Wikileaks e Current tv, la verità è senza filtro

In questi giorni ogni commento lo riguarda, ogni notizia lo cita, tutti i blog e i social network lo elogiano, qualcuno lo critica aspramente. Stupratore, terrorista, eroe, paladino dell’anti-sistema, Julian Assange fa comunque parlare di sé, nel bene e nel male, così come, in linea di massima si parla di Wikileaks.

Per quanto il tentativo di capire chi sia realmente Assange possa far cadere in errore, analizzare le centinaia di migliaia di file pubblicati da Wikileaks invece, risulta essere un’operazione logicamente meno complessa, trattandosi di documenti autentici e, quindi, nulla di trascendentale o di difficile interpretazione (come invece lo può diventare cercare di inquadrare l’ambigua personalità di un uomo controverso come Assange).

L’oggetto dei documenti spazia dalle relazioni diplomatiche ai servizi segreti, dall’economia al terrorismo, passando per politica interna e commercio estero.

Seguendo i media tradizionali, però, si ha come la sensazione che Wikileaks in sostanza non ci dica nulla di sconvolgente, niente che sotto sotto l’opinione pubblica non immaginasse già da tempo. Ci vengono citati costantemente i documenti riguardanti le opinioni che hanno alcuni capi di governo su altri loro colleghi, o i rapporti tra Berlusconi e Putin. Insomma, materiale che fa discutere al bar, che causa qualche incidente diplomatico, che magari crea anche un discreto scalpore nell’opinione pubblica, ma nulla di più.

Allontanandoci neanche troppo dai mass media più seguiti è possibile rendersi conto di come, in realtà, qualcosa di atroce e sconvolgente è presente nei documenti resi pubblici da Wikileaks. Il programma Current di Sky (canale 130) si occupa della cosiddetta informazione indipendente, di quella non controllata dai governi, né da nessun altro tipo di potere. E proprio su Current in questi giorni sta andando in onda il programma I segreti di Wikileaks, in cui vengono analizzati centinaia di rapporti ufficiali redatti dall’esercito statunitense durante la guerra in Iraq e Afghanistan. Dallo studio che effettuano i giornalisti di Current vengono fuori cifre e fatti straordinari.

Nei documenti infatti vengono contati 109 032 morti derivanti dagli attacchi della coalizione (Usa-GB).

Di questi, 66 081 civili. Vengono inoltre registrati 176 000 feriti.

In un giorno solo, secondo uno di questi verbali,  vennero lanciati 30 “IED”(improvise explosive device).

Un diverso documento riferisce l’ordine da parte di un colonnello statunitense di eliminare anche i civili. Sempre lo stesso documento registra delle cifre emblematiche:

832 morti, di cui 681 civili, più 2218 feriti.

Ciò che emerge è chiaro: troppi civili iracheni uccisi senza motivo.

Altri verbali segreti testimoniano l’escalation force attuata dalla coalizione per combattere i ribelli terroristi. Verbali che ci parlano però di oltre 30 bambini uccisi, o di un pedone eliminato a suon di mitra perché teneva tra le braccia degli oggetti pericolosi, rivelatisi poi soltanto libri.

In un altro rapporto segreto viene descritto l’accerchiamento da parte dei veicoli Usa di tre uomini, due fratelli con il loro padre, in cui quest’ultimo viene freddato da due mitra M2 ed M4, e gli altri due stesi a terra e picchiati.

In altri verbali si insiste sul fatto che tali operazioni sono state eseguite nel rispetto delle procedure. Cosa che non trova assolutamente d’accordo i civili intervistati da Current.

Un diverso documento riferisce di una violenta operazione aerea (“Cortina d’Acciaio”) in cui vengono uccisi 30 civili, di cui 10 bambini.

Un altro verbale descrive, anche attraverso un emblematico video, l’errore commesso da alcuni soldati nel neutralizzare, attraverso mitra, 6 bambini con in mano una presunta bomba artigianale. Errore che consiste nel fatto che i bambini stavano scavando semplicemente per cercare delle radici da ardere.

Dalle analisi effettuate da Current emerge un altro elemento sconcertante: l’alto numero di documenti riguardanti abusi su torture accadute dopo le atrocità di Abu Grhaib, rese note al mondo dal 2004.

Si parla infatti di oltre 300 dichiarazioni di torture inflitte ai prigionieri. Le procedure utilizzate consistevano in scariche elettriche, urinazioni sui volti dei detenuti,  minacce e altri tipi di punizioni. Il numero degli iracheni imprigionati nel corso di 6 anni equivale a 180 000.

Altri documenti sconvolgenti parlano di oltre 1300 casi di tortura inflitti dagli iracheni stessi sui civili. In tutti i verbali si evince chiaramente che i soldati americani assistevano o erano comunque consapevoli delle torture: tagli di dita, bruciature, buchi incisi sul corpo attraverso cacciaviti, sodomizzazioni tramite tubi.

Tra tutti questi verbali non emerge però nessuna inchiesta nei confronti dei torturatori locali, in quanto si considerava «la coalizione non responsabile».

Vengono registrati 32 563 civili assassinati, dei quali 10 871 con colpi alla testa, 430 decapitati; un numero indefinito di cadaveri galleggianti nel Tigri; molti con dei buchi da trapano nel corpo; 164 bambini.

È impossibile però arrivare al numero degli scomparsi.

L’analisi fornitaci da Current prende in esame un alto numero di verbali segreti dell’esercito statunitense che però non sarebbero ancora esaustivi per capire come effettivamente viene combattuta questa guerra.

Sarebbero da ricordare inoltre tutti quegli annunci e quelle rassicurazioni dei vari governi della coalizione sul fatto che il numero di civili uccisi sarebbe stato il minimo possibile, che il rispetto degli individui sarebbe stato garantito in ogni circostanza e che non ci sarebbero stati spargimenti di sangue ingiustificati.

Ciò che emerge, infine, è che Wikileaks non ci dice solo cosa pensa il Governo americano di Sarkozy, o che la Merkel è poco creativa.

Wikileaks ci dice molto di più di quello che ci arriva a casa da telegiornali e last news.

Sembra quasi che ci sia un filtro, un’attenta selezione delle notizie che ci possono arrivare o meno, messa in atto dai media tradizionali per limitare, per quanto sia possibile, la fuga delle notizie più scomode. Se quest’impressione fosse vera, allora, forse, Wikileaks avrebbe colto veramente nel segno, dato che rappresenterebbe una promozione alla trasparenza e alla responsabilità, necessarie – come afferma l’Economist – per un’autentica democrazia liberale.