I pionieri/2: Pina Giglio

Subito dopo la guerra, la pallacanestro femminile a Catania fu ripresa dal Centro Universitario Sportivo. La squadra del CUS era protagonista ai tornei di Coppa Sicilia, in Promozione e in I Divisione. La squadra contava, tra le altre, su Pina Giglio: «Ero una delle più alte e giocavo all’attacco, come pivot» ci racconta, oltre cinquant’anni dopo il suo ritiro. Il basket del dopoguerra era leggermente differente da quello di oggi e già lo si intuisce quando si parla del ruolo in “attacco”.

Pina Giglio

UNIVERSITARIA. Pina Giglio si riscalda ai Benedettini [P.Giglio].

«In termini di regole, cambia poco. La palla girava più lentamente e la disposizione in campo era diversa: si giocava in due all’attacco, una al centro e due in difesa. Il nostro allenatore, Santo Caponnetto, ci schierava con l’“uomo contro uomo”, non esisteva la difesa a zona e quando stavamo perdendo andavamo allo sbaraglio: Caponnetto ci diceva di lasciare la marcatura per andare tutte all’attacco, per fare ubriacare le avversarie. Il conteggio del tempo era un po’ differente: due tempi da venti minuti continuati e una pausa di quindici minuti.»

Come e dove vi allenavate?
«Ci allenavamo due volte a settimana, poi giocavamo in un periodo preciso dell’anno solo per la Coppa Sicilia e ogni domenica per il campionato di I Divisione o Promozione, girando tutta l’isola. Giocavamo con grande passione e con grandi sacrifici, ma senza vedere neanche un paio di scarpe! Dovevamo comprare tutto noi, anche i completini… I primi tempi mi allenai alla palestra XXIV Maggio. Il campo di casa era dentro il Monastero dei Benedettini.» Da una delle foto, si vede chiaramente il chiostro interno della sede delle facoltà di Lettere e Lingue: veramente incredibile!

Cus 1950-51

VINCENTI. Una formazione del Cus che vinse la Coppa Sicilia [P.Giglio].

Cos’era la Coppa Sicilia?
«Si trattava di una competizione regionale in cui si praticavano pallacanestro, pallavolo e atletica. Mia sorella Tania gareggiava per la pallavolo e l’atletica, io per la pallacanestro, ma se capitava mi adattavo anche all’atletica quando mancavano le mie compagne. Abbiamo anche conquistato la Coppa: dopo una vittoria, mi baciarono anche le mani per la mia prestazione! Di solito le nostre avversarie erano la Maurolico Messina, da cui le prendevamo sempre, e il Palermo, che invece non vinceva mai. Spesso capitava che verso la fine della gara dicevano di sentirsi male, per poi poter dire che non avevamo vinto per merito nostro…»

Chi erano i responsabili della squadra?
«Mi allenarono Paolo Minissale, che sicuramente si ricorderà molto più di me di quel periodo, Santo Caponnetto, una persona molto equilibrata che fu uno sportivo completo, in quanto portò a Catania la pallavolo, il basket e l’atletica, e un altro di cui non ricordo il nome, forse D’Antoni. Il più delle volte, Caponnetto non aveva i soldi per offrirci il pranzo e una volta, in una trasferta a Palermo, avevamo fame: dovemmo raccogliere i soldi fra di noi per comprare il pane… Giocavamo con una grande passione

Pina Giglio

PIONIERA. Pina Giglio posa durante un torneo con il Cus [P.Giglio].

Com’era la squadra?
«Le titolari erano Botteon, Nicolosi, Alberti, Romano, io, Montanini e Rapisarda. Io solitamente giocavo in avanti con la Gottini ed ero abbastanza importante per la squadra: una volta mi spaccai il labbro, ma dovetti rientrare subito perché servivo in campo… In squadra non c’era rivalità e andavo d’accordo con tutte. Dopo, qualcuna si è trasferita e alcune si sono laureate. La Gottini, per esempio, è docente universitaria.»

Chi la fece avvicinare alla pallacanestro?
«Mio padre, che era uno sportivo: gareggiava con le moto. Voleva che facessi sport con le mie sorelle, così iniziai nell’ambito della scuola. Andavo al Turrisi Colonna, che allora era in via Sant’Euplio.»

Quando lasciò?
«Nel 1953, un mese prima di sposarmi, lasciai la pallacanestro per poi trasferirmi con mio marito.» Pina Giglio si era innamorata di Gianni Prevosti, ala del Catania Calcio. L’ex calciatore ed allenatore segue la discussione, sorridendo mentre guarda la foto della moglie che la ritrae durante una partita.

Mantenne i rapporti con le sue compagne?
«Qualcuna l’andavo incontrando, ma ormai le ho perse tutte. Mai nessuno ha pensato di fare una riunione, ma mi piacerebbe rivederle!»

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CAMPO. Il chiostro dei Benedettini: un palazzetto ante litteram [P.Giglio].

Segue ancora la pallacanestro?
«No. Sono rimasta in contatto con lo sport agonistico quando insegnavo al Gemmellaro: accompagnavo la squadra di pallamano di Salvo Bianchetti, ma di questo sport non mi interessai molto.»

A quel punto interviene il marito, scherzando: «Mi ricordo che erano così bassine
«Ma no!» ribatte l’ex cestista, punta nell’orgoglio: «Intanto all’epoca non c’erano né ragazzi né ragazze alti come oggi, ma in ogni caso ti ricordi le giocatrici della pallavolo, non eravamo certo noi quelle basse!»

Roberto Quartarone

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