Siamo sicuri di essere tolleranti?

La Tolleranza è un valore. La Tolleranza è una qualità. La Tolleranza è anche una parola che spesso viene abusata. Una persona, convinta che nella vita ci sia solo un’opinione vera (la propria), ne ha dato una versione tutta propria. Veramente curiosa. Da Corridoio #2.

di Roberto Quartarone

Che significa tolleranza? È una parola che abbiamo sentito centinaia di volte e che, per l’abuso che se ne fa, quasi ci provoca la nausea. In questo periodo di morbose considerazioni pseudo-religiose e fin troppo politiche, chiunque sbandiera la propria tolleranza a discapito dell’intolleranza altrui e dell’intransigenza che mostra certa gente, dimostra purtroppo di conoscere il vero significato della parola solo vagamente. Mi è capitato di imbattermi in una discussione del genere e di trovarmi di fronte una persona che sbandierava la sua tolleranza dimostrandosi, invece, intollerante. Molto in breve, durante una discussione seria sulla politica estera e interna attuale, la mia interlocutrice (più grande e acculturata di me) ha divagato in ambito religioso attaccando con parole durissime il crocifisso della religione cattolica e usando definizioni forti, tra cui più leggere erano “idolatria” e “causa di guerre”. Secondo lei, il crocifisso dovrebbe essere bandito da tutti gli edifici pubblici nel rispetto (badate bene) della tolleranza dei non credenti. Dinanzi a queste parole sono rimasto più che sbigottito: ognuno ha le proprie legittime opinioni e nessuno si può permettere di disprezzare o giudicare quelle degli altri. Non avevo nessuna voglia di discutere sul fatto di mettere o togliere un simbolo universalmente riconosciuto dai luoghi pubblici, perché non è compito mio farlo. Ma quando l’interlocutrice ha tirato fuori la parola tolleranza sono scoppiato. Tolleranza? ma di cosa stava parlando? La tolleranza verso ciò che l’altro pensa o crede è intoccabile, eppure non riuscivo a capire minimamente il senso di questa parola in quel contesto. La mia interlocutrice non si è minimamente scomposta e mi ha detto, quasi come se fosse un’imposizione non commentabile, che un simbolo che per me significa qualcosa a qualcun altro può dare fastidio. Continuavo a non capire e, allora, mi sono chiesto se quella persona fosse atea perché, da quanto è scritto nel dizionario della lingua italiana, ateo è chi non crede in nessun Dio. Ma se fosse stato così non avrebbe dovuto avere nulla da ridire perché, per chi non crede in Dio, il crocifisso è solo una croce di legno con un pupazzetto attaccato e, dato che crede che ogni cosa sia composta di materia che si rigenera in continuazione, un pezzo di legno è solo una delle molteplici forme della materia. A quanto pare, però, la mia interlocutrice non la pensava così, facendo quasi coincidere il termine ateo con anticristiano (opinioni personali…). Non contenta, mi ha chiesto che cosa avrei fatto io se nei luoghi pubblici al posto del crocifisso vi fosse stato il poster di Marx o Berlusconi. Dinanzi alla mia risposta incolore, «A me non cambia la vita!», mi ha tacciato di essere intollerante nei suoi confronti. Incredibile! Quindi, secondo il suo contorto ragionamento, l’intollerante sarei io che ti permetto di appendere il tuo poster e non tu che mi vieti di appendere il mio simbolo “idolatrato”? Sono sempre convinto che se una cosa di altri non mi riguarda posso benissimo ignorarla. Se questa cosa invece la osteggio in tutti i modi, malgrado a me non faccia nessun male, significa che sono intollerante nei confronti di chi la considera importante. Se poi oggigiorno non si può neanche appendere una bandiera della pace in curva Nord al Massimino o un innocuo crocifisso alla parete di un luogo pubblico, le guerre
possono nascere ovunque e senza sosta per la tanto discussa, sempre e solo univoca, “tolleranza”.