"Semu Siciliani": Antonio Monforte si racconta

È sabato mattina e, stranamente per questo periodo, a Catania piove. Ho appuntamento con Antonio Monforte, cantautore etneo molto apprezzato, membro del duo “Figli di un do minore” – che tanto successo riscuote da anni nei pub di mezza Sicilia – e autore di molti brani in siciliano.

«Bellu tempu, vero?!» esordisce scherzosamente appena arrivo all’appuntamento. Giacca nera e immancabile coppola siciliana in testa, ghigno tipicamente catanese e borsa piena di cd musicali.

«La musica è la mia passione da sempre, il mio lavoro, il mio tempo libero, il mio sfogo. Iniziai a suonare come chitarrista in alcune cover band vent’anni fa, ma già scrivevo i miei primi pezzi».

Seduti al tavolino di un bar, ripercorriamo anni ed anni di carriera. «Il primo singolo fu “Cambierai”, uscito nel 2000. Era però un genere non mio, nel quale non mi riconoscevo. La tendenza era verso la canzone siciliana e proprio in questa direzione si concentrarono i lavori successivi».

Il primo successo è “Sugnu Pazzu”, una ballata d’amore, romantica e passionale al tempo stesso. «Sugnu Pazzu è uscita nel 2006, contenuta nell’album omonimo, e fu utilizzata nel cortometraggio “Desiderio in amore” che vinse il premio Peppone D’oro al festival di Brescello 2007 e giunse finalista al premio Massimo Troisi. È una delle canzoni più note ed è sempre richiestissima ai concerti».

In questi anni, però, ci sono state tante altre canzoni, note soprattutto al pubblico catanese… «Sì, ci sono state “Quelli del ’46” e “Catania è sulu ccà”, ma anche “Aspetta l’amuri” e “Vota Babbacallo” con le quali ho partecipato al festival della canzone siciliana, presentato da Salvo La Rosa, nelle edizioni 2009 e 2010».

Parliamo del progetto di questo periodo, “Semu Siciliani”, che raccoglie in nove tracce i migliori brani di questi anni, rigorosamente in siciliano, riarrangiati in chiave acustica; Antonio tira fuori dalla borsa, orgoglioso, il cd… «Semu Siciliani è un album vero, autentico, artigianale. Tutto è lasciato alla spontaneità delle parole ed alle emozioni trasmesse dalle vive note»; come in “Generosa e impotente”, struggente brano dedicato all’intenso legame di amore ed odio con la propria terra, probabilmente la canzone che più incarna lo spirito di questo lavoro.

Chiacchierando del più e del meno, vengono fuori le passioni di Antonio: tra musica, calcio, l’amore per la propria terra e per i propri figli, si coglie quale sia la vera anima di questo album.

«Ho la fortuna – prosegue – di avere al mio fianco una band formata da ottimi musicisti: Seby Barbagallo al basso, Ciccio Bassi alla chitarra acustica e ai cori, Alessio Castro alle percussioni, Salverico Cutuli alla fisarmonica ed Antony Panebianco alle tastiere. Ora siamo impegnati in un live tour per presentare l’album che si snoda per tante piazze siciliane». Prossimo appuntamento, ci dice, è la semifinale del Festival Pub al Waxi O’Connor di Catania giorno 12 maggio, cui seguiranno alcuni concerti in giro per la provincia.

Paghiamo, usciamo dal bar e ci salutiamo. Piove, piove ancora, ma canticchiando qualche brano di questo album la giornata si fa un po’ più piacevole…