Scuola italiana? No estero? Ahi, ahi, ahi, ahi!

Lavoratori, e non numeri di una graduatoria, gettati in strada senza nessuna remora. Si sta via via concretizzando così il licenziamento di massa più grande nella storia della “repubblica italiana”.

Tutto è cominciato con la finanziaria del 2009 (L.133/08), approvata dal consiglio dei ministri in mezz’ora, che ha previsto per l’istruzione in Italia tagli da 8miliardi che significano 85mila cattedre e 45mila posti ATA in meno (130.000): in media 43 mila posti di lavoro eliminati ogni anno fino al 2012.
Pertanto cosa accade?

  1. Aumento degli esuberi di ruolo (oltre 5mila) soprattutto nelle scuole del centro-sud.
  2. Licenziamenti e disoccupazione per migliaia di precari annuali (almeno 10mila).
  3. Riduzione dei finanziamenti alle scuole, che vantano dal ministero un miliardo di euro di arretrati.
  4. Taglio del 50% alla formazione e alle supplenze.
  5. Tagli al tempo pieno e al tempo scuola degli studenti.
  6. Minori risorse all’integrazione di alunni stranieri e handicappati.
  7. Blocco per un triennio del contratto nazionale, riduzione dei diritti contrattuali, rilegificazione.
  8. Ulteriore rinvio delle elezioni delle RSU (Rappresentanze Sindacali Unite) e loro probabile superamento.
  9. Inasprimento delle sanzioni disciplinari e dei rapporti gerarchici.

Il tutto in controtendenza a quanto sta avvenendo negli Stati Uniti o nella maggior parte dell’Europa, dove le risorse destinate all’istruzione, formazione e ricerca vengono aumentate e non tagliate, dove si investe per aiutare i rispettivi paesi ad uscire dalla crisi.

Domani, 1 settembre 2010, alle ore 10.00, a Campobasso, davanti alla Prefettura, i lavoratori della scuola si incateneranno in segno di protesta contro i tagli alla scuola pubblica.

Proseguono, dunque, in tutta Italia le iniziative di docenti e ATA che hanno perso o perderanno il proprio posto di lavoro e che lottano per un’istruzione pubblica di qualità.

Ieri mattina, a Firenze, studenti e docenti delle scuole serali si sono dati appuntamento davanti all’Ufficio Scolastico Provinciale per protestare contro i tagli all’organico previsti per quest’anno, in particolare contro la soppressione dei Centri Territoriali Permanenti (Ctp) di Bagno a Ripoli e Castelfiorentino, istituti statali in cui gli adulti potevano frequentare percorsi formativi e conseguire la licenza di scuola media.

Sembra quasi che le politiche sociali del governo Berlusconi, ed in particolare quelle che investono tutti i comparti pubblici della conoscenza (Scuola statale, Università e Ricerca), vadano nella direzione di un impoverimento e di uno smantellamento della Scuola e dell’Università pubblica!

Sembra quasi che una strana logica consideri questi settori come un puro onere finanziario ed un lusso che il nostro Paese non può sopportare!

Sembra quasi che si vada verso la cancellazione definitiva del ruolo che, secondo la Costituzione Italiana, l’istruzione e la ricerca statali possiedono in ordine alla crescita culturale di ogni cittadino come precondizione per la rimozione di tutti quegli ostacoli, anche di natura economica, per il raggiungimento di un’effettiva eguaglianza sociale, dei diritti e delle opportunità.

Strano! Un governo guidato da un uomo che ha dato lavoro a tanta gente quando faceva l’imprenditore, adesso che non fa più l’imprenditore ma il Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana toglie il lavoro a tanta gente; come una sorta di riequilibrio naturale nell’andare delle cose. Davvero strano!

Un governo che guarda e pensa alle generazioni più giovani, darebbe loro un futuro di precarietà permanente, sia per quanto riguarda la prospettiva di un lavoro stabile e dignitoso, che nell’esercizio dei diritti di cittadinanza e nei luoghi di lavoro?
Vada per i lavoratori della FIAT di Pomigliano e di Melfi (poiché la FIAT è ed è stata la più grande impresa privata italiana, aiutata molto spesso dal denaro pubblico delle tasse dei cittadini sì, ma pur sempre la più grande impresa privata italiana), che non sono impiegati pubblici, ma che anche il dipendente statale debba vivere un futuro di precarietà permanente è davvero strano!

Migliaia di lavoratori precari della conoscenza (docenti della Scuola e dell’Università, ATA, ricercatori e personale amministrativo) di punto in bianco, dopo anni di servizio prestato con contratti a tempo determinato, in prospettiva di una progressiva stabilizzazione del rapporto di lavoro, si ritrovano senza nessuna opportunità occupazionale. Sta accadendo, è vero!

Ma ciò che è sotto gli occhi di tutte le famiglie e sta accadendo, non può essere vero!

Chiesa Italiana… aiutaci tu! Per amore del prossimo tuo!

O forse… TV Italiana… aiutaci tu!