La grande Grifone/2: Tot Trovato

[2 – prosegue]

Cos’ mancato in quel periodo per fare il salto di qualit?
A mio avviso mancato qualcosa a Molino e a Russo. Gaetano Russo un ottimo allevatore, ma gli ho detto anche di persona che non potr fare l’allenatore in una grande squadra. Enzo Molino, invece, era valido ed in gamba ma non aveva la grande qualit di guida che pu avere un allenatore in campo e, soprattutto, non aveva carisma. Diventava troppo amico dei giocatori e quando cazziava un ragazzo se lo inimicava, mentre io per esempio potevo arrivare anche alle mani con qualcuno, ma poi andavo subito a chiarire. Arrivavo a doverlo salvare, anche da Diomede Tortora che certe volte gli rompeva le scatole! D’altro canto, Molino aveva una buona preparazione tecnico-teorica ed era grande come organizzatore ed osservatore.

Gad 78

I MIGLIORI. Una formazione del Gad Etna 1977-1978, una squadra molto bella secondo Trovato [E.Privitera]

Qual stata la migliore formazione che si ricorda?
Da dirigente, nel 1977-78 ho avuto una squadra molto bella. C’erano i fratelli Cal, De Fino, De Stasio, Guastella, La Fauci, che ora da una vita a Reggio Calabria, Licitra, oggi presidente del consorzio del latte e dei formaggi, Messina, Nicolosi, che era un gran bel giocatore ed diventato un ufficiale di marina, Pappalardo che oggi produce vini dell’Etna, Privitera… Quest’ultimo lo abbiamo strappato alla delinquenza ed diventato un playmaker micidiale. Erano cazzi amari per tutti quand’era in giornata! Tirava in sospensione da otto metri, una distanza bestiale.

Perch nella pallacanestro ci sono stati tanti fallimenti?
Negli anni settanta e ottanta, il movimento cestistico crebbe perch arrivavano soldi a fiumi. Contemporaneamente, per, il livello diminuiva moltissimo perch era arrivata una massa fasulla di stranieri. Certo, c’erano anche i pi grandi giocatori del mondo come Manuel Raga, un messicano che stava quindici secondi in area pur essendo 1.80 (cerano degli allenatori che per fermarlo gli mettevano tre uomini davanti per farli saltare uno dopo laltro) e Bob Morse, sempre dellIgnis Varese. Noi, per, per far scendere un giocatore non siciliano in Serie C dovevamo aumentare di tanto il suo ingaggio e come il Gad molte altre squadre: proprio per questo in tante si sono rovinate, come Messina, Trapani, Palermo, Reggio Calabria. Alle volte i soldi venivano da contributi politici, da gente che non voleva essere menzionata e infine delle squadre furono inchiodate da fatture false. A Trapani scoppi anche lo scandalo di DellUtri. Solo in seguito, si iniziato a controllare in modo capillare le squadre di Serie A e tutti sono tornati a fare ci che si potevano permettere.

Si dedicato mai alla femminile?
Ho allenato due anni il Cus solo perch vi giocava la mia fidanzata, Silvana Squadrito, con cui mi sono sposato nel 1968. Io collaboravo con il prof. Di Maria, del Lombardo Radice, e insieme comandavamo una squadra che comprendeva anche la Jacobello e le sorelle Motta. Era una delle pi belle espressioni del basket giovanile catanese. Come anche lo era stata l’Acese che giocava a Catania, gestita da politici tra il presidente della Banca Popolare di Santa Venera. L’allenava Amerigo Penzo. Anche allora, i vari settori di reclutamento erano tutti attivi, ma non si batteva chiodo. Spesso venivano delle ragazze che avevano problemi fisici e molte erano bloccate dalla timidezza. In pi, alcuni consideravano il settore femminile una monnezza… Oggi penso che se Santino Coppa, ottimo allenatore mio coetaneo, si fosse mosso dalla femminile sarebbe stato un modesto buon partigiano della pallacanestro ma non avrebbe ottenuto gli stessi risultati di Priolo. Se non si conosce la mentalit femminile, non si fa molto.

Sport Club

DERBY. Trovato era sulla panchina del Gad Etna in occasione dei primi derby: questa una foto del secondo, vinto dai rivali dello Sport Club [La Sicilia]

Perch Catania non ha mai avuto una grande tradizione cestistica?
Catania una grande citt e in tutta Italia sono i piccoli centri a fare di pi nello sport. Il calcio fa eccezione, perch nelle grandi citt se la squadra va o non va c sempre folla allo stadio. Proprio per questo, i piccoli centri primeggiano negli sport minori, a parte le solite eccezioni. C stato anche un problema di assenza di dirigenti di alto livello. Catania ha avuto Gigi Mineo, che stato un grande appassionato, ma che non aveva le carte per essere un grande motivatore. Tutti quelli dopo, sono stati gente brava, simpatica, affettuosa ed educata, ma non di pi. Non hanno saputo fare quanto ha realizzato Mineo perch lui aveva una disponibilit di tempo bestiale e un forte legame politico con il prof. Vinci, l’eterno presidente della FIP. La citt di Catania, tuttavia, era sempre attratta da altre cose, che non fossero gli sport minori. una grande citt che vive con le distrazioni e dove ci sono grandi distrazioni non ci sono sport minori e le universiadi, un grande fallimento per ci che riguarda il pubblico, ne sono la dimostrazione. Neanche i rari passaggi della nazionale hanno contribuito ad aumentare linteresse del pubblico: si trattato solo di eventi momentanei che non hanno lasciato nulla di nuovo, ma solo tristezza.

Quali sono le eccezioni di cui parla?
Milano e Roma, anche se la prima stata pi costante. Per un periodo, Rieti dava pi della capitale, con l’allenatore Elio Pentassuglia. Altre grandi citt non hanno avuto successi, come Firenze, dove si sono impegnati dei modesti imprenditori con motivazioni politiche alle spalle, e Napoli, che sparita per tanto tempo. Piccoli centri, invece, hanno speso delle grandi cifre per creare delle grandi societ, come Cant, Varese, Pesaro, Siena, Livorno, Caserta, Brindisi. Anche a Reggio Calabria si raggiunto il massimo con un grande dirigente come il giudice Piero Viola, che ha anche fatto il palazzetto dello sport con le sue forze. Nelle serie minori, anche Maddaloni, Nocera e Osimo hanno avuto dei buoni momenti.

Grifone

SERIE A. Vittorio Guarnotta, uno dei migliori “stranieri” mai arrivati a Catania, segna al Messina in una partita di Serie A/Seconda Serie [La Sicilia]

E le altre realt siciliane?
Ragusa ha una grande tradizione perch ha avuto personaggi a livello federale di grande impatto emotivo, grandi motivatori come il prof. Cappo o il dirigente del CONI Sas Cintolo, che stato anche assessore allo sport al comune ragusano ed ex giocatore di ottimo livello, e via di seguito. Fin quando c stato Enrico Vinci, Messina ha avuto delle belle espressioni di basket. Siracusa sempre stata un piccola citt, in tutti i sensi, con personaggi modesti e ma niente di eccezionale. Piazza Armerina non ha mai fatto lavoro di vertice ma ha avuto in Ciccio Ferraro, arbitro di A, un buon motivare per il livello della pallacanestro locale. Lo stesso si avuto a Caltanissetta. Anche Comiso, come Ragusa, ha avuto un grandissimo movimento con dei giocatori di qualit, anche se nulla di eccezionale. Palermo, invece, ha avuto dei momenti di fulgore con Modica, ma poi ha chiuso. Poi ci sono anche Capo dOrlando, che va avanti, e Barcellona, che sparita e poi tornata da capo: entrambi hanno investito cifre importanti. A Priolo, la pallacanestro femminile gestita da un gruppo storico, che mette mano alle tasche, e dalle industrie del petrolio ed riuscita a fare molto grazie alle capacit di Santino Coppa.

La politica si mai avvicinata al basket catanese?
A Catania la situazione veramente deplorevole. A volte si investito e non si sa dove siano finiti i fondi, sborsando cifre con tanti zeri ottenendo zero. A livello politico non si sono interessati gran che. Lunica societ che usufruiva di qualcosa in pi, ma sempre ad un livello basso e non dignitoso, era la Libertas Catania. Espressione della Democrazia Cristiana, il presidente era Marco Mannisi che era impiegato al comune e legato alle federazioni provinciale e regionale datletica. Se non erro, si fece il suo nome anche in uno scandalo grandissimo, quando alcuni giudici italiani fecero delle misurazioni alterate alle olimpiadi o ai mondiali. Un’altra squadra appoggiata politicamente era l’Acese, ma sempre delle cose da niente.

Chi stato il miglior giocatore catanese?
Abbiamo fatto con Molino molti corsi minibasket e ci sono stati dei buoni momenti anche con il professore Puglisi. Uno dei frutti pi belli penso sia stato Angelo De Stasio, che poi arrivato a Rieti tramite Tracuzzi. Tra i giovani catanesi dello Sport Club, invece, c stato Orazio Strazzeri e vari altri grandi giocatori. Tra gli altri, io non sono stato uno degli ultimi, senza falsa modestia: spiccavo molto di pi allora perch avevo sempre innato il senso della combattivit, velocit bestiale e una voglia di arrivare pazzesca, ma non mi assisteva un fisico eccezionale e avevo dei grossi limiti fisici. Mi ricordo di tre catanesi che giocavano a Giarre negli anni cinquanta: Pippo Grasso, che aveva un’inventiva e un’intelligenza spettacolose, Rocco Sciara, piccoletto con un tiro dallangolo mortifero, e Dino Burgaretta, pi il giarrese Alfio Licciardello. C’era anche Gigi Mineo, che aveva una mano quadrata ma si muoveva abbastanza bene. Un grande giocatore era anche Diomede Tortora, che non aveva un grande carattere e che si basava su dei fondamentali approssimativi, ma era un grande fluidificatore, aveva un ottimo tiro ed era un vero combattente quando non si lasciava condizionare. Tutte, comunque, sono state espressioni di medio livello. Tra gli stranieri a Catania, i migliori sono stati Vittorio Guarnotta e Turi Tumino. Infine, una menzione la meritano Rinaldi e Bezoari.

Gad 72

SERIE B. Il Gad Etna, promosso in Serie B nel 1971-1972; Trovato il primo da sinistra in piedi [La Sicilia]

Come si evoluta l’organizzazione della pallacanestro catanese?
In passato si andava avanti con una rosa catanese a cui venivano innestati alcuni elementi esterni. Si part con l’allenatore Penzo della Grifone. Poi arrivarono Ratta, che era tutto rotto e giocava un giorno s e uno no. Poi Scarpa, bel giocatore dalla mano quadrata, un combattente che si dava continuamente da fare. O Rossi di Reggio Calabria. Ne parliamo, ma ci sarebbe ben poco da ricordare in realt… Venivano generalmente dal Veneto. Fino a poco tempo fa c’era la Virtus, ma che espressione importante era? Non hanno fatto neanche dei buoni campionati, hanno speso un mare di soldi senza conclusione. Non sono riusciti a portare neanche pubblico non riempire il PalaGalermo incredibile! Ho sentito dire che spendevano 400 milioni allanno per fare dei modesti campionati e non riesco a capire il senso. Per giunta, non hanno lasciato traccia e non hanno neanche venduto un giocatore importante: c molta pi gente che a distanza di cinquantanni che si ricorda di me che di un ragazzo di oggi e ci non mi fa assolutamente piacere. Mentre la pallavolo qualcosa lha lasciata Da noi niente! Per non parlare che la signora Ragusa ormai dimenticata e Laneri, che sembrava il nuovo messia, non ha fatto praticamente nulla…

Cosa ne pensa della Pallacanestro Catania?
Non capisco neanche perch nata. Non li conosco e non capisco per qualche motivo si stiano mettendo nella pallacanestro. Non mi pare di vedere dei nomi che anche se fuori dalla mia portata abbiamo avuto a che fare con la pallacanestro ad alto livello. A me non dicono niente, non esprimo giudizi, ma se una cosa valida mi pu fare piacere, chiunque si pu fare avanti.

Roberto Quartarone e Salvatore Maugeri

2 thoughts to “La grande Grifone/2: Tot Trovato”

  1. Una cosa (forse qualcun’altra mi sfuggita) desidererei puntualizzare/correggere:
    Enzo Molino, del quale ho avuto la fortuna di essere il vice nella stagione 1977/78 allo Jger, non era un teorico ma sapeva stare in panchina a “leggere” la gara come pochi mi capitato di incontrare in 20 anni trascorsi sui campi di basket. Rifletteva a voce alta, individuava rapidamente le cose che non andavano e quasi sempre erano azzeccate le contromosse. E’ vero, aveva forse un rapporto troppo interpersonale con i giocatori e questo ha rappresentato il suo limite pi grande. Ma non esiste giocatore che lui abbia allenato che non debba ringraziarlo per essere cresciuto come uomo e come atleta.

    Con immutata stima, grande Tot !!!

  2. Una cosa (forse qualcun’altra mi sfuggita) desidererei puntualizzare/correggere:
    Enzo Molino, del quale ho avuto la fortuna di essere il vice nella stagione 1977/78 allo Jger, non era un teorico ma sapeva stare in panchina a “leggere” la gara come pochi mi capitato di incontrare in 20 anni trascorsi sui campi di basket. Rifletteva a voce alta, individuava rapidamente le cose che non andavano e quasi sempre erano azzeccate le contromosse. E’ vero, aveva forse un rapporto troppo interpersonale con i giocatori e questo ha rappresentato il suo limite pi grande. Ma non esiste giocatore che lui abbia allenato che non debba ringraziarlo per essere cresciuto come uomo e come atleta.

    Con immutata stima, grande Tot !!!

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