Zeitgeist: «Un altro mondo è possibile»

Quante volte di fronte ai grandi problemi della società di oggi tendiamo ad individuare la causa nel ”sistema”? Fin troppo spesso ci rassegniamo davanti alle insopportabili ingiustizie del mondo con la stessa, evasiva, frase: “E’ proprio il sistema ad essere sbagliato!”.

Ebbene,  da qualche anno si sta sviluppando in maniera non indifferente un movimento che intende realmente cambiare il “sistema”, proponendo delle innovazioni per certi versi radicali del nostro modo di pensare e di vivere. Si tratta del Movimento Zeitgeist. A parlarcene è il dottor Claudio Meynet, responsabile dei contatti con i media.

«Zeitgeist è un movimento totalmente apolitico e aconfessionale, nato dalla gente comune che sente la necessità di un cambiamento morale. Secondo i nostri studi è possibile arrivare ad una condizione globale in cui tutti gli individui vivano in modo dignitoso, senza subire la fame, la povertà e la guerra. Tra le grandi sfide del movimento vi è senz’altro quella di riuscire ad abbandonare il sistema economico monetario, attraverso delle innovazioni sicuramente impegnative. Ma prima di ogni riforma e cambiamento in questo senso, è necessario che le persone siano consapevoli che un cambiamento è realmente possibile».

Come pensate di abbandonare il sistema economico attuale?

«È un concetto che lascia le persone molto spiazzate. In realtà, è possibile vivere senza fare uso del denaro grazie alle tecnologie ed alle conoscenze scientifiche  che abbiamo oggi. Attraverso dei macchinari gestiti in tutto il mondo si darebbe ad ogni individuo la possibilità di usufruire delle risorse, abbandonando lo scopo di ottenere un profitto. È chiaro, però, che il cambiamento deve essere graduale e alla base di tutto deve esserci la consapevolezza delle persone che un mondo diverso è possibile».

L’utilizzo di tecnologie all’avanguardia porterebbe quindi anche ad un rivoluzionamento del concetto di lavoro e di guadagno, e di conseguenza della proprietà privata.

«Esattamente. In modo graduale si arriverebbe ad una condizione per la quale l’uomo non avrebbe più bisogno di lavorare per guadagnarsi da vivere, il lavoro deriverà solamente dalla passione, che è l’incentivo più grande di tutti. La proprietà privata diventerebbe molto meno importante rispetto a come lo è oggi. I mezzi, come l’automobile sarebbero disponibili per tutti, ognuno potrà utilizzare ciò di cui ha bisogno nel momento in cui ne ha bisogno, senza avere la necessità di possedere un oggetto per sentirsi realizzato. Tutto sarebbe gestito in maniera diversa, le priorità saranno altre. Sarebbe rischioso fare dei paragoni con la società di adesso, perché il tipo di società a cui noi aspiriamo è fondata da valori differenti».

Tra i punti cardine della vostra visione vi è senz’altro il rispetto per l’ambiente. Come pensate sia possibile uno sviluppo sostenibile o addirittura il raggiungimento dell’impatto zero?

«L’impatto zero assoluto può essere raggiungibile ma è una strada non  ancora vicinissima. In realtà, però già adesso si potrebbe avere una società molto meno inquinante se si gestissero le energie alternative in maniera appropriata. Fin quando vi è la possibilità di ottenere dei profitti dall’energia vi saranno sempre resistenze nel cambiare direzione. Più che parlare di impatto zero, si dovrebbe capire quanto potremmo essere oggi sostenibili. Potenzialmente potremmo già adesso nel 2011 avvicinarci all’impatto zero se solo applicassimo le tecniche e le conoscenze che abbiamo. Con l’attuale logica del profitto si va inevitabilmente verso la diminuzione delle risorse e l’incremento delle diseguaglianze».

Sarebbe possibile quindi uno sviluppo umano globale, in cui la povertà non tocchi nessuno?

«Già negli anni ‘90 la FAO dimostrava che vi era la possibilità di dare da mangiare a chiunque, e tuttora questo è realizzabile. Ma sarebbe antieconomico. Infatti, quando qualcuno guadagna, qualcun altro si impoverisce».

Da chi prende ispirazione il Movimento?

«Il professor Jacques Fresco è stato l’artefice del movimento. Sono le sue idee quelle alle quali noi ci ispiriamo. Già negli anni ‘70 proponeva una società diversa, con un’economia basata sulle risorse. L’unicità del lavoro di Fresco sta nelle prove scientifiche che dimostrano come questo cambiamento sia realmente possibile».

Crede che nella situazione attuale sia realistico un cambiamento verso quella direzione?

«La sfida è dura, ma innanzitutto è necessario far capire alle persone che dietro questo movimento non ci sono gli interessi di alcuno. Sono convinto che l’attuale situazione più che critica di paesi come la Grecia e la Spagna – ma anche l’Italia –  porterà la gente a darsi una mossa. Ed è solo con delle spinte globali e dal basso che si potrà arrivare a un vero cambiamento».