Basket, C/f: L’Elefantino-Lazùr

Chissà che prezzo ha la dignità! Qualcuno senz’altro dirà nessuno, che non ha prezzo, che non si può quantificare, perchè è un bene troppo prezioso. Altri invece glielo danno un prezzo, ben preciso.

L’equivalente della cifra da sborsare in caso di assenza ad una partita di serie C femminile. Roba da indire una colletta. Uno o forse due centinaia di euro. Per non sborsarla i signori che non hanno degnato della loro presenza, hanno mandato 5 piccole pedine, comandate a distanza come si fa con le macchinine telecomandate.

L’Elefantino-Lazùr è stato questo, 5 giocatrici di tempi passati, contro 5 sfortunate prescelte, buttate in campo con l’ordine preciso di uscire quanto prima con 5 falli e farla finita subito (il secondo quarto vedeva già 9 giocatrici in campo).

Se non fosse che ci si è messa questa imprevedibile sconosciuta, quella dal prezzo non ancora stabilito. La dignità. Quella di una di loro, che ha giocato, pur non divertendosi, ma ha giocato.

Si potrebbe concludere subito che ci si aspettava una manovra ben congegnata del genere, che era un gesto annunciato, che la pallacanestro ha celebrato per l’ennesima volta il proprio malessere in presenza di un pubblico, sbigottito e sdegnato.

Questa partita ha un punteggio (non degno di essere ricordato) pur non essendo mai iniziata.
Non citiamolo perchè non racconta 40 minuti giocati con le lacrime agli occhi. Non spiega a 5 ragazze di 14 anni, perchè stavolta devono fare più falli che canestri e non giocare, se non per fare fallo e uscire. A quattordici anni, accidenti. Chi glielo spiega adesso che lo sport non è questo?

Perchè nessuno (neanche i genitori delle prescelte) ferma questa setta, che continua a sfornare automi da comandare a bacchetta, in nome di una regola unica e imprescindibile, dall’accento esteuropea.

“Io non perdere mai, io non giocare se tu non spostare partita, che io devo vincere, umiliandoti. Io vincere, costi quello che costi.” Fosse costato qualcosa, anche solo una piccola multa, ci sarebbe poco da dire. Ma il prezzo della dignità di 5 quattordicenni non equivale neppure a uno o forse due centinaia di euro e a farci le spese sono state le 5 piccole pedine, addestrate (neanche tanto bene) ad obbedire e mai esortate a divertirsi e divertire per vincere.

Inaccettabile. Inenarrabile. Troppo triste per essere vero. E invece è così, cari amanti, se ci siete ancora, della pallacanestro e nessuno di noi ha fatto o fa niente per evitarlo. È così. Vuol dire che meritiamo una pallacanestro dall’accento esteuropeo e dal cuore di pietra.

Serena Anastasi