Combattere il Radon per la sicurezza sul posto di lavoro

Sicurezza nei luoghi di lavoro: l’Asp Catania in prima linea per il rispetto delle normative che tutelano la salute dei cittadini. A seguito dell’incontro sul tema relativo agli obblighi di monitoraggio del gas radon – regolati dal decreto legislativo 241/00 – patrocinato dalla Sistemi Ambientali Srl e supportato dalla consulenza tecnica del prof. Massimo Moroni (geologo esperto nazionale sulle misurazione e sugli interventi in materia di protezione da gas ionizzanti e Radon), il direttore generale dell’Aziendale sanitaria provinciale etnea Giuseppe Calaciura e il direttore sanitario Domenico Barbagallo, hanno provveduto a inserire “l’osservanza degli obblighi di legge” all’interno del documento per l’autorizzazione all’uso dei locali semi/sotterranei (per attività di vario genere).

«Il datore di lavoro autorizzato all’utilizzo di locali seminterrati, che possono presentare caratteristiche di particolare criticità dal punto di vista dell’accumulo di gas – spiega Barbagallo – dovrà infatti presentare al Settore Igiene e Sanità Pubblica (Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro), entro 24 mesi a decorrere dalla data della concessione, gli esiti delle misurazioni per il monitoraggio di eventuali sorgenti naturali di radiazioni prodotte dal decadimento del radon o del toron. L’esposizione al radon – elemento chimico presente in natura – rappresenta un importante fattore di rischio per il tumore ai polmoni. La principale fonte è il terreno, da dove, una volta disperso, il gas tende ad accumularsi nei locali chiusi ed è pericolosissimo se inalato: è per questo che la nostra Azienda ha attivato misure di controllo con l’obiettivo di monitorare e dunque prevenire eventuali esposizioni».

Scopo dell’incontro – svoltosi presso la sede della Direzione generale Asp – è stato quello di verificare a dieci anni di distanza dalla pubblicazione del decreto, lo stato di applicazione e la rispondenza agli assunti previsti su tutto il territorio nazionale. In particolare è stata approfondita: la corretta applicazione del decreto da parte degli addetti al servizio di prevenzione e protezione dai rischi; gli interventi di controllo da parte degli organi ispettivi preposti ai sensi delle vigenti normative; i chiarimenti sulle modalità applicative del decreto; gli standard applicativi in situ, degli strumenti di misurazione e le modalità operative di misurazione.

«Dall’incontro è emersa la necessità di intensificare i controlli delle radiazioni ionizzanti del gas radon sul territorio siciliano da parte degli organismi preposti – ha spiegato il prof. Moroni – anche in ottemperanza a quanto previsto dalle normative nazionali e dal D.U.V.R.I. (documento unico di valutazione dei rischi interferenti) quale documento obbligatorio di cui all’art. 26 del decreto legislativo 81/08, da redigere a cura delle aziende sottoposte a tali obblighi». In risposta ai quesiti relativi alle modalità di bonifica dei luoghi con concentrazioni di radon superiori ai valori di legge, è stato inoltre evidenziato che «la chiusura o l’eventuale sospensione delle attività svolte su siti potenzialmente pericolosi, non rientra nella logica della ratio legis – ha continuato Moroni – attestato che la bonifica di un sito è strettamente correlata alle specifiche topografiche del luogo, la stessa è genericamente realizzabile con azioni meccaniche di facile realizzazione: ventilazione, aumento tiraggio forzato, realizzazione aperture, modifica turnazioni».

Il radon (Rn) è un gas inerte e radioattivo di origine naturale. È un prodotto del decadimento nucleare del radio all’interno della catena di decadimento dell’uranio. Il radon è inodore, incolore e insapore, quindi non è percepibile dai nostri sensi. Se inalato, è considerato molto pericoloso per la salute umana poiché le particelle alfa possono danneggiare il Dna delle cellule e causare cancro al polmone. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), attraverso l’International Agency for Research on Cancer (Iarc), ha classificato il radon appartenente al “Gruppo 1” delle sostanze cancerogene per l’essere umano. Il radon viene emanato dai terreni (in particolar modo da lave, tufi, pozzolane), dalle rocce ed in minor misura dall’acqua, nella quale può disciogliersi (può essere presente infatti nelle falde acquifere). E’ inoltre nota la sua presenza in alcuni materiali da costruzione. La via che generalmente percorre per giungere all’interno di un edificio è quella che passa attraverso fessure e piccoli fori delle cantine e nei piani seminterrati. Ciò è dovuto ad una differenza di pressione tra il suolo e l’ambiente chiuso, che risulta essere in depressione rispetto l’esterno.