Le terme romane di Catania: beauty-farm dell'antichità?

Gli antichi romani avevano uno spiccato senso per l’igiene personale e per la cura del proprio corpo, al punto che solo in caso di un lutto ai cittadini era consentito portare i capelli lunghi, la barba incolta e i vestiti stracciati, altrimenti ognuno aveva il dovere morale e civile di mostrarsi in pubblico in maniera decorosa.

Testimonianza dell’amore per l’acqua e per l’igiene sono vari edifici e costruzioni pubbliche come gli acquedotti, le cloache, i vespasiani e le terme, che affollavano ogni città sin dai tempi della repubblica e che erano, invece, sconosciuti a un popolo pur progredito (ma meno pulito!) come i greci. Tra tutti questi edifici, le terme assunsero un ruolo sociale rilevante poiché (a differenza delle odierne, usate solo per sfruttare gli effetti curativi dell’acqua e per depurare organismi malati) erano luoghi di aggregazione per tutti i cittadini romani, senza alcuna differenza di censo, sesso o età.
Si potrebbe forse paragonare le terme romane alle nostre beauty-farm, poiché erano utilizzate per curare il corpo, ma anche lo spirito. Le terme romane, infatti, erano dei complessi molto articolati e vasti, comprendenti, oltre ai luoghi in cui avvenivano i veri e propri bagni, in palestre, sale di lettura, sale per incontri (in cui discutere di politica o, semplicemente, in cui spettegolare di qualcuno), sale per l’ascolto della musica o della poesia, sale in cui assistere a spettacoli vari, vasti giardini, rivendite per il mangiare e per le bevande. Certamente i luoghi più affascinanti erano proprio quelli in cui avvenivano i bagni, che dovevano seguire un iter ben preciso. Dapprima si passava un po’ di tempo nelle palestre, dove si eseguivano diversi esercizi ginnici, poi, dopo aver deterso il sudore, ci si immergeva in delle vasche in cui, grazie all’utilizzo di fornaci e a delle reti di tubature, l’acqua manteneva una temperatura costante ed alta; quindi si passava in un’altra stanza in cui ci si immergeva in vasche con acqua tiepida (era questa una sorta di sala intermedia, dove i bagnanti potevano assuefarsi prima di passare al successivo ambiente) e poi si andava nella sala successiva dove le vasche erano riempite con acqua molto fredda. Si passava quindi in piscina per una salutare nuotata e, dopo essersi asciugati, si raggiungeva l’ultima sala, dove si ricevevano i massaggi di mani esperte con oli profumati e dove avveniva anche la depilazione del corpo (atto cui sottostavano anche gli uomini poiché la peluria sulle gambe era indice di sporcizia). I complessi termali di dimensioni ridotte ospitavano solo le tre sale fondamentali: il calidarium (cioè la sala per il bagno caldo), il frigidarium (quella per il bagno freddo) e il tepidarium (per il bagno tiepido).
Naturalmente la costruzione e la manutenzione di una tale struttura non era cosa da poco, ma il tutto non gravava assolutamente sulla tasca del semplice cittadino (l’ingresso alle terme quasi sempre era gratuito): i cittadini più facoltosi avevano l’obbligo di costruire e mantenere tali strutture che più erano grandi più dimostravano la magnificenza di chi le aveva fatte costruire. Se una città possedeva più di un buon complesso termale, quindi, poteva ritenersi fortunata e, soprattutto, ricca.
Sicuramente ricca era la Catania di età imperiale, come testimoniano i tre complessi termali di cui oggi rimangono alcuni resti: le Terme della Rotonda, le Terme Achilliane e le Terme dell’Indirizzo. Tra le tre, solo le Terme della Rotonda si trovano al di sopra del livello calpestabile, nella zona dell’antica acropoli cittadina, attorniate da altri complessi romani, quali l’Odeon e il Teatro. Ciò che oggi resta (e che sopravvisse anche al rovinoso terremoto del 1693) è una stanza rotonda dalla volta a cupola, nei cui muri si aprono otto diverse nicchie contenenti delle vasche rivestite con il marmo. Per la sua particolare forma anticamente si credette che quest’edificio fosse una specie di modellino in scala del più grande Pantheon romano (un tempio dedicato a tutti gli dei). Proprio per questo motivo fu scelto dai cristiani per essere trasformato in una chiesa nel VI sec. d. C. Tuttavia il principe Biscari (mecenate e studioso delle bellezze catanesi) comprese che la costruzione altri non era se non una parte di un complesso termale, come dimostrarono poi gli scavi condotto da Libertini nel 1950.
Le Terme Achilliane furono costruite durante il III sec. d. C. in prossimità del mare e vicino alla foce del fiume Amenano, per sfruttare le acque di entrambi. Sommerse dalla colata lavica del 1669, divennero il luogo deputato dai normanni per la nascita della cattedrale cittadina. Dell’antico complesso, oggi rimane solo una larga sala rettangolare, con una volta sostenuta da quattro pilastri e delle pitture murarie risalenti al diciottesimo secolo in cui sono raffigurati putti, tralci di vite e animali.
Come le Terme Achilliane, anche le Terme dell’Indirizzo si trovano al di sotto del livello stradale, all’interno di quello che fu un convento dei Carmelitani dedicato alla Madonna dell’Indirizzo. Questo strano epiteto deriva dal nome che gli diede il viceré di Sicilia Don Pietro Girone. Questi, durante una tempesta che lo aveva colto al largo delle coste siciliane, riuscì a raggiungere sano e salvo il porto di Catania perché fu indirizzato da un raggio di luce che, come si scoprì in seguito, proveniva da un’icona della Madonna del Carmine. Per ringraziare la Madonna, decise di erigere nel luogo da cui era scaturito il fascio di luce una Chiesa dedicata alla Madonna dell’Indirizzo. Durante i lavori di costruzione il complesso termale fu inglobato, permettendone così la conservazione. Dei tre edifici termali questo è quello che mantiene il miglior stato ed è anche il più vasto: dieci ambienti chiusi dalle originarie coperture. In un primo livello, raggiungibile attraverso alcuni gradini, si trovano due vani rettangolari, da cui si accede ad un livello più basso in cui si aprono diverse stanze dalle forme rettangolari e ottagonali, con varie nicchie dove erano inserite le vasche. Per la costruzione dei vari ambienti furono utilizzati sia pietre laviche, sia malta cementizia, sia mattoni (riconoscibili soprattutto nei passaggi ad arco). La caratteristica più interessante sono, senza alcun ombra di dubbio, i resti delle fornaci che servivano per riscaldare l’acqua, i condotti che permettevano la circolazione dell’aria calda nei diversi ambienti e i canali attraverso cui defluiva l’acqua che non si doveva più utilizzare.
Indubbiamente i resti di questi complessi termali possono fare capire non solo quanto ricca e importante fosse la città di Catania durante l’età imperiale, ma anche quanto avanzato fosse il suo grado di civiltà.

Simona Maria Perni