Riassunto Mondiale

È parere condiviso da molti che il calcio sia lo sport più spettacolare in quanto è il più semplice di tutti: basta una bottiglia di plastica e due pietre come pali per improvvisare una partita in strada. Questa semplicità, naturalmente, comporta un’ampia libertà di modi di giocare, di tecniche, di schemi, insomma una pluralità di interpretazioni del calcio. E questa pluralità si evince in ogni contesto e ad ogni livello, dalla classica discussione da bar dello stadio alle varie scuole nazionali che nel corso della storia si sono succedute sul palcoscenico mondiale (il calcio-spettacolo brasiliano, il catenaccio all’italiana, il calcio-totale olandese, e così via).

Scrivere un articolo di commento sui mondiali di calcio, pertanto, non può che essere uno stimolo al dibattito, allo scambio di opinioni ed al confronto, in quanto è evidente che un’analisi che sia corretta a 360 gradi non può essere ottenuta, perché caratterizzata da giudizi individuali e dunque relativi.

Sulla base di quanto decretato dal campo, tuttavia, si può abbozzare un giudizio di fondo che possa essere più o meno condivisibile e che possa essere il punto d’inizio di uno scambio di vedute. Questo è il mio.

Il mondiale sudafricano verrà ricordato come uno dei campionati più particolari della storia. A parte l’ovvia considerazione sul fatto che si tratta della prima edizione in terra africana (con il suo strascico di polemiche socio-politico-economiche), quanto è stato sancito in quest’edizione dal dio pallone (nonostante il Jabulani sia stata una divinità davvero imbarazzante) ha ben pochi precedenti.

Un così imponente schieramento di campioni non si vedeva da tempo… anzi, forse non si era mai visto! Ciò preannunciava uno spettacolo entusiasmante, uno scambio di colpi di classe, di tocchi sopraffini, di giocate memorabili… macchè! Questo fior fior di campioni è stato puntualmente spodestato. E, con loro, quasi tutte le nazionali più blasonate.

BRASILE. È vero, la Seleçao in ogni mondiale conosce solo due possibilità: vittoria o fallimento. Non ci sono vie di mezzo, perché le caratteristiche tecniche della nazionale più titolata la mettono nell’imbarazzante condizione di essere sempre la favorita numero uno. Ovviamente, anche quest’anno era così: i bookmakers e gli esperti nel settore la vedevano proiettata speditamente verso la finale. Le attese sono state deluse e, onestamente, più che la partita d’eliminazione (con ampissimi meriti dell’Olanda), a me ha impressionato l’andamento nel girone: il fatto che i verde-oro abbiano stentato di fronte, con tutto il rispetto, alla Corea del Nord deve far riflettere. Imbottigliati, imbavagliati, accesi solo sporadicamente e mai in grado di cambiare andamento al match. Mi ha colpito anche l’atteggiamento contro il Portogallo: per carità, entrambe le squadre non avevano alcun interesse ad impegnarsi; ma mi sarei aspettato un ampio turn-over e non 90 minuti di non gioco da parte dei titolari.
Nota a margine: Kakà non era minimamente in condizione, inutile prendersela con lui. E poi, Luis Fabiano (ottimo giocatore) non è paragonabile al Ronaldo campione del mondo nel 2002 (supportato da un grandioso Rivaldo). Non è una scusante, perché sono comunque fortissimi. Ma da una squadra che fa della finalizzazione il suo punto di forza mi sarei aspettato un arsenale un po’ più potente. E poi, giocava Felipe Melo! è tutto dire, dopo l’annata alla Juve…

ARGENTINA. Onestamente, malgrado le scelte discutibilissime di Maradona, io vedevo loro con la coppa al cielo. Contavo sul fatto che la squadra avesse un attacco incredibile e che il carisma dell’allenatore e la voglia dei giovani l’avrebbe spinta in alto. Non è stato così: Demichelis e Otamendi evidentemente non sono in grado di sostituire Samuel e Zanetti, Maxi Rodriguez non vale Cambiasso e Milito andava messo in campo, non in panca. Messi, l’unico dei big che per me non ha deluso, ha pagato una cifra assurda alla sfortuna; in più, ai quarti i Panzer tedeschi lo hanno ingabbiato come fece Mourinho in semifinale di Champions’.

PORTOGALLO. Malgrado i sette gol ai coreani, non mi ha convinto affatto. Cristiano Ronaldo è stato assolutamente inconcludente (per me, il giocatore più deludente di questo mondiale… anzi, di tutto quest’anno). Plauso a Tiago e Coentrao. Malgrado sia uscita soltanto contro la Spagna, non era la squadra che abbiamo ammirato negli anni precedenti, per tanti piccoli motivi.

INGHILTERRA. Poco brillante, soprattutto in attacco. Scarico Rooney, con Lampard e Gerrard che si pestavano i piedi in una posizione comune ad entrambi. Sulla retroguardia meglio stendere un velo pietoso, non tanto per i portieri (da un po’ di anni il tallone d’Achille della nazionale inglese), quanto per il reparto difensivo in generale: l’assenza di Rio Ferdinand di certo s’è fatta sentire, ma prendere gol simili (in particolare quelli dalla Germania) è davvero imbarazzante.

URUGUAY. È stato bello vedere i primi campioni del mondo della storia nuovamente ai vertici del calcio mondiale. Certo, il cammino fino alle semifinali è stato abbastanza agevole, però mi ha colpito molto l’impostazione di gioco e la coesione del gruppo. E poi, vedere giocare quel biondino con la maglia numero 10 sulle spalle è uno spettacolo. Peccato per l’assenza di Martinez, ma evidentemente non si era pienamente ristabilito dall’infortunio in campionato.

GERMANIA. Prima della semifinale pensavo che in ogni caso riescono sempre ad essere ai vertici del calcio; dopo pensavo che due semifinali consecutive non valgono un titolo mondiale. I Panzer sono comunque una squadra che sa sempre ottenere grandi risultati, anche quando inizialmente non sono spinti dai favori del pronostico. Schweinsteiger è davvero un bestione, mi piace molto sia tecnicamente che fisicamente. Bel giocatore anche Müller; Klose e Podolski poi si svegliano sempre ai mondiali e regalano ai tedeschi buone prestazioni. Ottima pure la difesa.
Eccezionali contro l’Argentina e l’Inghilterra: al di là del risultato, sono state due manifestazioni di potenza e superiorità (a conferma del fatto che il calcio non è solo spettacolo e colpi di tacco, ma anche grinta e fisicità, requisiti che loro hanno in abbondanza). Purtroppo per loro, pagano sempre qualcosa nella partita decisiva.

FRANCIA. Nulla da dire, davvero. Finalmente per loro via Domenech.

ITALIA. Parto da alcune considerazioni banali: ripetere il mondiale di quattro anni fa non era affatto possibile; non ci sono giocatori che siano lontanamente paragonabili ai Campioni del Mondo e gli orizzonti non sono dei migliori; sono mancati forse i due giocatori più importanti, Pirlo e Buffon, gli unici in grado di cambiare l’andamento delle partite, con la classe il primo, con il carisma il secondo.
Detto questo, c’è da chiedersi che senso abbia avuto per Lippi tornare ad allenare, sicuro di uscirne male. Non credo per soldi (da campione del mondo non dovrebbe avere questi problemi); credo piuttosto che sia stata una questione di spogliatoio, una richiesta esplicita del gruppo dei senatori della squadra. A questo punto, comunque, io non attribuisco le colpe all’allenatore: è stato sempre coerente con le sue scelte, fin dal principio si sapeva che Cassano, Balotelli, eccetera sarebbero stati tagliati fuori. Se qualche responsabilità bisogna addossargli, la darei nelle valutazioni durante il mondiale e non nelle convocazioni. La colpa generale, quindi, per me va data alla Federazione ed alla scelta di mantenerlo in panchina nonostante le condizioni da lui imposte.
I risultati erano più o meno scontati; si sperava di non uscire al primo turno, ma forse questa umiliazione servirà da stimolo per una qualche (non saprei dire quale) rivoluzione.

OLANDA. Ennesima occasione persa per gli Orange; una chance del genere difficilmente gli ricapiterà, sia per i favori del calendario (a parte la sfida, vinta meritatamente, contro la Seleçao), sia – soprattutto – per il tasso tecnico dell’organico: trovare un’altra coppia Snejder-Robben non è certo facile! Peccato che sia andata così, ci sono andati molto vicini, malgrado l’assenza di un attaccante di peso. Il gol di van Bronckhorst per me è stato il più bello dell’intero mondiale.

SPAGNA. La buona progettazione alla fine paga sempre. Storico bis (Europeo-Mondiale) per le Furie Rosse che in questi anni in campo internazionale hanno manifestato l’organizzazione migliore: squadra giovane e ben quadrata in campo, gioco spettacolare e calciatori di altissimo livello. Centrocampo d’acciaio, difesa compatta e fantasia in attacco sono state le chiavi di volta di questo successo. Meritato, sicuramente, ma forse non così scontato dopo le prime partite; malgrado non siano partiti alla grande, dagli ottavi hanno mostrato tutto il proprio spessore, nonostante l’assenza del Niño Torres.
Unica nota stonata: personalmente ho qualche dubbio sulla regolarità del gol di Iniesta nella finale, perché sul primo passaggio, il cross di Torres, il centrocampista del Barcellona è in fuorigioco; la palla viene intercettata da un difensore olandese, ma questo non annulla l’irregolarità in quanto è evidente che la palla fosse indirizzata a lui e pertanto l’azione andava interrotta prima. Riguardate l’azione e giudicate voi.

ALTRE. Mi è piaciuto molto il Ghana e certamente vederlo uscire dopo un’enorme occasione sprecata dal dischetto al 120° minuto di gioco è stato un peccato. Un po’ deludenti le altre africane, soprattutto Camerun e Costa d’Avorio: Eto’o non ha brillato, Drogba si reggeva con il nastro adesivo ed entrambe le squadre avevano un nucleo di giocatori di altissimo livello dai quali ci si poteva aspettare di più. Mi è dispiaciuto vedere uscire la Slovenia dopo aver accarezzato il sogno qualificazione fino al 91’ dell’ultima partita. Discreto il Cile. Per il resto ho visto squadre davvero deludenti, il livello medio di questo campionato secondo me era inferiore a quello dei mondiali precedenti (eccetto forse il mondiale coreano).

Volevo chiudere con delle osservazioni riguardo l’organizzazione e tutto quanto ha ruotato intorno ai mondiali. Mi sono piaciuti da morire i 4-5 stadi principali (Soccer City di Johannesburg, Green Point di Cape Town, Durban, Nelson Mandela Bay e Nelspruit); gli altri non mi hanno entusiasmato granché. Una cosa che ho notato per tutto il mondiale, anche durante le partite più importanti, è che vi era sempre qualche spazio vuoto negli impianti, non c’era mai il tutto esaurito. Non so se sia dipeso da qualche disposizione organizzativa o da effettive carenze di richiesta di biglietti, ma certo non è stato molto bello vedere partite con mezzo stadio vuoto e semifinali dove comunque c’erano sporadici posti liberi. Considerazione scontata sulle vuvuzelas: che casino! Caratteristiche, però davvero insopportabili per tutto il corso della partita;  preferisco di gran lunga il suono delle trombette e i cori.

Se ne sono dette di tutti i colori riguardo Waka Waka; è vero, la canzone è assai simile ad una brano del 1984 (El negro no puede delle Las Chicas del Can), ma non bisogna parlare di plagio: lo stesso autore di El negro no puede, infatti, ha dichiarato che l’accusa non sussiste perché Shakira ha attinto dal medesimo canto popolare camerunense (Zangalewa), e comunque di sicuro senza il contributo della cantante colombiana la canzone non sarebbe mai più riemersa, quindi sarebbe assurdo ipotizzare una richiesta di risarcimento. È indubbio, invece, che molti l’avranno odiata per la frequenza con cui radio, tv e web ci hanno bombardati nei primi giorni dalla sua uscita.

Ultima considerazione: Rai, ma che vergogna! Assurdo seguire le partite con la telecronaca di un piatto Marco Civoli (anche se ottimo giornalista), il commento tecnico di Salvatore Bagni & compagnia e la moviola in studio di Tombolini (arbitro veramente scarsissimo!, dei due preferisco il signor Longhi, che ha alle spalle una carriera di tutto rispetto, anche se fa addormentare i telespettatori). Se poi pensiamo che hanno riesumato Maurizio Costanzo, capiamo a che livello siamo caduti. A questo punto, mi duole dirlo, meglio l’offerta di Sky.

Emanuele Rizzo