Architetti libanesi in visita a Catania

«Una città affascinante, che nella propria architettura storica custodisce tutto lo charme della cultura mediterranea». Ecco come appare Catania agli occhi di coloro che hanno ricostruito ex novo una delle maggiori città asiatiche, Beirut, dopo la guerra civile che ha raso al suolo la capitale libanese.

«Il vostro paesaggio urbanistico è per noi un esempio di come salvaguardare la memoria del territorio», hanno affermato gli architetti George C. El-Khoury, segretario generale dell’Ordine degli Ingegneri e degli Architetti di Beirut, Andre Bekhazi, preside dell’Accademia libanese di Belle Arti e presidente della branca degli Architetti dello stesso Ordine, e Joseph Zaarour, docente dell’Università Saint-Esprit de Kaslik (Usek), durante l’incontro di martedì 27 luglio, nella sede del Comune di Catania – con il sindaco del capoluogo etneo Raffaele Stancanelli, il presidente e il vicepresidente aggiunto dell’Ordine degli Architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori di Catania – Luigi Longhitano e Paola Pennisi – e il presidente della Fondazione Carlotta Reitano.

Lo scambio culturale con i tre professionisti libanesi non è solamente a senso unico: «La gestione del territorio di Beirut che vede il lavoro congiunto di pubblico e privato – ha spiegato il presidente Longhitano – è simile a quella che in Italia chiamiamo “urbanistica partecipata”. Dalla riedificazione della capitale libanese apprendiamo un modello esemplare di architettura contemporanea e un valido strumento di crescita del territorio. La nascita di una collaborazione attiva tra i due Ordini, le aziende siciliane e quelle libanesi, è l’oggetto del protocollo d’intesa che firmeremo oggi pomeriggio, insieme all’Ordine degli Architetti di Messina, per creare un ponte culturale tra le due realtà».

Il rapporto con i professionisti del Libano è nato nell’ambito della partecipazione di sette architetti etnei al “Project Lebanon 2010”, la fiera dedicata al comparto dell’edilizia, svoltasi lo scorso giugno. «L’esperienza a Beirut – ha concluso  il vicepresidente Pennisi, che ha preso parte alla trasferta – ha rafforzato la nostra idea di avviare un taglio di architettura contemporanea nella città, superando il pregiudizio della salvaguardia a tutti i costi del patrimonio esistente. Abbiamo esportato il nostro modo di pensare il “costruire” ora siamo pronti a scoprire la visione e i progetti dei colleghi mediterranei».