terra nella loro posizione fetale, “regalano” lo stadio alla città. L’impianto ha due aperture, una verso l’Etna (la terra e il fuoco) e l’altra verso il Simeto (l’acqua e l’aria)».

Per vedere il progetto completo: link.

Il progetto, però, non è mai stato realizzato. C’è l’idea di farlo in futuro?

«Con il Calcio Catania ci conosciamo da tempo e loro conoscono il progetto, ma finora la priorità per la societa è stata la costruzione del centro sportivo e non si è pensato concretamente alla realizzazione di un nuovo stadio a Catania. Mi piacerebbe riparlarne, naturalmente se il progetto dovesse rientrare nei piani della dirigenza».

Alcuni hanno criticato il fatto che il progetto manchi della copertura e sia troppo dispersivo. Cosa ne pensi?

«La copertura non c’è nel “concetto”, ma è prevista in un’eventuale realizzazione. Riguardo la dispersività, soprattutto sonora, andrebbe testato. È chiaro, comunque, che il mio è un impianto ideale, ma bisognerebbe tenere conto delle necessità della società e adeguarlo alle ultime normative».

Lei ha studiato molto l’architettura dello stadio Cibali. Pensa che sia possibile ristrutturarlo, come propone qualcuno, oppure no?

«Il Cibali è uno stadio che ha un valore simbolico ed affettivo inestimabile. Purtroppo, però, non è più adatto alla Serie A dei giorni nostri. Uno dei problemi, ad esempio, è che allo spostamento del tifo più caldo dalla Curva Sud alla Curva Nord non è seguito uno spostamento del settore ospiti.
Credo che ampliarlo, abbassando il livello del campo di gioco per far posto ad un parterre con nuovi posti a sedere al posto della pista d’atletica, comporterebbe un peggioramento complessivo delle condizioni di visibilità (come si è già verificato in alcuni stadi che hanno adottato soluzioni simili). Ma, più in generale, penso che il Calcio Catania abbia bisogno di un impianto di proprietà, inteso come un investimento che gli permetta di generare nuove e importanti risorse economiche, cosa che con il Cibali non può accadere.

La mia idea per il Cibali non è quella di abbatterlo (sarebbe un vituperio alla storia sportiva catanese), ma destinarlo così com’è all’atletica e al rugby, che in questo modo avrebbe un impianto invidiato da tutta Italia».

Tornando alla legge sugli stadi, quali pensa siano le prospettive future?

«La legge sugli impianti è di fondamentale importanza in Italia. In molti Paesi le società sono già proprietarie degli impianti, mentre qui solo Juventus, Reggiana e poche altre società hanno questa possibilità. Sarebbe importantissimo costruire nuovi stadi: permetterebbe di migliorare il prodotto calcio e di aumentare gli introiti delle società. Lo stadio di oggi, infatti, non è solo il luogo dove andare a vedere la partita la domenica, ma è un punto di ritrovo, uno spazio polifunzionale legato al club con aree di intrattenimento, punti ristoro, negozi e un museo della squadra».

Parliamo un po’ di lei. Dopo il progetto dello stadio Dei Palici si è spostato a Londra…

«Si, attualmente lavoro nello studio AECOM, dedicandomi in particolare alla progettazione di impianti sportivi con Aecom Sports. Prima di trasferirmi in Inghilterra ho lavorato alla progettazione del nuovo stadio della Juventus con lo studio Shesa di Roma e successivamente sempre qui a Londra ho lavorato con ArupSport  al progetto di nuovi stadi a Singapore (55.000 posti e tribune mobili), in Arabia Saudita (60.000 posti) e negli Emirati Arabi (65.000 posti e copertura mobile). Di recente con AECOM abbiamo vinto il concorso internazionale per la progettazione del parco olimpico di Rio de Janeiro 2016, una soddisfazione immensa considerando che il nostro progetto è stato scelto  tra 60 proposte presentate da studi di oltre venti nazioni diverse.

Insieme alla parte progettuale curo anche gli aspetti teorici degli stadi e degli impianti sportivi più in generale: nel 2004 ho pubblicato il libro “Stadi del Mondo – Sport & Architettura” e sono l’autore della sezione dedicata all’Architettura del sito WorldStadiums.com, che contiene foto ed informazioni sugli stadi di tutto il mondo ed è fino ad oggi il più completo database in materia.

Nonostante tutto questo, però, il mio sogno resta quello di poter lavorare un giorno per la mia città».

Riguardo lo stadio della Juve, non pensa che 41.000 spettatori siano un’enorme sconfitta per il calcio?

«Dal mio punto di vista no, perché questo stadio è stato il frutto di una profonda e lunga programmazione con la società bianconera. Certo che, parlando della Juventus, io avrei immaginato un impianto da non meno di 50.000 spettatori».

Il nuovo stadio per il Catania, al di là del suo progetto, che criteri dovrebbe rispettare?

«Sicuramente dovrebbe essere uno stadio “all’inglese”, con il pubblico molto vicino al campo, senza pista d’atletica e magari senza recinzioni. Potrebbe avere, più o meno, 35.000 spettatori, tutti a sedere. Ma la capienza e le altre funzioni dipendono dalle necessità della società».

La società rossazzurra ha parlato addirittura di soli 6 mesi per costruire il nuovo stadio. Crede sia un tempo ragionevole?

«A Torino sono stati impiegati circa tre anni compresa la demolizione del vecchio Delle Alpi. Per Catania, con un progetto mirato e un’impresa costruttrice valida e con una seria programmazione alle spalle, credo che un nuovo stadio si potrebbe realizzare in tempi molto rapidi».