La lotta di Libero Grassi continua

A venti anni di distanza la testimonianza di Libero Grassi è ancora vitale e mantiene tutta la sua unicità. Non è un caso del resto se dopo venti anni dal barbaro assassinio, ancora oggi, esattamente come allora, molti mostrano un certo fastidio nel ricordarne la figura, la limpida onestà, la caratura morale.

Nella lettera pubblicata il giorno dopo la sua uccisione, il 29 agosto 1991, dal Corriere della Sera, l’imprenditore siciliano ricostruisce il tentativo di estorsione operato dai clan mafiosi ai suoi danni. Alla denuncia seguirà l’arresto di alcuni di essi. E’ un gesto importante in cui dimostra il coraggio, ed anche una certa ingenuità di chi è certo di agire per la libertà ed ha fiducia nella giustizia. A differenza di tanti altri imprenditori che subivano in silenzio il ricatto mafioso, lui si era ribellato e aveva gridato forte la sua indignazione: No! Non pago e non starò zitto come fanno tanti altri: io voglio parlare….

E’ in queste parole la forza della testimonianza di Libero Grassi, nell’aver reso la denuncia del pizzo in un fatto politico. Prima di lui, c’erano stati altri commercianti che avevano denunciato, ma tutto era rimasto un fatto privato. Libero rompe le catene del silenzio, trasformando quello che fino a quel momento era vissuto come un problema personale in una questione pubblica. Il pagamento del pizzo riguardava innanzitutto il mondo imprenditoriale, ma anche la politica, le Istituzioni, l’intera comunità.

Quel pubblico rifiuto, unitamente all’esperienza, questa volta organizzata, dei commercianti di Capo d’Orlando, hanno segnato la nascita del movimento antiracket, ed avviato una riflessione che, ancora oggi, coinvolge tutti.

Da un lato c’è la denuncia forte ma isolata di Libero Grassi, con il suo tragico epilogo. Dall’altro, il fronte degli imprenditori che si associano, e riescono a fare arrestare e condannare i mafiosi, senza che ci siano ritorsioni e violenze. L’associazionismo antiracket si afferma come modello e ben presto si diffonde in altre città e regioni italiane.

Oggi, vent’anni dopo, il movimento antiracket è un reticolo di associazioni, comitati e personalità, presenti in larga parte del territorio italiano, anche se ancora fatica ad uscire da una dimensione di avanguardia. Molti sono i risultati positivi raggiunti, ma ancora la guerra al pizzo non si è affermata come un valore in grado di coinvolgere la maggioranza degli imprenditori, che ancora continuano a pagare in silenzio.

Il biennio 1991-1992 segnerà la storia della lotta alla mafia e proprio sull’onda emotiva della morte di Grassi, nascerà a Palermo Sos Impresa di cui farà parte Pino Maisano, la moglie di Libero che, ancora oggi, porta avanti la battaglia accanto ai figli Alice e Davide. Ed è proprio alla luce di questa esperienza ventennale che, nel giorno dell’anniversario della morte, ci domandiamo quali siano le prospettive del movimento antiracket, quali gli obiettivi da perseguire e soprattutto come rilanciare un’azione che liberi pezzi di territorio dall’oppressione mafiosa.

L’antimafia delle convenienze e delle opportunità è il nuovo orizzonte su cui Sos Impresa vuole impegnarsi: rendere conveniente la denuncia e sfavorire chi continua a pagare il pizzo. Premiare chi denuncia e andare oltre il risarcimento, offrendo opportunità concrete a quelli imprenditori che si ribellano.

La denuncia e la lotta di Libero Grassi continua.

Lino Busà (Presidente di SOS Impresa)