Quando risolvere un problema significa disseminarlo per tutta la città

Le azioni intraprese in queste settimane dal Comune di Catania e dalle forze dell’ordine sono certamente qualcosa di insolito e di fortemente simbolico. Lo sgombero del “palazzo di cemento” e del palazzo delle Poste di viale Africa, nonché la demolizione di uno “storico” rudere di Librino, sono segni, a detta del sindaco stesso e delle forze dell’ordine, di un tentativo di ritorno alla legalità ed alla civiltà.

È evidente, però, che gesti simili avrebbero bisogno di una grande organizzazione alle spalle, perché sbattere gli abusivi fuori da quella che era diventata a tutti gli effetti la propria casa è un’azione che comporta conseguenze tangibili e non trascurabili nell’intero tessuto sociale della città.

Le immagini ormai note e ricorrenti delle famiglie del palazzo di cemento, stabilitesi in piazza Duomo e poi brutalmente allontanate dai vigili urbani lo scorso 19 maggio, sono la testimonianza che non tutto è andato come doveva. Anzi, forse quasi nulla.

Anche per lo sgombero del palazzo delle Poste, da anni abbandonato e occupato da numerosi immigrati di varie etnie, non tutto è filato liscio. Il Comune, in tempi record (che poco hanno a che vedere con la solita tempistica della burocrazia di questa città) ha allestito un’area d’accoglienza, dotata di roulotte e di servizi igienici e di ristorazione, nel campo di calcio Fontanarossa, proprio di fronte l’aeroporto Vincenzo Bellini.

Scelta che, lo hanno sottolineato in tanti, è assai discutibile, sia perché non è un bel biglietto da visita per le migliaia di turisti che quotidianamente si affacciano dalle vetrate dell’aerostazione catanese; sia perché, con la grande carenza di strutture sportive di questa città, creare un accampamento rom in uno dei campi comunali (anche se inutilizzato da qualche anno) è un ulteriore colpo mortale a decine di società sportive che annualmente sgomitano per ottenere un terreno di gioco. Qualora le promesse dell’amministrazione comunale (“è solo situazione temporanea di 2-3 mesi”) non venissero mantenute, sarebbe una nuova sconfitta per la città etnea, che oltre a non vedere ristrutturata e utilizzabile una struttura vitale per lo sport catanese, si ritroverebbe con un notevole problema sociale e civile da gestire, con gli abitanti della zona che fin da subito hanno manifestato il proprio scetticismo ed il proprio dissenso verso la soluzione attuale.

C’è da sottolineare, inoltre, che decine e decine di ex occupanti del palazzo delle Poste si ritrovano in mezzo alla strada, costretti a dormire in ripari di fortuna alla mercé degli agenti atmosferici e degli sguardi indiscreti della gente. Piazza Oceania (cui si riferisce la foto scattata qualche giorno fa), piazza Giovanni XXIII, piazza Cutelli, e tanti altri luoghi, sono diventate dormitoi pubblici.

Insomma, mentre in tanti ancora si interrogano su quale sia la reale finalità di tutte queste “improvvise” azioni di forza del Comune, è sotto gli occhi di tutti che queste non hanno risolto i problemi, ma li hanno disseminati per l’intera città: infatti, se prima erano circoscritti in un paio di edifici, adesso sono ben visibili all’aria aperta, con il risultato che centinaia di cittadini catanesi, immigrati regolari e clandestini (e persino qualche rifugiato politico) si ritrovano, ad oggi, senza una fissa dimora e, tanti, a dormire per strada.

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