Tarsu e Tia, il Comune di Catania diffonde una nota esplicativa

In riferimento ad alcune prese di posizione sulla TARSU apparse recentemente e diffuse da organi di stampa, al fine di non ingenerare confusione nei cittadini catanesi, l’assessore al Bilancio Roberto Bonaccorsi e il Ragioniere Generale Giorgio Santonico hanno diffuso la seguente nota.

“Riguardo alla tesi che dal 1° gennaio 2010 la TARSU sarebbe definitivamente abrogata e che quindi i Comuni non siano più legittimati ad utilizzarla, si fa presente che l’art. 49 del D. Lgs. 22/1997, che stabiliva la progressiva abrogazione della Tarsu e la sua sostituzione, nel tempo, con la TIA, è stato superato dalla disposizione dell’articolo 238 del D. Lgs. 29 gennaio 2006, n. 152 – Decreto Ambiente – il quale prevede che sino all’emanazione del Regolamento attuativo della nuova Tariffa “continuano ad applicarsi le discipline regolamentari vigenti”.

Successivamente, non essendo stato ancora emanato il predetto Regolamento, altre norme hanno confermato la validità del regime Tarsu nei comuni che lo applicano e da ultimo le disposizioni legislative sono state integrate dalla circolare del Ministero Economia e Finanze 3/DF dell’11 novembre 2010, secondo la quale, testualmente, “per i comuni che alla data del 31 dicembre 2009 erano in regime di Tarsu non si pongono particolari problemi, poiché possono continuare ad applicare la Tarsu” principio per altro recentemente riconfermato dall’articolo 14, comma 7, del Dlgs 23/2011 sul federalismo municipale che – proprio nelle more dell’avvio del federalismo consente ai Comuni di continuare ad applicare i regolamenti «adottati in base alla normativa concernente la tassa sui rifiuti solidi urbani … » Pertanto, nessun “principio costituzionale” è stato violato da questa Amministrazione che continua nella più rigida applicazione delle norme vigenti.

Rimane da segnalare come il superamento della Tarsu comporterebbe comunque il passaggio alla Tia, un tributo non certo più leggero per i contribuenti, cui in tutta Italia sono passati ad oggi solo 1.200 Amministrazioni (su 8101 comuni italiani), con sensibili problemi applicativi e gestionali (si veda la problematica dell’Iva sulla Tia, di incerta applicazione) e del quale, a seguito della recente normativa federalista, è allo studio il definitivo superamento.

Non risponde al vero, inoltre, l’assunto che la Tarsu del comune di Catania, in sette anni, sia aumentata del 322%, in quanto gli aumenti sono stati apportati negli anni 2002, 2005, 2006 e 2007 in misura, complessivamente del 266% al fine di allineare il gettito dell’imposta al costo del servizio, crescente anche per disposizioni normative regionali.

Né tantomento risponde a verità che Catania sia la più cara città d’Italia, in quanto da una graduatoria stilata recentemente da “Cittadinanza attiva”, la più cara risulta essere la città di Napoli seguita da Benevento e Siracusa. Pertanto, Catania non è nemmeno la più cara nell’ambito della Sicilia: a titolo meramente indicativo si rappresenta che un recente articolo del Sole 24Ore, pubblicato l’11 aprile u.s., ha collocato la città di Catania al 31° posto della graduatoria in quanto a costi della Tarsu”.