Le morti bianche: problema di sicurezza?

Ne muoiono due al giorno, ne rimangono invalidi altrettanti, non si contano i feriti. Una nuova epidemia maligna ha colpito l’Italia. Un’epidemia che ha dato lo spunto ad articoli, teorie, indignazioni, ipocriti stupori e sentenze su chi ha le colpe di tutto ciò. Si tratta delle morti bianche.
Il motivo più evidente dei decessi sul posto di lavoro è la sicurezza. È vero che il protocollo impone questo termine, è vero che spesso la sicurezza non viene però rispettata. Nessuno si è chiesto perché la sicurezza non sia più una priorità? Nessuno si è chiesto quanto il committente paghi la prestazione in cui la sicurezza ha fallito? Nessuno ha mai pensato quanto quei lavoratori che hanno trascurato la sicurezza debbano lavorare per dare un senso alla loro giornata lavorativa? Nessuno si è mai chiesto perche quei lavoratori considerati come numero (vedi il discorso del Presidente della repubblica Napolitano del 1° maggio 2007) affrontano qualunque attività lavorativa allo sbaraglio ed ancor prima di essere messi in regola. Qualcuno aveva ipotizzato il bando dei subappalti, atroce strumento per trasformare un lavoro  di uomini, mezzi, materiali e tecnologie in un arido quanto proficuo business di solo denaro.

L’esempio di Sorrento può chiarire l’idea del rapporto “denaro-sicurezza-tempo”. Questa disgraziata famiglia di montatori di luminarie che lavorava senza alcuna delimitazione del cantiere quante luci doveva installare perché un giorno di lavoro potesse pagare tutti?

Quando c’è un incidente nessuno mai si è sognato di chiedere quanto era pagato l’infortunato per eseguire quel lavoro? È chiaro che chiunque faccia qualunque cosa nel minor tempo possibile a prezzi stracciati sia più a rischio degli altri. La premura e l’improvvisazione fanno il resto.

Salvatore Quartarone