La rinascita del Cus/2: Giovanni Leonardi

Quest’anno compie 46 anni, ma Giovanni Leonardi non ha intenzione di ritirarsi: «Devo correre: con il mio fisico se non mi tenessi in allenamento avrei troppi acciacchi.» Il cestista catanese è una delle torri del campionato di Promozione, supera abbondantemente il metro e novanta e ora punta alla Serie D con la sua Futura Club. In passato, però, ha calcato anche i campi della Serie B1 con la maglia del Trapani.

Giovanni Leonardi

PIVOT. Giovanni Leonardi, 45 anni, con la maglia della Futura Club [R.B.C.].

«Nella vita, ognuno di noi prende un treno. Quando ho deciso di allontanarmi dalla pallacanestro, giocavo a Trapani; avrei potuto proseguire con la squadra che sarebbe approdata in A1 nel giro di qualche anno, ma ho vinto un concorso e ho preferito tornare a Catania per lavorare. L’ambizione di giocare in una grande squadra era però uno specchio per le allodole.»

Ma in Serie B non veniva pagato?
«Ovviamente, prendevo qualcosa perché giocavo fuori, ma era uno stipendio da impiegato e a volte avevo solo i soldi per mangiare. Alcuni vedevano determinati soldi, ma io no…In quegli anni, la pallacanestro era diversa; poi sono arrivati gli anni di passaggio, quando cominciò a cambiare l’economia italiana e anche l’aspetto delle società sportive. Una volta i soldi si trovavano più facilmente, con i contributi e con gli sponsor, a volte anche fittizi; ma poi le società hanno cominciato a cambiare l’assetto gestionale.»

Come si era avvicinato alla pallacanestro?
«Mi ha spinto a fare basket Angelo Gigliuto, l’attuale dirigente del Gravina, una persona che stimo moltissimo. I primi passi li ho mossi all’Endas Lowenthal. Giocavamo a Fontanarossa, in un campo all’aperto in mattonelle rosse: eravamo tanti pionieri. C’era un solo campo a Catania, il PalaSpedini, e noi che giocavamo in Promozione non ne avevamo accesso. Ci allenavamo dalle nove alle undici, con il freddo… Be’, ci piaceva giocare!»

A che età ha iniziato?
«A 18 anni, tardi, per varie vicissitudini. Ho sempre giocato come pivot, anche se quand’ero giovane ero troppo magro. Il peso è sempre stato il mio punto debole: nei primi anni la magrezza e negli ultimi la pancia!»

Qual era invece il suo punto forte?
«Era il gruppo: cercavo di fare spogliatoio con la forza di coesione, sempre con la battuta al momento giusto.»

Come sei arrivato al Gad Etna?
«Mi sono avvicinato alla pallacanestro d’alto livello perché in quegli anni c’era lo Jägermaister in Serie C1 e aspirai a giocare con quella squadra. Al primo anno c’era Rolando Rocchi, che non ho potuto conoscere bene dal punto di vista tecnico perché ero troppo giovane. Poi arrivò Pippo Strazzeri e con lui la mia passione per la pallacanestro si rinforzò. In quegli anni, a volte mi allenavo tre volte al giorno!»

Come andò la stagione con Rocchi?
«Mi ricordo che abbiamo giocato contro il Messina, una squadra rognosa che contava su La Torre, Dispenzieri e Franza. Quell’anno sono passati loro e noi non ce l’abbiamo fatta. Non c’è un perché: c’è una partita, c’è un trend, ci sono delle occasioni. Per questo dico che i due campionati successivi non furono negativi: ogni anno, le squadre sono diverse e anche lo spirito cambia. Poteva andare in modo differente, ma ci sono tanti fattori che stanno alla base dei risultati.»

Dove è andato dopo il 1984?
«Ho fatto l’esperienza positiva di Siracusa, dove ho trovato un ambiente ancora vergine. Mi sono divertito, perché ero spensierato e vivevo sempre con il sorriso! Mi pagavano e giocavo, facevo quello che volevo… Fino al 1987, ho dei bei ricordi legati alla mia gioventù

E Trapani?
«Lì ho passato una bellissima esperienza. Sono finito in un mondo professionistico: si notava dal tipo di allenamenti e dalle attività che facevamo. Dalla professionalità dell’allenatore all’organizzazione societaria era chiaro il cambiamento rispetto alla pallacanestro che ho vissuto a Catania. Ricordo due episodi in particolare. Una sera eravamo rientrati a mezzanotte da una sconfitta subita a Sciacca contro la squadra di Valentinetti, in Coppa Sicilia. Noi eravamo in B1 loro in B2, quindi l’allenatore, Bruno Boero, era così arrabbiato che ci ha fatti tornare in campo l’indomani mattina alle 8 per una giornata di scivolamenti. Io, fortunatamente, ero infortunato! A fine stagione, poi, durante lo spareggio salvezza contro la Stamura Ancona a Marsala, Marco Martin ha rotto due tabelloni: dovevamo iniziare alle sei, ma il fischio d’inizio è stato a mezzanotte! L’ultima volta che l’ho visto gli ho detto: “Cumminasti chi dannu d’a lava!” Rischiavamo di perdere la partita a tavolino…»

Giovanni Leonardi

VETERANO. Giovanni Leonardi per Basket Catanese [R.B.C.].

Dopo il suo ritorno a Catania, quando è rientrato a giocare?
«Sono stato un anno fermo, poi sono tornato al Gad Etna. Vivevo la pallacanestro in maniera diversa. Una grande esperienza in quegli anni fu la stagione con il Cus nel 1997-98. La squadra era formata da prime donne e da gente che aveva voglia di crescere: doveva essere una squadra di serie superiore, avevamo delle grandi potenzialità fisiche ed atletiche, ma non è andata. A chi dai la colpa? Ci sono tante di quelle vicissitudini che tutti hanno la stessa responsabilità. Questo dimostra anche che una squadra non è formata solo da dieci elementi forti, ma da dieci ragazzi che formano un gruppo. Fa parte del gioco salire o no, ma se una squadra è nettamente più forte lo dimostra sul campo. Probabilmente, non siamo saliti per altri motivi, che non sto qui a rivangare.»

Quali sono state le sue ultime squadre?
«Ho giocato anche con lo Sport Club di Natale De Fino per tre stagioni. Poi sono diminuiti i soldi e ho deciso di giocare solo per divertirmi. Sono stato anche a Melilli, alla Fortitudo Catania e ora alla Futura Club.»

Ha avuto un modello sportivo?
«Secondo me non esiste un modello. Posso dire però che Angelo De Stasio è uno dei miei più grandi amici e lo considero il più forte giocatore che sia mai nato a Catania. Ha avuto la fortuna di andare a 18 anni a Rieti, è entrato nel giro della Virtus Bologna, ma poi si è spaccato il ginocchio e ha avuto varie difficoltà. Ora vive al Nord. Era la persona più valida da un punto di vista tecnico.»

Ha mai allenato?
«Ho fatto il corso di allenatore venticinque anni fa, ma non ho rinnovato la tessera. Ho diretto il settore giovanile del Gad Etna. In realtà, avevo chiesto di allenare, ma per quello che ho visto, con un po’ di amarezza dico si è piccoli mentalmente. Catania non ha mai avuto una bella società perché non c’è mai stata coesione: ci sono piccoli giochi di potere. Secondo me, non si è capito che una buona società si forma con una buona forza di gruppo e con una società forte. Chiudo qui il discorso.»

E come vede la situazione odierna del basket a Catania?
«Risponde ai tempi in cui viviamo, a partire dal governo nazionale

Roberto Quartarone

8 thoughts to “La rinascita del Cus/2: Giovanni Leonardi”

  1. Leonardi ha giocato sicuramente un anno con il Koala in c2, quando c’erano i fratelli Distefano..quell’anno sono scesi e poi il Koala ha chiuso.

  2. Leonardi ha giocato sicuramente un anno con il Koala in c2, quando c’erano i fratelli Distefano..quell’anno sono scesi e poi il Koala ha chiuso.

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