«Si può perseguire un pusillanime?»

Dopo l’arresto per favoreggiamento di un commerciante milanese, accusato di non avere denunciato i suoi estorsori, riceviamo una note dell’Asaec, l’associazione antiestorsione catanese “Libero Grassi”: «In riferimento all’arresto dell’imprenditore milanese, che ha negato anche davanti all’evidenza dei fatti di pagare il suo aguzzino, tentando altresì di convincere un altro imprenditore vittima degli stessi usurai a fare altrettanto, nasce l’esigenza di una riflessione a proposito del valore sociale delle leggi».

«Una legge – prosegue la nota – viene emanata allo scopo di regolare i rapporti tra le persone e quelli lavorativi, perseguendo i reati perpetrati in danno di qualcuno. Purtroppo però le leggi, anche le più rigide, non sempre riescono a cambiare la mentalità della gente, anzi molto spesso c’è chi è disposto a tutto, eccetto che a cambiare le proprie convinzioni sia pure davanti al rischio del carcere. La domanda è: si può perseguire per legge un pusillanime? È come se una madre di fronte alla debolezza del figlio dovesse decidere di rinnegarlo invece di tentare ogni strada per farlo riflettere sugli errori compiuti. Noi aggiungeremmo che lo Stato dovrebbe per primo aiutare coloro che sbagliano, magari con la collaborazione di psicoterapeuti, formati all’uopo, che siano in grado di aumentare l’autostima delle persone codarde. Altra cosa sono gli imprenditori che da vittime colludono con il malaffare, trasformandosi in favoreggiatori degli interessi mafiosi e traendone protezione e benefici; o addirittura gli imprenditori complici che sono soci in affari con la malavita. In questi ultimi casi non soltanto bisogna avere il pugno fermo ma è indispensabile tagliare tutti i legami con la criminalità attraverso la confisca totale dei beni personali e societari».