Osama è morto ma non c'è nulla da festeggiare

La notizia della morte di Osama Bin Laden mi ha colto impreparato. Era mattina presto, l’ho appresa dalla radio, stavo accompagnando i bambini all’asilo. Poi ho dovuto svolgere la mia normale giornata senza la possibilità di approfondire la vicenda. Solo all’ora di pranzo, oscurando i cartoni animati che i miei bimbi chiedevano a gran voce, ho potuto vedere un po’ di telegiornali sparsi, saltando di rete in rete. Quindi, lasciando finalmente il telecomando ai miei piccoli, mi sono messo a spulciare su internet.

Ma c’era qualcosa che non andava. Le scene di giubilo degli americani a Times Square erano troppo stridenti alle mie orecchie, alla mia vista. Hanno inquadrato un trio di bionde, volti e corpi da top model, che ridevano e ballavano felici, ho visto gente che bruciava le effigi del Sultano del terrore. «No – mi sono detto – questa non è civiltà. La presunta superiorità dell’occidente civilizzato non può lasciarsi andare a simili scene».

Io comprendo le necessità del presidente Obama di annunciare che “giustizia è stata fatta”, che il cerchio di dolore innescato dal crollo delle Torri gemelle sia stato dichiarato “chiuso”. Comprendo anche il dolore dei parenti delle vittime, dei vigili del fuoco di New York (e la loro reazione è stata infatti molto più composta), ma non comprendo il taglio dato alla vicenda da alcuni organi di stampa. Taglio che è figlio illegittimo della schifosa stagione mass-mediatica che stiamo vivendo. Si è preferito dare voce e video ad immagini che nessuna persona di buon senso può accettare: canti e balli non c’entrano nulla: non c’è nulla da festeggiare, semmai c’è da riflettere ancora più profondamente.

Solo nel pomeriggio mi sono un po’ ripreso, quando ho compreso che la grande maggioranza delle persone in tutto il mondo provava, di fronte a quelle scene di giubilo, il mio stesso turbamento. E finalmente due notizie, stavolta più consone all’evento, sono state diramate: la prima è quella che riferisce di una riunione spontanea a Ground Zero per “piangere” le vittime dell’attentato. Esattamente: piangere assieme le vittime e finalmente elaborare un lutto lungo dieci anni.

La seconda è stata una nota pubblicata dall’Ansa, che trascrivo qui integralmente: «Di fronte alla morte di un uomo, un cristiano non si rallegra mai, ma riflette sulle gravi responsabilità di ognuno davanti a Dio e agli uomini e spera e si impegna perché ogni evento non sia occasione di una crescita ulteriore dell’odio, ma della pace». Lo ha dichiarato padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana. «Osama Bin Laden, come tutti sappiamo, ha avuto la gravissima responsabilità di diffondere divisione e odio fra i popoli, causando la morte di innumerevoli persone, e di strumentalizzare le religioni a questo fine».

Ecco, sono questi gli atteggiamenti e le parole giuste. Non c’è un accidenti da festeggiare, c’è solo da piangere i propri morti – tutti indistintamente, di una parte e di quella avversa – e dare loro la pace che meritano.